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Thom Yorke e “Subterranea”: genialità o follia?

Thom Yorke incide un brano lungo 18 giorni per sonorizzare la mostra “The Panic Office” di Stanley Donwood, inevitabili le perplessità

L’universo musicale radioheadiano capitanato da Thom Yorke non è mai stato di semplice comprensione, ragion per cui da circa trent’anni vi gravitano attorno adepti dall’udito fine, più che ordinari ascoltatori, adatti a recepire la composizione ostica e inclini alla ricerca viscerale di un plus all’interno delle canzoni che la band inglese da sempre propone.

Questa volta, però, l’occhio di bue non è puntato sull’intera formazione, ma si parla specificamente del frontman Yorke che, negli ultimi giorni, è tornato sulle scene in una maniera del tutto anticonvenzionale che ha lasciato attoniti i followers di tutto il mondo.

Una colonna sonora lunga 18 giorni, esattamente 432 ore di musica no Stop, intitolata Subterranea e in cui nessuno dei 25.929 minuti è uguale all’altro.

Una miscela di suoni ambientali e sperimentali in continua evoluzione, paste sonore e scenari futuristici fusi in un’unica opera scritta ad hoc per esser riprodotta da tre livelli acustici differenti «i bassi tuonano dal pavimento, i medi echeggiano tra le pareti, mentre gli alti piovono dal soffitto», come spiega Thom Yorke in un comunicato.

L’ambiziosa e, probabilmente, folle composizione nasce per sonorizzare “interamente” la mostra dell’artista e amico Stanley Donwood che si terrà a Sydney (Australia) fino al 6 Giugno: The Panic Office racchiude 25 anni di opere partendo dalle copertine e gli artwork dei Radiohead, passando ai lavori da solista di Thom YorkeThe Eraser (2006), Amok insieme agli Atoms for Peace (2013), Tomorrow’s Modern Boxes (2014) e numerose stampe inedite e installazioni che lo hanno reso noto.

yorke

Thom Yorke

Cosa può spingere un artista a comporre un brano che duri più di mezzo mese di fila: una manovra commerciale? No, dato che probabilmente non sarà mai messo in circolazione per difficoltà di riproduzione e di ampiezza del file; erostratismo? Certo è che i posteri non dimenticheranno la canzone che si aggiudicherà il guinness dei primati come composizione più lunga al mondo e difficilmente questa goliardica impresa cadrà nell’oblio; sarà forse per follia, megalomania? O semplicemente per pura amicizia? Potrebbe infatti trattarsi di un modo idilliaco e d’altri tempi (sicuramente fuori da tutti gli schemi) con il quale Thom Yorke abbia inteso omaggiare il fedele compagno di viaggio Stanley Donwood che da oltre venti anni rende i dischi della band una vera e propria opera d’arte da scoprire minuziosamente in ogni sua piccola parte (la collaborazione tra i due nacque durante la preparazione di The Bends  nel 1994).

Ancora pochissimi giorni prima della conclusione: amici australiani, non perdete questo evento!

Il video seguente contiene uno spezzone della mostra audiovisiva “The Panic Office”:

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