Articolo

Grumi (memorie del cazzo)

All’interno della XIX edizione della rassegna Garofano Verde – Scenari di teatro omosessuale, a cura di Rodolfo di Giammarco, è andato in scena al Teatro Belli di Roma Grumi (memorie del cazzo), scritto dal giovanissimo Niccolò Matcovich, interpretato da Michele Balducci e Marco Marelli e diretto da Marco Maltauro. Una riflessione cruda e scarnificata sull’animo del personaggio alle prese con la propria identità, in particolare quella sessuale. Un percorso che si snoda tra i ricordi narrati e le sensazioni provate dal protagonista, gli amori e le storie passeggere, il vomito e i grumi. Il ritmo dello spettacolo risulta sostenuto grazie al linguaggio della pièce asciutto, semplice ed essenziale e agli attori che mostrano al meglio le debolezze e le sottili sfumature psicologiche del personaggio, riuscendo a non cadere in stereotipi caricaturali. Il testo è ben costruito: all’inizio i ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza sono intervallati da considerazioni sul presente, poi pian piano l’attenzione del pubblico viene posta sulla rievocazione della memoria, tra lo squallore vissuto e la paura provata in alcune situazioni per giungere poi alla crescita e al cambiamento. Trasformazioni non sempre positive e appaganti, cariche di angoscia e spietatezza, fino all’inaspettato finale.

Grumi non è soltanto uno spettacolo sull’omosessualità in sé, per quanto alcune descrizioni siano violente e d’impatto, ma sulla smaniosa ricerca della propria sessualità. La strada che conduce alla consapevolezza è simile e differente per ognuno: le incertezze, le paure, i traumi, la fuga costante dall’isolamento e da sé stessi, per arrivare alla fine a comprendere che da un certo tipo di solitudine non si può fuggire.