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“Montage of Heck” – il Kurt che non ti aspetti

“Il punk rock è arte. Il punk rock per me significa libertà. L’unico problema che ho avuto con l’etica dei situazionisti del punk rock è il loro totale rifiuto della sacralità. Trovo poche cose sacre come la superiorità del contributo offerto dalle donne e dai neri all’arte. Il punk rock è libertà. L’espressione e il diritto di esprimersi è vitale. Tutti possono essere artistici”.

di Achille Salerno e Francesca Robertiello

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Dopo mesi di febbrile attesa “Montage of Heck”, docu-film sulla vita di Kurt Cobain, è approdato il 28 e il 29 aprile nei principali cinema italiani. Prodotto dalla figlia Frances Bean, diretto da Brett Morgen è stato definito dalla critica “un pugno nello stomaco” e, per certi versi, lo è. La pellicola ripercorre la sua esistenza a partire dai suoi primi anni di vita fino a poco prima del suicidio grazie alle testimonianze video e personali che forniscono i genitori (Donald e Wendy), la sorella (Kim), la moglie (Courtney Love), la sua prima fidanzata (Tracy) e l’amico di sempre (Krist Novaselic, nonché bassista dei Nirvana). Manca all’appello il batterista, Dave Grohl – oggi frontman dei Foo Fighters – che comunque compare costantemente nei filmati che ripercorrono le tappe salienti del gruppo che avrebbe lasciato un segno indelebile nella storia del rock e del grunge mondiale.

Nella sala gremita scorgo molti nostalgici dal look anni ’90 e non, uomini e donne di mezza età, ma anche giovanissimi curiosi. Le luci si spengono e sin dalle prime scene il respiro si fa affannoso.

montage of heck

Ma chi era Kurt Cobain? A dare la risposta è lui stesso, attraverso vecchie pellicole nelle quali si mostra come un bambino iperattivo, curioso e simpatico. Con la crescita queste componenti del carattere non si affievoliscono, ma si amplificano e si evolvono fino a formare l’adolescente che sarebbe presto diventato: empatico, sornione, sognatore, disadattato, iroso, tossico, depresso, ma soprattutto creativo ed entusiasta. Kurt è forse stata una delle figure più emblematiche dello scorso secolo, capace di dividere la critica, che da un lato ha elogiato l’artista indiscusso che era e dall’altro ha contestato il suo stile di vita che avrebbe potuto compromettere – e di fatto ha compromesso – principalmente il futuro di sua figlia, Frances Bean Cobain, la quale ha evidenziato, in una recente intervista i propri disappunti intorno alla figura di un padre che l’ha lasciata prematuramente. È infatti l’abbandono dei genitori che ha anche segnato la vita di Kurt, spesso ritrovatosi in balia di divorzi, screzi coniugali e tensioni familiari che non gli hanno mai garantito una stabilità e un sostegno psicologico; questo disagio è sfociato principalmente in bravate adolescenziali mal interpretate all’interno di un piccolo contesto di provincia, Aberdeen appunto, in cui si  è spinti a tentare il suicidio in giovane età se si è considerati “diversi”.

In questa situazione complessa, la musica punk rock, se non lo salva totalmente, lo aiuta comunque a sfuggire dall’idiozia dei suoi coetanei e la droga è un palliativo di cui non poter più fare a meno per stare bene. Da ragazzo sfigato che “non scopava mai”, all’amore morboso per Courtney, dalle prime prove in sala all’ascesa dei Nirvana, di tutto ciò Kurt era protagonista attivo e passivo al contempo.

In seguito, la vita da adolescente indipendente: prima l’appartamento da gestire autonomamente, poi la convivenza con Tracy; in questo periodo deve fare i conti con il dolore allo stomaco costante che fomenta però il suo estro creativo e delirante. Il Cobain più interessate, anche se è difficile non emozionarsi di fronte alle scene che vedono protagonisti padre e figlia, non è quello che si scorge attraverso le testimonianze della Love, della madre, del padre, della sorella o della ex ragazza, ma quello descritto dai sospiri e dallo sguardo di Krist Novaselic che nelle brevi apparizioni odierne ha spesso invitato alla riflessione e al riguardo intorno alla figura di Kurt.

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Montage of Heck è uno straordinario docu-film che da un lato accentua il mistero intorno al suicidio di Kurt Cobain avvenuto nell’aprile del 1994, ma dall’altro pone l’accento sulla crescita, in maniera anche eccessivamente critica, di un giovane americano ribelle e sognatore durante gli anni ’80. Tenta, ancora, di guardare in fondo al disagio di un’attraente e talentuosa rock star che si vergognava di essere considerata tale. Scompone e ricompone un personaggio per mezzo di disegni, musiche, distorsioni, testi e parole, che lo rendono ancora più ammaliante e immortale di quanto già non lo fosse. Peccato per il riferimento quasi nullo alle influenze musicali di Kurt e alla scena rock-grunge dell’epoca e per l’eccessivo spazio dedicato ai media che lo hanno letteralmente massacrato.

Finito il docu-film la ferita è riaperta, ma le scene fresche del famosissimo unplugged di New York cullano ancora e ancora la voluttuosa nostalgia di tutti gli astanti!

montage of heck

ANNO: 2015

REGIA: Brett Morgen

SCENEGGIATURA: Brett Morgen

ATTORI PRINCIPALI: Kurt Cobain, Courtney Love, Krist Novaselic

FOTOGRAFIA: Nicole Hirsch Whitaker, Jim Whitaker

Trailer

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