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Nostalgia o riscoperta del vinile?

vinili-570x300Ogni epoca rimpiange il passato, disprezza il presente, spera nel futuro. Ogni epoca ha proprie caratteristiche: siano artistiche, economiche o sociologiche. Come sottofondo a grandi cambiamenti storici o periodi di stasi, ogni età  ha certamente ascoltato la sua colonna sonora. Giovani fan, critici maturi e fedeli ascoltatori di (auto)radio si sono susseguiti tra il più puro rock’n’roll, il punk, la new-wave, la dance, il pop, il grunge, la musica elettronica, classica, folk, (quest’ultimo casa di noti cantautori, poeti moderni).
L’epoca odierna rende fruibile all’ennesima potenza la scelta di musica. Viviamo costantemente sopraffatti da armoniose suonerie di cellulari, ci isoliamo grazie alle cuffie dei nostri lettori mp3 tascabili (gli ‘iPod’ tra i più celebri) e vicino ad ogni scrivania c’è una radio, un lettore cd, addirittura impianti stereo con ingresso usb. Per non citare i download, più o meno legali, o le librerie iTunes (o simili), i programmi streaming (come Deezer, SoundCloud, GrooveShark, Napster o  Spotify) e non ultimo il facile accesso a YouTube. Insomma, oggi la musica è data forse per scontata e corriamo il rischio di esserne assuefatti, di non riconoscerne la bellezza. A guadagno della quantità, perdiamo probabilmente la qualità.
Durante il secolo appena passato, però, è bene ricordare che la musica era il vinile.
Per i tecnici è cloruro di polivinile, dove viene inciso un microsolco, creando così uno stampo per mezzo del quale un apparecchio riproduce il suono delle vibrazioni tramite impronta. Per i più pratici, è chiaro che si tratti di quel disco scuro, grande (il ‘33 giri’) o più piccolo (‘45 giri’).
Possedere un vinile di Elvis Presley o dei Beatles non era così facile come cliccare su uno schermo ‘scarica’ o su un tasto ‘riproduci’: avere un vinile in mano, estrarlo dalla custodia (talvolta cover di esemplare grafica artistica, rimaste nell’immaginario comune), posizionarlo sul giradischi, alzare il braccio meccanico e dirigere la sensibile puntina sull’inizio del solco era una vittoria, una conquista. Era l’inizio di un momento di aggregazione spesso, dato che non era un acquisto per tutti. Genitori e zii possono essere testimoni delle riunioni a casa dell’amico con l’ultimo disco, per ascoltarne la melodia, per seguirne i testi, per cercare di ricavarne gli accordi della chitarra. La musica entrava così in una dimensione fisica, tangibile, concreta.
Vinili-e-cd-arriva-il-giorno-della-riscossa_h_partbPerché ricordarlo oggi? Semplice nostalgia, rimpianto? No, o almeno non solo.
Infatti negli ultimi anni si è ravvivato il dibattito tra gli addetti di musica, collezionisti, venditori o semplici appassionati sul crescente acquisto ed uso del vinile. Dopo la netta assenza durante gli anni ’80, gli anni della cassetta, e sopravvivendo ai ’90, quelli del compact-disk, il vinild sta facendo la sua ricomparsa a piccoli passi, insinuandosi negli anni Duemila, che comunque segnano un dominio incontrastato del digitale. Così, stando ai dati dell’International Federation of Phonographic Industry (IFPI), dal 1981, anno d’oro con un miliardo di vendite, all’annus horribilis 2006, con 36 milioni, la tendenza è in aumento fino ai 70 milioni di vendite del 2009, ai 113 del 2011, fino ai 171 del 2012. Un dato costantemente in crescita nell’ultimo biennio, tanto da far arrivare alla ribalta la data della terza settimana di aprile, in cui è stato proclamato, a partire dal 2008, il Record Store Day, un giorno interamente dedicato ai fanatici del rock e dintorni, ingolositi da edizioni speciali o ristampe di rare pietre miliari in cd o vinile appunto.
Nostalgici o no, anche molti giovani ne sono attratti: tanto per seguire una moda forse passeggera, quanto per dare una nuova dimensione a quei vinili polverosi che le librerie di famiglia custodiscono gelosamente. Liberi di spulciare nei mercatini dell’usato o nei superstore commerciali: ne è un caso lampante l’ultimo lavoro dei Daft Punk, musica elettronica dal sapore più vintage e meno techno, sul mercato da maggio, che ha segnato il record di vinile più venduto dal 1991.
Sarà il momento di crisi che porta a riscoprire abitudini in disuso dal passato, sarà la voglia di conoscere le radici della musica che ascoltiamo tutti i giorni, a ogni modo sono dati che danno fiducia per il prossimo futuro. Speranza che serve, epoca per epoca. Lunga vita al vinile, allora.

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