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Ebollizione musicale: i “373° K” guardano “Lontano”

373°K FotoRock deciso che scandaglia a fondo l’esistenza umana, italianità verace che prende a modello gli anni ’80/90, quelli di Ligabue e dei Litfiba, riflessione continua e profonda che si palesa in interrogativi per natura senza risposta: sono questi gli ingredienti del secondo lavoro dei  373°K, band bolognese nata nel 2009  e composta da Tia VillonVincenzo AdduciRocco RomaniFrancesco Lupi. Dopo Spiriti Bollenti, album autoprodotto uscito nel 2011, Lontano conferma, soprattutto per quanto riguarda le tematiche dei dodici brani, quella creatività e quel fermento che è alla base del progetto musicale della band. Nel sistema internazionale, infatti, l’unità di misura della temperatura è il kelvin (K), uno stato di ebollizione del pensiero al quale i talentuosi ragazzi, cresciuti tra i corridoi del DAMS e maturati grazie alla continua esperienza del live, sono giunti vivendo immersi nella società contemporanea:

«Il pallino al quale siamo tanto affezionati scavalca la convenzione scientifica ed è indice di quell’italianità che dal 2009 portiamo in giro con i nostri concerti, nutrita da una forte dose di spirito Rock.»

La dicotomia tra vita e morte, l’eterna contrapposizione tra inizio e fine che regge implacabile l’intera esistenza umana, viene qui raccontata tramite parole e musiche. Lo diceva Il Magnifico: «di doman non v’è certezza»; non è questa, forse, l’unica certezza in nostro possesso? Persi nel mare di una verità che non smette di ricordare all’uomo la sua “scadenza” terrena, per sentirci interi dobbiamo inevitabilmente accettare le nostre contraddizioni, la nostra propensione alle contrapposizioni. Un’intensa e articolata riflessione consegnata alla musica, un racconto umano che parla la lingua della vita, della morte, dell’amore. Amore inteso come rinascita, incontro tra due anime gemelle che si fondono e si rafforzano in quest’unione: è la storia raccontataci da La fenice, primo brano del repertorio dei 373°K che parla d’amore, tema ampiamente sviluppato all’interno dell’album: se in Intera viene sottolineato il suo potere curativo e la capacità di porre rimedio alla crudeltà dell’esistenza tramite una mistica esaltazione dell’incanto sentimentale visto appunto nella sua interezza, in Mia dolce metà si giunge ad una celebrazione tutta sensuale, un tripudio emotivo che culmina nell’unione fisica. Come spiega la band:

«La canzone prende spunto dal mito di Aristofane (narrato da Platone nel Simposio) secondo cui un tempo Zeus, invidioso della perfezione degli uomini, decise di dividerli in due. Da allora la nostra vita non è che un viaggio alla ricerca della nostra metà. Il raggiungimento, mediante l’atto sessuale, dell’unione fra le due metà coincide in un momento di avvicinamento alla perfezione divina. In quel preciso istante né la caducità dell’esistenza, né le brutture di essa, hanno alcun potere in quanto i due amanti si trovano estasiati l’uno dall’altro.»

In Le ali e Via da qui l’amore incontra il sogno, la fuga dalla realtà, la necessità di scappare da un mondo rimasto immutato nei suoi difetti. Il movimento sentito come necessario, preludio di un cambiamento, è del resto la colonna portante di questo nuovo album che prende il titolo dal brano di apertura. Il tutto si fonda su una promessa: la promessa di un viaggio che possa allontanare dalla morale, altra importante tematica che s’impone all’attenzione (verrà ripresa anche nei brani Gli Angeli e Luce Bianca). Un arrangiamento di forte impatto accompagna lungo un viaggio metaforico «lontano dai facili credi, dalle facili speranze, dove la libertà (simboleggiata dal vento) sarà l’unico elemento che renderà la vita degna di essere vissuta». Un luogo che abbiamo dentro e può essere raggiunto subito, senza dover aspettare un ipotetico aldilà.

L’esigenza di essere fedeli al percorso dell’uomo e alle sue storie rende necessaria un’architettura tutta basata sulla creazione di immagini musicali tramite contrapposizioni e polarità; un tale gioco di alternanze trova spazio ad ogni livello del progetto: la carica energica della voce e delle musiche, tutte estremamente curate dal punto di vista strumentale, e la tempra forte che caratterizza anche i brani dal sound più armonico trovano un contraltare nella sensibilità contenutistica, nella scelta di analizzare profondamente importanti spunti di riflessioni. Non mancano infatti le critiche alla società contemporanea (Non c’è più tempo per voi, titolo che ricorda quel Non è tempo per noi di Ligabue) e l’analisi di un fattore inevitabile quale le scelte (Eppure sei qua). Ne Le stelle, brano più pessimista del disco, si riflette sulla difficoltà dell’esistenza, ma nessuna risposta definitiva viene data e nessuna soluzione trovata. Dopo aver scelto, tutte le possibilità vengono eliminate e non resta che continuare a domandarsi. Infine, l’album si chiude con l’introspettiva Autoconfessione, intensa incertezza tutta da interpretare:

E non mi dire che stai bene come stai
e non mi dire: “Va bene anche così!”
Mentre tutto si perde in un: “e se…”
Mentre tutto rimane com’è!

 

373°K Logo373° K

Tia Villon – Voce, Pianoforte e Tastiere
Vincenzo Adduci – Chitarre e Cori
Rocco Romani – Basso elettrico e Cori
Francesco Lupi – Batteria e Percussioni

Autore testi: Mattia Milesi

 Lontano Cover FrontLontano – Tracklist: Lontano Cover Back
1) Lontano
2) La fenice
3) Non c’è più tempo per voi
4) Intera
5) Mia dolce metà
6) Le ali
7) Via da qui
8) Gli angeli
9) Luce bianca
10) Eppure sei qua
11) Le stelle
12) Autoconfessione

Album scaricabile gratuitamente dal sito web: http://www.373k.it/

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