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Shadow Line: il sound che varca la linea d’ombra

Li avevamo lasciati con Fast Century, un po’ imberbi, alle prese con sonorità tra il brit pop e l’indie rock. Gli Shadow Line tornano ora più maturi e presentano il loro secondo lavoro discografico: I giorni dell’idrogeno (ModernLife-Audioglobe).

La prima svolta evidente è quella dei testi, ora in italiano: una scelta che permette a questi quattro giovani romani di sfruttare di più le possibilità espressive della lingua. La seconda riguarda il sound, rinnovato e contaminato, reso più intenso dall’ispirazione post rock e alternative inglese anni ’90.

La linea d’ombra è superata, non c’è più il timore di varcare la soglia. Conrad commenterebbe :  “Quel senso di vacuità della vita che mi aveva reso così irrequieto negli ultimi mesi perse la sua amara ragione d’essere, la sua malefica influenza, dissolvendosi in un fiotto di emozione gioiosa.” I giorni dell’idrogeno sono appunto quelli del cambiamento, della trasformazione epocale che stiamo vivendo un po’ tutti. E i testi delle otto tracce dell’album parlano proprio di questo mutamento, senza però cadere nella malinconia né tantomeno nell’autocommiserazione. Gli Shadow Line, abituati a fare un po’ “quello che ci piace” non vogliono dare lezioni, non si pongono come profeti della generazione precaria: semplicemente, propongono un esempio di come si possa ancora esprimere il proprio punto di vista. Un esperimento in definitiva ben riuscito, godibile, che aggiunge al panorama indie romano un progetto da continuare a tenere d’occhio.

Linda Pietropaolo