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Chiusura col botto per il Festival d’Autunno

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L’EVENTOSabato 22 novembre gran finale della dodicesima edizione del Festival d’autunno con un mito del jazz che non ha bisogno di presentazioni: Herbie Hancock. Un nome che è leggenda perché si tratta di uno straordinario interprete e innovatore del linguaggio del jazz e del rythm & blues. Ma anche di un  pioniere di funk elettrico e fusion. Un artista capace di misurarsi con ogni genere della musica moderna tanto che quel genio di Miles Davis, nella sua biografia, parlando di Hancock scriveva: “Herbie è stato l’evoluzione dopo Bud Powell e Thelonius e ancora non ho sentito nessuno che sia andato più avanti di lui”. Un’occasione imperdibile, dunque, quella riservata ai fan del celebre pianista ma anche ai semplici amanti della buona musica, che potranno ascoltare dal vivo i suoi virtuosismi, che gli sono valsi nel tempo la consegna di tantissimi premi tra i quali  vanno ricordati ben dodici Grammy Awards, oltre a un prestigioso Oscar. A Catanzaro si terrà  l’inaugurazione del tour europeo: Hancock infatti arriverà nel capoluogo dall’Armenia, mentre subito dopo toccherà alcune importanti capitali in cui, come nel caso di Vienna, il 30 novembre, è già registrato il sold out.

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LA BANDCon Hancock, sul palcoscenico del Politeama, il bassista James Genus e Vinnie Colaiuta, da qualche anno il batterista più richiesto al mondo, dotato di estrema versatilità e di tecnica ineccepibile. Un musicista che ha i suoi maggiori punti di forza nella straordinaria potenza e velocità di esecuzione e che nel corso del tempo ha accumulato una serie interminabile di illustri collaborazioni tra cui ricordiamo ad esempio Joni Mitchell, Chick Corea, Barbrara Streisand, George Benson, Duran Duran, Joe Cocker, Anastacia, Michael Bublè, Vasco Rossi, Eros Ramazzotti, Laura Pausini… Una delle collaborazioni più durature è stata quella con Sting, che definisce Colaiuta come il suo batterista preferito.

CHI È HANCOCK

Elencare tutte le tappe più importanti della sua carriera e, dunque, della sua produzione, sarebbe davvero troppo. Basta ricordare alcune pietre miliari del suo repertorio. Come il suo primo album, appena sotto contratto con la famosissima Blue Note Records. Si tratta di Takin’ Off ed è stato un successo dirompente anche grazie al singolo Watermelon Man, capace di coinvolgere il grande pubblico visto che, finalmente, le radio passavano anche il jazz. È il 1963, Hancock ha appena 23 anni ma di lui si accorge Miles Davis che lo invita a unirsi al suo Quintetto (che comprendeva anche il sax tenore di Wayne Shorter, il basso di Ron Carter e la sezione ritmica di Tony Williams) . Un’esperienza che durerà cinque anni e che, dal punto di vista della creatività, sarà molto prolificua.
Vedranno, infatti, la luce, i più  visionari album della storia del jazz moderno come ESP, Nefertiti e Sorcerer. È la nascita del jazz-fusion (o del cool jazz, celebrato dall’album Fat Albert Rotunda alla fine del 1968). Ma la sua produzione è anche costellata di dischi più classici come  Maiden Voyage, Empyrean Isles, Cantaloupe Island, Goodbye To Childhood e Speak Like A Child.  Gli anni ’60 sono anche il periodo del cinema: suo è il tema per Blow Up di Michelangelo Antonioni. In campo cinematografico, da ricordare l’Academy Award per il film premio Oscar del 1987 Round Midnight. La grandezza di Hancock è manifestata anche dalle vendite: Headhunters, il suo secondo album dopo l’accordo con la Columbia, diventa  il primo disco jazz di platino, seguito dal successivo Thrust, altrettanto fortunato. Tra i suoi lavori bisogna citare  Perfect machin, The New standard, Future, Possibilities. Più recentemente ha inciso The Essential Herbie Hancock (2006), River (2007) e, in occasione del suo settantesimo compleanno, l’album di cover The imagine project (2010). Parte più significativa di questo immane repertorio sarà presentata al pubblico che gremirà il Teatro Politeama sabato 22 novembre.

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