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Back 2 Treviso Il futuro ci suona meglio

970333_607918475894391_1977368228_n24 maggio 2013: in un’insolita serata “primaverile” dalla temperatura alquanto glaciale, Treviso ha offerto un concerto gratuito, ricco, intenso, per chiudere la campagna elettorale del candidato sindaco Giovanni Manildo (lista Treviso Bene Comune).

Al di là delle implicazioni politiche, parliamo di musica. Di buona musica.

Quella che trova la sua officina, la sua ispirazione nelle terre della campagna veneta, che guarda al mondo fuori con entusiasmo e capacità, e urla, piange, o sussulta per i limiti culturali che impediscono alla Provincia e alla Città di cambiare, di rinnovarsi, mutare pelle e rivolgersi al futuro.

Gli artisti (trevigiani) dovevano esibirsi in piazza dei Signori, ma il clima ha imposto come centro di raccolta l’Auditorium Appiani. Il pubblico ha accolto il tributo emozionante di musicisti che affrontano generi diversi: il sound psichedelico di Ottodix e Giorgio Ricci, la rabbia del giovane Davide Vettori, il new wave dei Kill your boyfriend, la performance ultradistorta di Bologna Violenta, il rock di Valentina dorme, l’hip hop di stampo internazionale firmato DJ Shocca (commoventi i ragazzini tra i 15 e i 17 anni venuti appositamente per ballare la loro musica e supportare l’artista), Airway, Vittorio Demarin, Mirko Artuso. Tutti artisti che dimostrano con il loro lavoro l’altissimo potenziale creativo di un’area culturale che fatica ad “aprirsi”.

Ma l’evento, il calore, l’emozione pura emerge con l’arrivo dei personaggi più attesi dalla città che ha dato loro i natali, Giulio Casale  (voce) e Abe Salvadori (chirarra), ovvero il 50% degli Estra, gruppo nato nel 1991 che in effetti non si è mai sciolto, ma da tempo non suona insieme.

9949_607918555894383_691259026_nTreviso aspettava da 20 anni questo appuntamento, i fan che li hanno seguiti nel tempo hanno cantato con Casale tutte le canzoni: un rock “d’autore”, denso di poesia, stile autentico, senso dell’integrità, critica acuta alle ipocrisie e all’immobilismo di un Nord-Est apparentemente ordinato, pulito, evoluto… e in realtà ancora lento, vecchio.

Mancano all’appello Eddy Bassan e Nicola Ghedin, gli altri due componenti della band, ma a caricare di musica le canzoni arrivano altri musicisti, come Ricky Bizzarro, e da qui partono canzoni come “Non Canto”, che non è una semplice canzone, è una lettera, è sintesi della vita; assieme a “Nord-est cowboy”, “Miele”, “Hanabel”, “Vieni”, “Signor Jones”.

Chiudono questa rassegna di emozioni e novità un gruppo storico come i Radio fiera: musica di grande, grande qualità, un rock tradotto in dialetto veneto dove il linguaggio e il testo sono perfettamente integrati al suono, una sorpresa per me. Per la prima volta ho ascoltato brani come “Piova” (che ci stava, visto il tempo), “Me ciamo fora”, “Stea”, “La ballata di Mario il partigiano”.

Sono uscita dall’Appiani con una sensazione inconfondibile: il privilegio di essermi nutrita di musica così Vera, così bella, una Musica con l’Anima. Nella testa, le parole di Giulio, che spero tutti abbiano la fortuna di sentirsi sussurrare all’orecchio, almeno una volta nella vita:

“Esisterebbe per tutti

La verità che non c’è

… Se tutti fossero

Al mondo

Uguali a Te…”

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