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2015: nel pieno dell’Età Aurea. Un anno di serie tv

Serie tv: tutto il meglio del 2015. Dalla poesia de Les Revenants alla coinvolgente riflessione sul potere de The Games of Thrones, passando per polizieschi esistenziali, satira spietata, horror brutali, fantasy/hi-tech e storie di supereroi

 

Anno 2015: assimilata la superiorità delle serie tv come cosa buona e giusta, spostiamo l’attenzione su un dibattito d’oltre oceano: lo sapete che in America fior fior di critici si chiedono se il periodo d’oro è agli sgoccioli? Ma come? Ora che il mondo affoga episodio su episodio, la critica americana già inizia a mirare le rovine dell’Impero? Visione pessimistica o lungimirante? Iniziate a farvi un’idea: personalmente – visti i lavori in ballo e i progetti che verranno – non reputo il declino imminente. Anzi.

Interessante analizzare come nel 2015 siano definitivamente cambiati i mezzi di fruizione: la tv è morta e guardare una puntata della propria serie televisiva preferita non equivale più al gesto dell’accendere il televisore. Quanti di voi guardano i propri eroi seriali sul monitor del computer? Quando e come vogliono, a prescindere che gli episodi siano in streaming o illegalmente scaricati. Per non parlare della varie piattaforme – Netflix docet – impegnate ad offrire a pagamento su svariati dispositivi – tablet, smartphone e computer – tutti gli episodi delle serie scelte, abbattendo così la pausa settimanale tra un episodio e l’altro. Lo chiamano Bingewatching: una clamorosa ubriacatura seriale. Arrivati a questo punto di consumo è molto interessante vedere come la questione evolverà, soprattutto in Italia. Oltre i servizi streaming on demand, anche i network “classici” hanno cambiato le loro politiche. Pensate ai format che hanno spianato la strada all’Abbondanza: Lost, House M.D., C.S.I. Ogni stagione composta da minimo 22 episodi. Pensate ai nomi di maggior successo attuale: 10 episodi HBO per Game of Thrones, 16 – con pausa di mid season però – di The Walking Dead. Fate due conti e non vi sorprendete della mole di consumo visivo che riuscite a fagocitare.

Andiamo alla polpa. Eccovi serviti dei piccoli capitoli (molti di questi contengono più di un nome e non avete idea di quello che ho tagliato a malincuore) in cui vi presento le realtà seriali che più mi hanno entusiasmato nel 2015.

Siamo proprio nel pieno dell’Età Aurea, ripetete quindi insieme a me, lentamente: bingewatching.

Capitolo 1: Les Revenants, i fantasmi della nostra anima

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La serie più bella del 2015. Fine dei giochi. Dopo il boato della prima stagione datata 2012 abbiamo dovuto attendere parecchio per il seguito del capolavoro francese, visto soprattutto lo sconcertante finale. Tante ancora le domande, i misteri aperti e il legame con i personaggi mai affievolitosi. Cosa succede nel paesino delle Alpi francesi dove alcuni morti ritornano alla vita? Non come gli zombi super inflazionati di adesso: semplicemente come se niente fosse accaduto, ancora con gli abiti puliti del giorno della loro dipartita, cercando di rimettersi in contatto con chi hanno amato, mentre oscure presenze germinano nel bosco e i fondali del lago nascondono anch’essi qualcosa di preoccupante. Pur non potendo contare sull’innovazione dell’esordio, Les Revenants in questi ultimi episodi cresce gradualmente sfociando in uno dei finali più belli mai visti (con annessi dibattiti a non finire): poesia purissima. Impeccabile dal punto di vista tecnico, Mogwai alla colonna sonora (!!!) e cast meritevole di standing ovation eterna. Per suggestione, classe, e soprattutto concezione, Les Revenants è stata la perla dell’annata. Manifesta superiorità. Vedere per credere.

Capitolo 2:  Sense8, una connessione emotiva

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Capolavoro Netflix N.1.

I fratelli Lana e Andy Wachowsky – sì, quei genietti dietro Matrix – creano una serie in cui molte delle loro fisse riprendono forma: la connessione, l’effetto della tecnologia sulla nostra vita e la percezione di una realtà diversa. Più che la struttura fantasy⁄hi-tech (dove i due giganteggiano) ci ha legato fortemente a Sense8 il lavoro sulla dimensione umana degli otto protagonisti. La carica drammatica ed empatica è pari a poche. Parecchio esplicita (soprattutto dal punto di vista sessuale), tra sequenze mozzafiato e momenti di puro struggimento ecco il prototipo del prodotto perfetto.

Capitolo 3: Narcos, un perfetto dosaggio

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Capolavoro di Netflix N.2.

Una serie in cui ogni elemento è tagliato alla perfezione. Permettetemi il gioco di parole poiché Narcos racconta – tramite la voce del poliziotto della DEA che gli ha dato la caccia – le malefatte del Padrino Pablo Escobar, il più grande spacciatore di droga della storia. Gomorra + Blow + Zero Zero ZeroTutto magnifico. Una cura dei dettagli con pochi paragoni e precedenti. Non fatevi prendere dal vizio.

Capitolo 4: Mad Men, The End Of An Era

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Vi sembrerà eccessivo, ma la sua conclusione ha rappresentato davvero la fine di un’era. Nel 2015 è andata in onda sulle reti AMC la seconda parte della settimana stagione di Mad Men , ovvero i setti episodi d’addio. In America Mad Men è considerato uno di quei rari fenomeni televisivi capaci effettivamente di cambiare il background del paese, diventando fenomeno artistico, sociale e culturale. Finiti gli elogi, i premi e gli encomi unanimi, sono iniziati i corsi nelle più prestigiose università in cui si mostra come Mad Men sia di una grandezza e composizione unica. Le vicende attorno ai tormenti pubblicitari e umani di Don Dreaper hanno travalicato la cornice storica degli anni ’60 arrivando a trattare tematiche universali. Per quanto si possa odiare Don Dreaper fate attenzione: lui è la parte più oscura della nostra anima lanciata a folle velocità. Leggermente inferiore alla quinta (per molti l’Eccellenza) la settima stagione è il degno finale di quello che il sottoscritto reputa sotto svariati aspetti la più grande serie mai realizzata.

Capitolo 5: River, la fredda follia di un poliziotto

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Graditissima sorpresa è stata River. La BBC fa le cose per bene. Sempre. L’attuale situazione seriale permette ad attori di notevole blasone di ritagliarsi il loro angolo di paradiso. Qui tocca al mitico Stellan Skarsgård  esaltare il suo talento nel ruolo del poliziotto John River. Siamo innanzi a un poliziesco che usa  il genere per narrare situazioni ben più esistenziali e profonde, alla True Detective insomma. Inizialmente infatti appare tutto normale: River e la partner Jackie Stevenson chiacchierano durante un appostamento. Ecco il primo shock: non c’è nessuno insieme a River. La Stevenson è stata uccisa durante un caso e River è rimasto talmente scioccato dall’accaduto che da quel momento inizia ad avere “delle manifestazioni” (come dice lui stesso alla psicanalista) delle persone morte durante i suoi casi. E non solo. Una serie fredda, dolente, sostenuta da colpi di scena implacabili e il talento di Skarsgård impegnato a plasmare senza ombra di dubbio il personaggio maschile più affascinante e complesso dell’annata. British Style sempre ai vertici.

Capitolo 6: Halt and Catch Fire, l’avvento delle macchine oscure  

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Halt and Cath Fire è tra le due o tre serie più belle del 2015. Assolutamente. Parlare e analizzare i complessi meccanismi umani –  amore, ambizione, gelosia, rivalsa – usando come pretesto le società di computer degli anni ‘80. Il titolo deriva dalla funzione del linguaggio macchina Assembly con cui arrestare i processi di un computer. Impostazione alla Mad Men, personalità oscure come in Breaking Bad (sempre su AMC siamo) e cura del dettaglio alla Netflix. Qui siamo di fronte a un bivio: se la amate la amate come nessun’altra. Altrimenti, spegnete il computer.

Capitolo 7: BoJack Horseman & Ash Vs Evil Dead, divertirsi sapientemente

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Povero amato BoJack: da star di sit-com anni ’90 a relitto alcolizzato in totale fase di disfacimento. Un ex idolo delle masse ridotto a caricatura degradata completamente paralizzata in passato magico che non esiste più. Ah, qualora non lo abbiate capito BoJack è un cavallo antropomorfo in un mondo popolato da esseri umani e suoi simili animali. Non lasciatevi destabilizzare: il prodotto Netflix è geniale. Una confezione di spietata satira allo showbiz, condita con momenti esilaranti per un complesso ben più drammatico. Siamo a cavallo, insomma.

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L’emittente Starz – dopo aver portato alla luce format discutibili – ha fatto la gioia di una legione numerosissima di fan de La Casa producendo un seguito delle avventure di Ash Williams. Coinvolgendo il duo vincente Raimi-Campbell ecco il nostro beniamino rifare i conti con i demoni contenuti nel famigerato Necronomicon. Mezz’ora di splatter, risate e intrattenimento: la magnificenza. C’è spazio anche la rediviva Lucy Lawless. Fate un monumento subito a Bruce Campbell. Mito vero.

 

Capitolo 8: Daredevil & Jessica Jones, dura la vita dei supereroi

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È tempo di eroi. Meglio: di supereroi. Tra cinema e tv ne siamo sovrastati e in molti casi siamo di fronte a lavori abbastanza banali e adolescenziali. Fortunatamente Netflix (sempre loro, guarda un po’) fa con Daredevil e Jessica Jones (più con il primo) ciò che il buon Nolan ha fatto con il Cavaliere Oscuro: un’opera matura, complessa, profonda, capace di miscelare perfettamente intrattenimento e drama, rendendo realistici i personaggi. Dal punto di vista tecnico – soprattutto per la fotografia – rasentano la perfezione e moltissime sequenze e ambientazioni vanno contemplate in silenzio. Ovviamente, tutto il resto non è da meno, soprattutto per i cattivi: mastodontico Vincent D’Onofrio aka Kingpin e il sempre magnifico David Tennant aka Kilgrave. Nell’attesa degli annunciati seguiti pieni di tanta roba – Punisher, Elektra e compagnia bella – e cross over , godiamoci la miglior rappresentazione extra-comics del mondo dei supereroi.

 

Capitolo 9: Penny Dreadful, sanguinario gotico vittoriano

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I penny dreadful erano gli opuscoletti di taglio orrorifico stampati nell’Inghilterra del XIX secolo. Grazie a questa serie l’horror televisivo può fregiarsi del compimento più maturo, intenso e ovviamente brutale, superando di parecchie spanne rivali ben più scontati come American Horror Story. L’ambientazione e il contesto letterario fanno la differenza: siamo nella Londra Vittoriana criminale e tetra popolata da tutti i mostri e i cattivi della letteratura gotica, romantica e horrr. Una Lega degli Uomini Straordinari che vede nelle due stagioni nomi del calibro di: Lupo Mannaro, Dorian Grey, Frankestein e creature, Streghe, Diavoli e Possedute e altri tipetti ben poco raccomandabili. Tutti bravissimi, dal grande Timothy Dalton a Harry Treadaway, ma non credo esistano aggettivi per classificare la magnificenza di Eva Green. Amore sconfinato.

Capitolo 10: Vikings, un freddo mortale  

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Caro Ragnarr fino a dove vuoi arrivare? Non vi fate troppe domande. Già dalla suggestiva sigla si capisce che History ha creato una serie perfettamente riuscita a prescindere dalla marcata ambientazione storica. Siete tipi esotici? Adorate il sole e il caldo? Solamente leggere il mese di dicembre sul calendario vi fa rabbrividire? Non ve ne frega nulla delle gesta vichinghe? Ripeto: non fatevi troppe domande. Seguite Ragnarr e co. tra battaglie, tradimenti, sesso, violenza, conquiste oltremare e colpi di scena in feroce salsa nordica. Divorerete gli episodi delle tre stagioni con fame degna di un barbaro. Copritevi bene.

Capitolo 11: Game of Thrones, cronache di un fenomeno incontrastabile  

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(Attenzione: Spoiler!!!)

 

Primo punto: la quinta stagione di Game of Thrones mi è piaciuta. Pure parecchio. Secondo punto: vorrei fare un appello basato sulla mia esperienza personale. Non vi piacciono le storie con draghetti e maghi? Il fantasy lo schifate come una puntata di Uomini e Donne? Quegli universi paralleli medioevali pieni di battaglie e cavalieri non hanno la minima presa su di voi e ciò ha fatto sì che non abbiate mai visto una puntata di Game of Thrones? Bene. Siete ancora in tempo per recuperare. Non fatevi condizionare da questi pregiudizi di genere e ambientazione: sono solo dei pretesti narrativi. Game of Thrones è molto di più. È la più lucida, spietata e coinvolgente riflessione sul potere che si possa leggere attualmente. Il Trono di Spade non è un oggetto: rappresenta un fine, una condizione mentale, un chiodo fisso nel cervello, un obiettivo da raggiungere con ogni mezzo umano e non. Sì, certo, ci sono degli elementi legati al fantasy, ma Martin è stato magistrale a dosarli nella maniera più cauta e funzionale, senza sminuirli a intrattenimento facile. La sua è un’opera politica, non fantasy. Senza dilungarmi sullo spessore dei personaggi, sui colpi di scena, sulle sorti del mio caro Jon Snow e sulle differenza presenti e future tra libro e serie – ci vorrebbero altri sette articoli – ci tengo solamente a consigliarvi di vedere la serie, andando oltre gli iniziali preconcetti e scetticismi. Io stavo per fare il vostro stesso errore. Perdendomi una bellezza immensa e gelida.

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