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Pietro Mennea – La freccia del Sud

Pietro Mennea – La freccia del SudLa miniserie targata Rai ha conquistato il pubblico raccontando la passione, la fame di vittoria e i sacrifici dell’atleta

Gli scorsi 29 e 30 marzo 2015, in prima serata su Rai1 e Rai HD, sono andate in onda le due puntate della miniserie tv Pietro Mennea – La freccia del Sud, che ha ottenuto un buon successo di pubblico con oltre 6milioni di telespettatori, raggiungendo uno share del 25% sulla seconda ed ultima puntata.

La miniserie prodotta da RaiFiction e Casanova Multimedia, nata da un’idea di Ricky Tognazzi (che ne ha curato anche la regia e la sceneggiatura assieme a Fabrizio Bettelli e Simona Izzo) è liberamente tratta dal libro La grande corsa, scritto dallo stesso Mennea con la consulenza di Manuela Olivieri, Carlo Vittori e Gianni Minà.

 

Passiamo tutta la vita a lottare contro il tempo… per capire che il tempo non esiste, corriamo solo verso noi stessi

 

Pietro Mennea

Pietro Mennea, fonte immagine

Alcuni sostengono che film di questo genere, soprattutto se trasmessi in televisione e realizzati per quest’ultima, non siano funzionali a uno scopo informatico-divulgativo, anche perché si portano dietro errori e sviste (alle volte grossolani) che non comparirebbero in prodotti realizzati con più attenzione e destinati al grande schermo. Se è vera in parte la teoria delle sviste (si pensi ad esempio all’utilizzo in questa fiction di una fiat panda, modello di autovettura nato successivamente agli anni mostrati sul piccolo schermo), è comunque da sottolineare come tali prodotti permettano di far conoscere, anche ad un tipo di pubblico più casalingo, figure d’uomini importanti proprio come quella di Pietro Mennea, figure che, altrimenti, rimarrebbero celate alle generazioni più giovani.

Sin da subito la realizzazione convince nelle varie interpretazioni: da Angelo Corelli che interpreta il protagonista bambino a Nicola Rignanese e Lunetta Savino, che oltre ad incarnare bene, rispettivamente, i ruoli di padre e madre, riescono a portare alla luce non solo la mentalità tipica del Sud, ma anche i timori e le preoccupazioni di chi è genitore; ed ancora Paolo Giangrasso, incredibilmente somigliante alla figura del giornalista Gianni Minà; per continuare con Luca Barbareschi che interpreta il ruolo del maestro Carlo Vittori: sebbene l’attore non sia granché simpatico ad un determinato tipo di pubblico, in questo caso risulta essere credibile nel ruolo di burbero intrattabile al quale poi affezionarsi; infine, ma non per ultimo, il mai deludente e sempre più coinvolgente Michele Riondino nei panni di Pietro Mennea.

Michele Riondino nei panni di Pietro Mennea

Michele Riondino nei panni di Pietro Mennea

Molto buone risultano essere anche le musiche e la fotografia, affidate rispettivamente a Paolo Vivaldi e Marco Pieroni.

Nonostante le piccole imperfezioni cui accennavamo sopra, è stata intelligente la scelta del regista e degli sceneggiatori di concentrarsi su una sola linea narrativa, anziché perdersi nelle svariate sfaccettature che un personaggio può avere. Emerge così l’ossessione e al contempo la passione per la corsa, l’essere affamati e mai paghi di vittorie − anche quando si riesce ad abbassare il record del mondo a 19”72 sui 200 metri piani (tuttora record europeo), a Città del Messico nel 1979, mantenendolo per 17 anni. Tutto questo, alle volte, porta però a spostare in secondo piano la vita privata, sacrificando molte cose; come disse lo stesso Pietro Mennea:

 

“Per la vittoria non basta il talento: ci vuole il lavoro e il sacrificio.

La fatica non è mai sprecata: soffri, ma sogni.

Più è grande il sogno e più è grande la fatica

 

Pietro Mennea è anche e soprattutto un figlio del Sud, di quel Sud che andava spopolandosi per inseguire i bagliori di una Germania in cui la vita appariva di gran lunga migliore e con più possibilità: ecco che allora viene portato alla luce il Mennea inaspettato, quello che vuole essere motivo d’orgoglio e vanto per la madre che lo immaginava dottore e non velocista. Si aggiungono sacrifici su sacrifici che lo porteranno però a conseguire ben quattro lauree e ad esercitare, a fine carriera, la professione di avvocato e commercialista.

Di certo due puntate televisive da 100 minuti ciascuna non bastano minimamente per poter far conoscere totalmente una figura così complessa, positiva e ricca d’insegnamenti quale quella di Pietro Mennea, ma un biopic realizzato in questo modo ha sicuramente il merito di centrare l’essenza di un personaggio puntando su pochi ma essenziali elementi. Una caratteristica che emerge con forza soprattutto se rapportata ad alcune serie tv dal tema drammatico-politico: spesso vengono sovraccaricate di aspettative sotto vari punti di vista, salvo poi risultare di gran lunga deludenti sia per il testo prodotto sia per le interpretazioni per nulla accettabili apparendo infine, in alcuni punti, addirittura imbarazzanti.

Se il Cinema italiano dà segni di sporadiche riprese, non disperiamo del tutto per le sue miniserie.

È possibile rivedere la miniserie Pietro Mennea – La freccia del sud su Rai.tv 

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