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Battiato ammalia il pubblico del Festival d’Autunno

Il Festival d’autunno torna, dopo l’inaugurazione in piazza dello scorso mese con Antonio Castrignanò, all’interno del Teatro Politeama di Catanzaro. La tredicesima edizione, diretta come sempre da Antonietta Santacroce, si presenta quest’anno interamente dedicata al Sud e ai suoi interpreti. Sabato 24 ottobre è stata così la volta di uno dei grandi protagonisti dello scenario musicale italiano: Franco Battiato. Il cantautore siciliano, classe 1945, sperimentatore ardimentoso e intellettuale raffinato, ha ammaliato un pubblico delle grandi occasioni giunto per lui da tutto il Sud Italia

Battiato si presenta adagiato su di un tappetto persiano creando, sul palcoscenico del Politeama, un’alcova perfetta per la vena intimista della sua musica. Da lì cuffie alle orecchie, sguardo attento, intona L’ombra della luce e a seguire Le sacre sinfonie del tempo. Avvolto da un’aurea mistica, continua cantando Stati di gioia, occasione in cui cita uno dei suoi maestri Georges Gurdjieff le cui letture lo hanno maggiormente influenzato nella vita e nelle sua arte. Dall’Oriente si passa all’Occidente con Un irresistibile richiamo, brano nel cui testo è presente un richiamo a Teresa d’Avila, in un continuum spirituale sospeso tra esoterismo, filosofia e letteratura. Insieme con lui al pianoforte Carlo Guaitoli, alle tastiere Angelo Privitera e alle sue spalle un eccezionale Quartetto italiano.

Battiato

Foto di Antonio Raffaele

Arrivano in seguito pezzi maggiormente noti e amati dal pubblico: Prospettiva Nevski, L’animale, L’era del cinghiale bianco, Uccelli, No time no space. Sono canzoni che hanno consacrato Battiato al successo e nelle quali si coglie pienamente la cifra stilistica del suo cantautorato: la ricercatezza linguistica dei testi, le tante divagazioni culturali e i rimaneggiamenti musicali. Trovano spazio in scaletta anche cover tratte dall’album Fleurs: Te lo leggo negli occhi e La canzone dei vecchi amanti di Jacques Brel.

Foto di Antonio Raffaele

Foto di Antonio Raffaele

Tuttavia il momento più atteso è senz’altro quello de La cura. Il pubblico riconosce la canzone fin dalle primissime strofe e l’accoglie con un intenso applauso. Battiato si alza in piedi e avanza, con eleganza innata nelle sue movenze, verso la platea. È un’esecuzione preziosa nella quale si sprigiona il potere taumaturgico di musica e parole.

C’è ormai un totale coinvolgimento da parte di tutto il teatro e si è nuovamente trascinati in atmosfere orientali con Voglio vederti danzare. E poi, quando con E ti vengo a cercare lo spettacolo appare ormai terminato, il maestro torna sulla scena. A questo punto i fans avanzano le proprie richieste e Battiato generosamente ne soddisfa alcune con l’esecuzione di Povera Patria e Oceano di silenzio.

Foto di Antonio Raffaele

Foto di Antonio Raffaele

Infine, in chiusura, rende omaggio al sud con Stranizzi d’amuri e si congeda con I treni Tozeur, brano del 1984 composto da Alice. Un arrivederci poiché proprio con la cantautrice intraprenderà nel 2016 un nuovo tour.

 

http://www.festivaldautunno.com/

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