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Un mese importante per gli (AllMyFriendzAre)DEAD

(AllMyFriendzAre)DEAD sulla cresta dell’onda: la Turbo Rock’n’roll band pubblica il terzo disco inedito, Wonders from the grave

Quando si parla di Rock’n’roll alla vecchia maniera, di quel sound old school potente e travolgente capace di trasmettere adrenalina e voglia di perdersi in un interminabile pogo da concerto, si ha difficoltà ad immaginare lo scenario italiano, abituato storicamente ad altre tradizioni sonore e modalità di partecipazione ai live. Nonostante ciò, esistono ancora band nostrane (e coraggiose) che portano avanti questo discorso artistico in controtendenza alle mode spinte dall’industria discografica. E così, dalla punta estrema dello stivale del Bel Paese, precisamente da Reggio Calabria, arriva il terzo disco dei (AllMyFriendzAre)DEAD, intitolato Wonders from the grave, realizzato in coproduzione con la Overdrive Records ed il supporto di LamorfaLab Studio Creativo.

(AllMyFriendzAre)DEAD

La line up è composta da FranTz (voce), Succo (batteria), MeltedMan (basso), El Pez (chitarra, voci), Gicass (chitarra, voci), Elmore Penoise (chitarra, tastiere, voci). In merito alla nuova produzione gli (AllMyFriendzAre)DEAD affermano:

«Il disco vuole essere un punto importante per la band, come ogni terzo disco, fissando l’approccio diretto, quasi fisico, con la musica e la crescita in fase compositiva acquisita nei quasi 10 anni insieme».

(AllMyFriendzAre)DEAD

Dodici brani accuratamente posizionati per una riproduzione fluida e un ascolto sempre vivo e attento che dà luce a un genere classificabile come Turbo Rock’n’roll: un mix di sonorità che passa per gli anni ‘50 di Elvis Presley, il Rockabilly di Chuck Berry, il Punk degli anni ’70, fino ad arrivare a punti di contatto con il grunge degli anni ‘90, i Foo Fighters e Pearl Jam, approdando a drumming di batteria  di stampo New Metal alla Sysytem of a down, il tutto ricamato su scenari da film Tarantiniani.

La band ci fornisce una chiave di lettura e un piccolo commento per ogni brano:

  • Alice in Wonderbra: un pugno in faccia per difendere Alice dalle costanti accuse di ritardo perché le cose si fanno esattamente quando vanno fatte, e vanno fatte bene.
  • Shake My Sheep: una richiesta di aiuto direttamente dalla pit in cui Satana potrebbe non essere così cattivo come lo si dipinge.
  • Shot from the Ceiling: “tutti gli artisti sono morti, oramai è troppo tardi. Sei davvero interessato a chi cerca solo la fama?”, poi un colpo disperato dal soffitto e non vale più la pensa pensarci.
  • Do You Believe It?: il primo singolo dell’album si muove tra le linee guida del garage rock e le aperture armoniche dal sapore grunge in cui si oltrepassa il tempo che scorre inesorabile ed è sempre meno disposto ad aspettarci. “Credi che sia una buona idea?”
  • Hello Spanking: l’amore è amore ed in quanto tale va rispettato. Il rispetto è il rispetto e dovresti saper cosa rispondere se ti si chiede “Sei serio quando parli così di me?”
  • Surf Service: il brano più surf’n’roll dell’album. Caldo, carico, brutalmente estivo ed assolato come la Calabrifornia in cui può succedere tutto ed il contrario di tutto “…in the sun my gold surf ride and my queen got a criminal attitude”.
  • Too old for the City, too young for the Hell: “Open your eyes! Imagine me older…”, il brano è cadenzato e tiratissimo, un brano turbo rock’n’roll che spiega bene chi sia la band e che intenzioni abbia quando tra gli intrecci di chitarra pretende che gli siano raccontate le meraviglie di trovarsi nella tomba in cui si riposa senza pace (comunemente detta “vita”).
  • Belzeboobs: il diavolo, sempre lui! Un brano dalle tinte rockabilly per evitare colui che è sempre pronto ad affascinare e trarre in inganno chiunque si avvicini per fotterlo, fotterlo e poi fotterlo ancora un po’.
  • Jackie Treehorn: è il brano strumentale dell’album, siamo nel pieno delle indagini di cittadini chiaramente coinvolti in crimini quotidiani tra ritmiche sincopate e linee di basso accusatorie e senza mezzi termini.
  • Too Drunk to Fuck: un omaggio della band al classico dei Dead Kennedys, band di riferimento per ogni rocker che così voglia definirsi.
  • A Killer also known as God: una ballata notturna, densa di fumo proveniente dall’oblio di qualche bar nascosto in un vicolo di città in cui un qualcuno si presenta in qualità di angelo e qualche altro risponde “Get away from here!”
  • Whoopy Groupie: “che ne pensi di questo disordine?”, un riff figlio bastardo di Keith Richards accompagna il brano di chiusura dell’album in cui un Cristo nazista che gioca a far paura deve essere mandato a fare in culo senza mezzi termini: “another treasure lost… another fucking ghost”.

Un ottimo disco che dimostra professionalità e coesione artistica all’interno della formazione che, con gran maestria, ha fuso generi musicali eterogenei e poco immaginabili in una struttura canzone.

Album tracklist:

01 – Alice in Wonderbra

02 – Shake my Sheep

03 – Shot from the ceiling

04 – Do You Believe It?

05 – Hello Spanking

06 – Surf Service

07 – Too old for the city, too young for the Hell

08 – Belzeboobs

09 – Jackie Treehorn

10 – Too drunk to fuck

11 – A Killer also known as God

12 – Whoopy Groupie

Soundcloud: https://soundcloud.com/overdriverec/sets/allmyfriedzare-dead-wondes/s-PtO9U

Spotify: https://play.spotify.com/artist/6UObAi4mPYH3BvgieH4ibe

 

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