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Favino servo per due padroni al Politeama

Un Pierfrancesco Favino “servo per due” strabiliante al Politeama di Catanzaro. Tra lazzi ed equivoci, una completa immersione nella commedia dell’Arte

È andata in scena sabato 13 e domenica 14 febbraio presso il Politeama di Catanzaro la commedia Servo per due, tradotta dall’inglese One Man. Two Guvnors di Richard Bean e riadattata all’interno di un progetto messo insieme da Pierfrancesco Favino, Paolo Sassanelli, Marit Nissen e Simonetta Solder. La pièce, realizzata da Bean per il National Theatre di Londra, ci riporta all’interno della tradizione teatrale italiana, essendo, infatti, One Man. Two Guvnors rivisitazione de Il servitore di due padroni, commedia che Carlo Goldoni scrisse nel 1745, in forma di canovaccio, per l’attore Antonio Sacchi.

servo per due

Foto di Antonio Raffaele

Il personaggio goldoniano di Truffaldino fu, negli anni, riportato in scena numerose volte. La più celebre nel 1947, al Piccolo teatro di Milano, da Strehler in Arlecchino servitore di due padroni. La commedia, dopo il passaggio per la comicità inglese, torna in Italia con la regia degli stessi Favino (Pippo) e Sassanelli (Alfredo).

Mutata è l’ambientazione: dall’Inghilterra anni Sessanta si passa alla conformista e fascista Rimini degli anni Trenta. Qui, nella piccola cittadina emiliana, Pippo vaga, da buon perdigiorno, alla ricerca di una qualsiasi forma di occupazione che gli possa permettere di guadagnare quattro soldi e procacciare così qualcosa da mettere sotto i denti. Fortuitamente riesce a trovare una soluzione in Rocco, giunto in città per concludere il suo affare matrimoniale con Bartolo, padre di Clarice (sua promessa sposa). Peccato però la ragazza creda che il suo futuro sposo sia morto e che nel frattempo abbia contratto un nuovo fidanzamento.

Diventare servo di Rocco è per Pippo un’ottima occupazione, non sufficiente però a soddisfare i suoi bisogni. Così, incontrato il forestiero Ludovico, decide di dispensare – a insaputa del primo – i suoi servigi anche a un secondo padrone. L’incapacità e la cialtroneria nel servire i due padroni, legati a loro volta da un insolito rapporto, creeranno un’infinità di equivoci e inganni. Eppure Pippo, nonostante la sua indolenza, ci prova a destreggiarsi tra missive da consegnare, pranzi da servire e camicie da stirare. Il risultato è però un disastro e ogni sua azione si tramuta in una rocambolesca e ridicola avventura. Ingordo e pasticcione il suo chiodo fisso resta sempre il cibo, almeno fin quando non si lascia sopraffare dall’amore per la seducente Zaira e, armato della sua faciloneria, proverà a conquistarla.

Servo per due è uno spettacolo di puro intrattenimento la cui vis comica è in parte dovuta alla continua interazione del pubblico, un coinvolgimento che determina il totale abbattimento della quarta parete.

Favino dimostra, nei panni di questo moderno e sciagurato Arlecchino, tutto il suo impegno da attore teatrale disvelando un lato comico ben costruito da movenze goffe, slanci da saltimbanco e buffonerie da clown. Del resto c’è da parte di tutti gli attori e le attrici una completa immersione nel mondo della Commedia dell’Arte: Zaira (Anna Ferzetti) con la sua procace e moderna femminilità, Clarice (Eleonora Russo) ingenua e svampita, Ludovico nel suo perbenismo borghese (Thomas Trabacchi), i due insoliti camerieri l’anziano Alfredo (Paolo Sassanelli) e Gennaro (Totò Onnis), Rocco nelle sue duplici vesti (Fabrizia Sacchi). Sono maschere riuscite tra lazzi, mimiche facciali, e movimenti in scena tra i più disparati.

Ad accompagnare l’intera rappresentazione gli intermezzi musicali, in stile avanspettacolo, del gruppo Musica da ripostiglio. La piccola orchestrina arrangia, tra una scena e l’altra, alcune tra le più famose canzonette degli anni trenta: Maramao perché sei morto, Baciami piccina, Crapa pelada, Ma le gambe, Mille lire al mese, Mamma voglio anch’io la fidanzata.

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