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“Stairway to heaven”, un orgasmo musicale

Il capolavoro dei Led Zeppelin, tra dolcezza e violenza

imageÈ impressionante come canzoni scritte decine e decine di anni fa riescano ancora ad avere una forza terrificante. Questo è il caso sicuramente di “Stairway to heaven”, canzone pubblicata dai Led Zeppelin nel 1971, scritta dal chitarrista Jimmy Page e dal cantante Robert Plant, sicuramente tra i primi dieci brani più importanti della storia della musica rock. Il testo della canzone è parecchio nebuloso ed ha contribuito a creare diverse leggende attorno alla canzone: ce n’è una in particolare secondo la quale il pezzo sarebbe un vero e proprio inno demoniaco. Una parte del testo parla di due strade diverse che si possono intraprendere e, proprio in quel punto, ascoltando la canzone al contrario Robert Plant sembrerebbe pronunciare delle frasi di elogio a Satana. Una semplice coincidenza? O un caso di pareidolia acustica, secondo la quale l’interpretazione di alcuni suoni in frasi è forzatura del nostro subconscio? I Led Zeppelin hanno sempre negato di aver inciso volutamente messaggi subliminali sulle loro canzoni, eppure il chitarrista Jimmy Page ha sempre avuto un forte interesse nei confronti dell’esoterismo, ed ha ammesso di essere un ammiratore di Aleister Crowley, da alcuni considerato il fondatore del moderno occultismo e da altri fonte di ispirazione per il satanismo. Di sicuro, il testo di “Stairway to heaven”, scritto dal cantante Robert Plant, è ispirato a “Magic Arts in Celtic Britain”, scritto da Lewis Spence, un poeta e giornalista esperto in occulto (ma guarda un po’!). Ed ecco, così, spuntare nel testo, oltre a riferimenti alchemici del tramutare la materia in oro, elementi presi da Spence come un “pifferaio” (“piper”), la “regina di Maggio” (“Queen May”), il “trambusto nella siepe”  (“bustle in your hedgerow”). Il testo sembrerebbe alludere ad una sorta di ricerca di una spiritualità ma, mentre l’ascoltatore cerca di afferrare le frasi pronunciate da Plant, esse sfuggono come “anelli di fumo attraverso gli alberi” (“rings of smoke through the trees”), rifugiandosi  in un arrangiamento sontuoso.  Dal punto di vista musicale il brano è una sorta di suite, composta da diversi movimenti: parte calma e dolce, con una chitarra e un flauto che accompagnano la voce di Plant, per poi crescere e salire di intensità in una sezione finale hard rock. Come un’onda del mare che si gonfia prima di andare ad infrangersi su una spiaggia, la canzone si carica sempre di più di strumenti ed energia: entrano la batteria e le chitarre elettriche, che trasformano quello che poteva sembrare un pezzo folk prima in un pezzo rock e poi in un brano hard rock, dando comunque una sensazione di continuità. Arriva l’assolo di Plant ed eccola, l’onda è ormai gonfia, gigantesca, così enorme da non avere la forza per non esserne trascinati via. La malinconia ha lasciato spazio al sogno, il sogno alla rabbia: Plant comincia a gridare, è il gran finale. Nessuno mi toglie dalla testa che questo pezzo abbia la struttura di un orgasmo, di un rapporto sessuale: inizia infatti dolcemente, come un bacio, acquista poi un certo ritmo per aumentare di intensità fino ad una violenta accellerata finale, condita da  chitarre distorte e grida.  “And she’s buying a stairway to heaven”. Robert Plant pronuncia piano queste parole prima che la canzone finisca, prima che finisca la dolcezza, prima che finisca la violenza, prima che le orecchie dell’ascoltatore finiscano di fare l’amore con questa canzone.

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