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Donne e scarpe: storia d’amore e di autostima (che non c’è)

“Ma quali rose rosse, ma quali bouquet di mammole?! Date retta a me: mazzi di scarpe. Questo è il desiderio inconfessabile di ogni femmina.”
– Luciana Littizzetto

mazzi_di_scarpe2Sandali gioiello o stivali, décolleté o sneakers, zeppe o mocassini, eleganti o sportive, infinitamente alte o basse e comode, poco importa, quel che conta è possederne paia su paia e sfoggiarne diverse ad ogni occasione.
Accessorio femminile per antonomasia, la scarpa è sicuramente l’oggetto (in ambito di moda e abbigliamento) che più rappresenta la donna, la sua sensualità e raffinatezza e la sua passione per il bello. La calzatura giusta conferisce eleganza, dona consapevolezza e riesce a dare carattere anche al più semplice fra gli outfits rendendolo particolare e incisivo. Tale ricercatezza colpisce gli uomini, spesso affascinati dai piedi da sempre veicolo di potenza, erotismo e seduzione. Per farla breve, resistere alla voglia di acquistare un nuovo paio di scarpe è impresa ardua per la maggior parte delle donne, soprattutto per le più vanitose e modaiole.
E se questa mania, apparentemente tutta concentrata sull’esteriorità, avesse radici più profonde? Anche qui entra in gioco il nemico numero uno delle donne: la mancanza di autostima.
Secondo uno studio americano dello scorso anno, condotto dalla dottoranda Jessica Boyce per il dipartimento di Psicologia dell’Università di Canterbury, vi è un legame fondamentale e tutt’altro che casuale tra l’insicurezza di una donna e la sua passione per le scarpe e la conseguente “esigenza” di comperarne a iosa. In particolare è stato verificato come le donne più facilmente influenzabili dalle immagini idealizzate proposte dai media tendano a preferire gli acquisti di accessori a quelli di abbigliamento, indirizzando i loro desideri su borse e, in misura ancor maggiore, scarpe. La spiegazione è semplice: l’insicurezza scaturita e scatenata dall’esposizione mediatica di modelli fuorvianti e perfetti porta il soggetto a voler attirare l’attenzione sui dettagli, distogliendo così la focalizzazione sul corpo in sé. Per lo stesso motivo l’acquisto e l’uso dei pantaloni va scemando in questa categoria di donne (il termine categoria ha qui puro carattere descrittivo). Una funzione importante andrebbe poi attribuita alle scarpe col tacco, capaci di elevare non solo la statura ma anche la fiducia nella propria persona. anne-hathaway-ne-il-diavolo-veste-prada-31136Dodici centimetri di sicurezza. Di bellissima e inappagabile sicurezza. Un’ulteriore distinzione che emerge dalle ricerche della Boyle è quella tra donne la cui insicurezza nasce e si sviluppa in rapporto alla sopra citata esposizione mediatica e quelle la cui insicurezza è difetto strutturale, buco ontologico, limite esistenziale. In questi casi non c’è più la volontà (inconscia e inconsapevole) di chi vorrebbe aumentare la propria carica attrattiva, seppure sviandola ed eludendo dal campo magnetico dello sguardo il fisico, ma il bisogno di allontanare totalmente l’attenzione sulla propria persona tramite l’eliminazione degli accessori e puntando ad uno stile anonimo e grigio.
“Dimmi cosa compri e ti dirò chi sei” potrebbe essere quindi la nuova massima dei nostri giorni, giorni in cui ad un progressivo svuotamento dei valori sembra rispondere un’ossessione introspettiva, un’analisi tesa a ricercare, anche nei comportamenti più superficiali, nelle abitudini consumistiche e nella moda, matrici remote e motivazioni psicologiche. In tutto ciò un unico dato pare essere certo: la donna, nonostante allarghi sempre più il suo spazio vitale in un mondo ancora un po’ troppo “maschio”, spesso, troppo spesso, si sente meno grande di quel che è. E le scarpe non sono più solo un paio di scarpe.

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