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Per la prima volta in Italia la pièce Camera con vista

È andata in scena il 7 e l’8 gennaio, al Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, la pièce Camera con vista, primo spettacolo in Italia tratto dal romanzo di E. M. Forster, reso celebre dall’omonimo film diretto da James Ivory

camera con vista

Camera con vista è divisa in due atti, ciascuno da cinquanta minuti circa, il primo ambientato a Firenze e il secondo in Inghilterra. La città toscana, culla del Rinascimento, è una tappa obbligatoria per i turisti di ogni epoca in viaggio attraverso l’Italia e, dunque, anche per quelli dei primi del Novecento, periodo in cui si svolge la vicenda. La particolare scenografia rappresenta i monumenti principali della città attraverso delle miniature che fungono anche da oggetti, sfondi praticabili e mobili come il Ponte Vecchio sull’Arno, pedana su cui si muovono in alcuni momenti i personaggi o la cupola di Santa Maria del Fiore, che diventa quasi un ombrellino da signora durante un amoroso scambio d’affetto. Nel secondo atto una struttura richiudibile è la casa della protagonista, foglie, fiori e grate servono per simulare un giardino.

La scena si apre a Firenze con l’aria O mio babbino caro in sottofondo. In una pensione affacciata sull’Arno si scambiano le prime battute Charlotte, un’anziana signora, accompagnatrice della giovane cugina Lucy, e altri due turisti, gli Emerson, padre e figlio ben disposti a offrire le proprie camere alle due signore per consentire loro di avere un panorama migliore. Il giovane George, silenzioso e solitario, ma passionale e sincero, si innamora della bella Lucy che, dapprima intimidita e restia, ricambia in seguito un bacio del giovane.

Nel secondo atto è passato del tempo, Lucy è tornata a casa dalla mamma nella campagna inglese e sta per sposarsi con Cecilio, ricco giovane molto attento all’etichetta e all’apparenza. Quando George, insieme al padre, si trasferisce a vivere poco lontano dalla ragazza, lei si accorgerà di non amare il suo futuro sposo, ma il giovane incontrato a Firenze e la vicenda cambia il suo corso.

Da un lato i valori legati al rispetto delle regole, della forma, dei limiti, del corretto modo di comportarsi, incarnati in particolare da Charlotte e Cecilio, dall’altro una considerazione completamente differente della società, della vita e delle emozioni simboleggiata dagli Emerson, spontanei e pronti a scardinare le convenzioni anche nei piccoli gesti quotidiani. La giovane Lucy affronta una lenta, ma inesorabile trasformazione dagli uni agli altri. L’ammirevole recitazione dei diversi personaggi riflette i valori che ognuno di loro rappresenta affettati, distaccati e caricaturali gli uni, spontanei, sinceri e autentici gli altri. La presa di coscienza della donna conduce a un cambiamento radicale, passando da una gabbia di finzione e convenzioni sociali, a cui sente alla fine di non appartenere, alla scelta consapevole e autonoma di un nuovo modo di essere, diverso, complesso, ma, forse, autentico.

Sullo sfondo, ma sempre presente nelle parole e negli animi dei personaggi è l’Italia: l’atmosfera e la cultura da osservare, i paesaggi e la natura da esplorale, il sole e la spensieratezza a cui abbandonarsi, la nostalgia e la malinconia di un viaggio irripetibile. La sapiente regia, la bravura degli attori, i costumi, l’accattivante scenografia, la scelta musicale e i giochi di luci: ogni elemento contribuisce a rendere fruibile e piacevole lo spettacolo, alternando scene di dialogo ad altre con solo sguardi, movimenti e musica, momenti particolarmente incisivi.

La traduzione e l’adattamento sono di Antonia Brancati e Enrico Luttmann, la regia è di Stefano Artissunch e gli interpreti sono: Selvaggia Quattrini, Paola Quattrini, Mauro Santopietro, Evelina Nazzari , Stefano De Bernardin, Alessandro Pala, Stefano Tosoni.

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