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M3LL155X, l’arte di FKA twigs contro la misoginia

Dopo LP1, nuovo EP per la cantante, ballerina britannica FKA twigs. Cinque brani poderosi, un unico urlo per contrastare la sottomissione dell’universo femminile

Puoi controllarmi, ma solo quando te lo dico io

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È uscito il 13 agosto scorso il nuovo EP di Tahliah Debrett Barnett, in arte FKA twigs, M3LL155X (Melissa!): un progetto audiovisivo che fa della sperimentazione e della provocazione la sua bandiera. Una piccola anticipazione era stata concessa al pubblico smanioso il 23 marzo con il lancio di Glass & Patron.

Cinque brani, quattro clip, un filo conduttore: l’universo femminile. È impossibile considerare canzoni e video singolarmente perché il loro senso più profondo emerge proprio dalla loro consequenzialità. Melissa non è l’alter ego di twigs, ma sicuramente una potente ed estrema macchina audiovisiva per denunciare e contrastare la misoginia.

L’impatto con testi e video è forte perché l’artista non bada a censure. Eccola ergersi novella eroina in grado di combattere solo per mezzo della sua arte, che in questo caso è un urlo che deve colpire le coscienze.

“Let me live through your vice”: recita così l’incipit di Figure 8, primo brano della raccolta; protagonista del corrispettivo video è una inquietante quanto incisiva Michele Lamy, icona della moda, il quale volto in primissimo piano è illuminato da una lampadina che nel finale fagociterà. Fari puntati, quindi, sul viso, atti a evidenziarne ogni dettaglio: dal macabro trucco agli affascinanti segni del tempo. Già in questo brano l’autrice annuncia una presunta gravidanza, che avremo modo di constatare solo dal terzo video in poi (“Something happened, just above me / I’ve a baby inside / But I won’t give birth till you insert / yourself inside of me”). Nella parte finale la frase “3-3-3-3-3-3, Hold that pose for me” e la lampadina ingerita, che si tramuta in un seme luminoso, saranno il trait d’union con i prossimi brani. I cupi timbri della base electro contrastano con l’angelica voce della twigs.

Il seme luminoso uscito dalla bocca di Michele Lamy esibisce, in I’m your doll (seconda traccia), la figura di una bambola gonfiabile che a poco a poco prende forma; ci troviamo di fronte a quello che forse è uno dei più crudi e intensi video di M3LL155X: mentre l’oggetto del desiderio è disteso su un letto in tutta la sua plastica femminilità, un uomo estasiato è impaziente di possederla. La bambola, emblema della sottomissione sessuale femminile, nel corso della sequenza video acquisisce il volto della stessa FKA twigs. L’estrema eccitazione si tramuta in un disgustoso amplesso, affrettato dalla resistenza dell’oggetto, che finirà per sgonfiarsi totalmente. Non si possono guardare scene così esplicite in modo impassibile, ma è proprio questa la chiave di lettura fondamentale. Senza repulsione non c’è riflessione profonda. Ritmi tetri di un basso distorto sono il contorno ideale.

Esito di questa unione nauseante è una gravidanza, che FKA twigs mette in evidenza attraverso un pigiama di seta che lascia scoperto il suo ventre rigonfio. Partono così le note elettroniche di In time, terzo brano: uno spietato invito nei confronti dell’uomo colpevole, che si erge a invito di massa: è necessario assumersi in ogni situazione le proprie responsabilità. La voce della cantante più tenue, il ritmo quasi caraibico del pezzo e la danza che esegue accompagnata da due ballerine aumentano l’intensità dell’attesa, in un crescendo affilato e tagliente che rievoca i tratti dei volti maschili.

La gestazione è giunta al termine, la nostra twigs è pronta per generare e la ritroviamo nell’intento all’inizio dell’ultimo video del progetto: Glass & Patron. La cantante dà alla luce veli coloratissimi, sotto i quali prendono forma talentuosi ballerini che ostenteranno le loro doti attraverso un voguing straordinario. Il mondo generato da FKA twigs è nitido e colorato – anche il ritmo più gioioso della base ne è testimonianza -; il testo stesso, poi, incita l’ascoltatore a sapere sempre che cosa vuole e di che cosa ha bisogno: “Teach yourself to rise from ashes / built from lust and hurt / You are phoenix, you are fire, / you are everything”. Chiude la raccolta, anche se per questo brano non è stato realizzato un video, la canzone Mothercreep (I don’t know who my mother is / But I creep for you / Creep, mothercreep, mothercreep), che in una precisa struttura ad anello regala un ultimo momento di alta, e quasi struggente, intensità espressiva.

FKA twigs, che ha diretto integralmente il progetto, è senza orma di dubbio una delle artiste più interessanti del panorama musicale attuale. Sperimentatrice di suoni, tonalità vocali e stili di danza, rappresenta un’alternativa di spessore in un contesto musicale in cui vige principalmente la provocazione gratuita e volgare. E se la sua voce dal timbro dolce, acre e suadente al contempo e l’imponente presenza scenica di chi ha sempre sentito la necessità di esprimere la sua creatività e interiorità attraverso la danza non sono abbastanza, riscopriamo ora in lei anche un’abilissima regista. La sua bellezza è ancestrale, ogni dettaglio del suo corpo, dagli abiti agli accessori, la rende unica. Celebrità all’estero non lo è ancora in Italia, ma è solo questione di tempo: FKA twigs è qui per restare, a lungo mi auguro. Innamoratevene!

 

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