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No Secondary Ticketing: Slow music e nuove normative

Barley Arts – insieme ad esponenti della musica, della politica e del diritto – ha proposto le soluzioni per arginare il fenomeno del Secondary Ticketing

Secondary Ticketing

Era il nove novembre scorso quando, a partire dalla diffusione della video-inchiesta delle Iene, è scoppiata in Italia la bomba mediatica sul Secondary Ticketing. Da allora, Barley Arts, una delle più importanti agenzie italiane di promozione e organizzazione di concerti e show, – capitanata dal suo fondatore Claudio Trotta – si è messa in prima linea nella lotta al bagarinaggio, culminata nella conferenza che si è svolta ieri a Milano presso il Teatro Franco Parenti.

Non ci soffermeremo a descrivere il fenomeno in sé, al quale la stampa nazionale e internazionale ha dato un esaustivo risalto. Ricordiamo solo che si parla di un mercato, il cui giro d’affari – secondo alcune ricerche – varrebbe circa 8 miliardi di dollari (più del business della cocaina). I dati interessanti emersi dall’incontro pomeridiano sono tutti relativi alle possibili soluzioni per bloccare il fenomeno, che per semplicità e chiarezza riassumeremo in un elenco:

  1. Biglietto nominale per legge: allo stato attuale il biglietto nominale è facoltativo (si veda l’esempio del Teatro alla Scala). Una legge ad hoc farebbe diventare questa clausola obbligatoria. Vantaggi: maggiore tracciabilità. Svantaggi: costi più alti.
  2. Maggiore esposizione degli artisti: gli artisti stessi, che vivono principalmente di live, dovrebbero tutti impegnarsi nella lotta contro il Secondary Ticketing. Interessante, in questo senso – come fa notare Giampiero Di Carlo (editore Rockol) -, il gesto di Chance The Rapper.
  3. Codice Etico: parlare, comunicare, ma soprattutto denunciare, in attesa che vengano approvate le nuove norme.
  4. La musica come cultura: tornare ad investire nella musica, intesa come una delle più antiche espressioni culturali e non come mero intrattenimento.
  5. Applicazione del Dynamic Pricing: nato all’interno del mercato di internet, è regolato da algoritmi che stabiliscono il fluttuare del prezzo rispetto alla tariffa base che aumenta o diminuisce a seconda delle condizioni di mercato (domanda-offerta).
  6. Massima trasparenza: atta a superare tutto il nero legato ai live. Sarebbe importante, perciò, rendere noti gli incassi e le divisioni in percentuali. Musicisti, produttori, locali, giornalisti: tutti dovrebbero metterci la faccia.
  7. Slow Music: tornare ad una concezione della musica impegnata e di un certo spessore. Pensando alla qualità dei concerti e non ai sold-out.

“Siamo noi organizzatori i principali responsabili e attori di questa partita insieme a chi canta, a chi deve fare le leggi e a chi le deve far rispettare”, afferma Claudio Trotta nel discorso conclusivo. Rigido nei confronti delle major che, a suo parere, sono “la morte e l’omologazione verso il basso della musica”, ha inoltre richiesto la partecipazione attiva di Assomusica e Siae in questa lotta.  E prosegue: “Nulla è difficile se lo si vuole. Non è difficile fare delle leggi, applicarle e fare in modo che ci sia innovazione, controllo e rispetto delle regole. I consumatori e il pubblico sono fondamentali. C’è un concetto troppo diffuso di illegalità e il Secondary Ticketing è uguale alla pirateria”. Quali soluzioni adottare, quindi? “Bisogna fare pressione sui governi europei – conclude Trotta – per ottenere leggi chiare e nuove. Chiunque fa il Secondary Ticketing va punito penalmente ed è necessaria la creazione del biglietto nominale”.

“Non credo che gli artisti possano continuare a rimanere estranei a tutto ciò. 

Limitandosi a scandalizzarsi invocando l’alibi della inconsapevolezza.

Non possiamo interpretare artisticamente emozioni, dolori ed entusiasmi di persone che poi, anche a causa del loro entusiasmo nei confronti della nostra arte, vengono sfruttate e truffate.

Il nostro lavoro deve comprendere la tutela di quell’amore che ci dà da vivere.

Non essere a conoscenza delle modalità amorali con cui viene venduta la nostra arte oramai può essere considerata a tutti gli effetti una forma di connivenza”.

Niccolò Fabi

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