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L’Icaro di Eman incendia il pubblico: ascolti record e un nuovo album in arrivo

L’attesa è finita. O quasi. E’ uscito il 30 marzo scorso “Icaro”, il singolo che anticipa l’uscita del nuovo album di Eman

Dopo l’esperienza in Sony, il cantautore – che unisce sonorità elettroniche a una costruzione ricercata dei testi – ha firmato con l’etichetta Jackie&Juliet di Artist First. Dato il grande successo di ascolti, in pochi giorni Icaro si è piazzato secondo nella #Viral50 Italia di Spotify. In agenda due date per ascoltare in anteprima il nuovo disco: 20 aprile a Roma, al Largo Venue, e 27 aprile a Milano, al Santeria Social Club.

icaro

 

Eman, finalmente sei tornato! Quanto ci hai fatto aspettare?

“Il giusto tra l’uscita di un album, un tour e la vita che deve passare per scrivere qualcosa di interessante”.

 

Si dice che “l’attesa del piacere sia essa stessa il piacere”. Noi, però, abbiamo goduto molto più quando abbiamo ascoltato ”Icaro”…

“Ci divertiremo ancora di più quando uscirà l’intero album. Alla domanda sull’uscita però non rispondo…”

 

Ci descrivi il tuo Icaro in tre aggettivi?

“Consapevole, risoluto e introverso”.

 

“Quest’occhio di fuoco sopra di me ” è un loop da cui non riusciamo a liberarci. E le bacheche dei tuoi social sono un ormai un incendio. E poi c’è la “La terra sotto di me”. Sei più vicino al fuoco o alla terra?

“Sono vicino a entrambi: li vedo come due elementi spirituali. Il fuoco mi affascina per il suo carattere ambiguo: è distruttivo, ma allo stesso tempo estremamente utile. La terra, perché l’uomo è fatto per la terra, ma cerca sempre di distaccarsene attraversando i mari, i cieli… E’ un discorso che potremmo sviscerare in almeno due giorni di conversazione”.

 

Dall’uscita di “Amen” ti abbiamo seguito costantemente sui social, dal vivo, su YouTube. E abbiamo notato una crescita esponenziale, non ultimo il secondo posto di Icaro nella #Viral50 di Spotify: quanto contano i numeri?

“I numeri contano. L’offerta di un contratto da parte di editori ed etichette si basa molto sui numeri. Sicuramente si è più attratti da un video con decine di milioni di views, piuttosto che da uno con poche centinaia. Il lato triste è che spesso i numeri non sono la misura della qualità. Magari ci siamo persi il brano dell’anno solo perché aveva 42 visualizzazioni e quel brano potrebbe, quindi, non essere mai esploso. Per colpa dei numeri…”.

 

Per scrivere quest’album hai viaggiato molto. Ci racconti le tappe più significative e quale ti ha ispirato di più e perché?

“Ho abitato in due città diverse dalla mia (Catanzaro, ndr) negli ultimi tre anni. Ho girato molto e spesso ho viaggiato da solo in treno. Tra le tappe, quelle più importanti sono sicuramente Roma, Milano e Parigi. Esci dal contesto provinciale, ti immergi in quello metropolitano e incontri gente, diverse sfaccettature della loro vita quotidiana, tanti stimoli: tutto il necessario, insomma, per poter continuare a scrivere e a fare quello che ti piace”.

 

Un flusso di coscienza per descriverci il nuovo disco.

“Spesso si scrivono canzoni pensando agli altri. Si danno consigli, ci si esprime su questo o quell’altro argomento. Qui mi sono soffermato sull’unicità della persona. Sul singolo. E’ tutto vissuto in solitudine. Non perché non siano importanti gli altri, ma perché si tratta di un percorso personale. Alcune situazioni le vivi comunque da solo, anche se sei relazionato agli altri. In uno dei brani del disco canto/grido: “Io, per me, ho fatto un sogno così vivo non svegliarmi, dai”. Ecco: alcune paure, alcuni sogni, alcune attenzioni su determinate particolarità sono solo tue e questo non sempre è chiaro nella tua vita sociale e collettiva”.

 

Il 20 e il 27 aprile presenterai l’album in anteprima, rispettivamente a Roma e a Milano: sei emozionato?

“Sì, molto. L’album nuovo ci piace tanto, ci divertiamo parecchio a suonarlo. Io e la band siamo stracarichi e non vediamo l’ora di farvi ascoltare questo nuovo lavoro”.

 

Per vederti partecipare a Sanremo dobbiamo firmare una petizione online o non partecipare è una scelta?

“Non credo esistano petizioni attualmente. Qualcuno forse dovrebbe crearla… Scherzi a parte: ci abbiamo provato con “Amen” nel 2014, ma non è andata bene. A dire il vero, non sono favorevole alla competizione del Festival. Sarei d’accordo sul dare solo le prime tre posizioni. Penso che per un artista ottenere il ventesimo posto in una competizione forse non sarebbe il massimo. Ricordo che erano arrivate ultime anche “Vita spericolata” di Vasco e “Donne” di Zucchero, che non lo meritavano affatto. Al di là di questo, il Festival non è nei miei pensieri al momento”.

 

Quali artisti italiani vedi più vicini a te per gusti e atteggiamenti?

“Vicino a me non vedo nessuno: non per bravura, sia chiaro. Semplicemente non vedo artisti che facciano musica simile o paragonabile alla mia”.

 

Le situazioni che ti fanno emozionare di più pre, durante e dopo un live…

“Il pre-live è sempre condito da ansie varie. Ovviamente un’ansia sana. L’adrenalina è ai livelli massimi e non vedo l’ora di salire sul palco. Sono teso per qualsiasi problema o intoppo, ma tutto svanisce quando salgo sul palco. Il palco è la droga più bella che un uomo possa immaginare. Adoro i live, adoro quando il pubblico è carico e io devo esserlo due volte tanto. Post-live è biochimica: c’è ancora tutta l’adrenalina in corpo. Ho fame, sete, sono felice e dormo meglio”.

 

In attesa di vederti dal vivo ad aprile e di acquistare il tuo disco, ci prometti solennemente che non ci farai mai più attendere così tanto?

“Ahimè, non posso fare promesse che non posso mantenere…”.

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