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#ZeroNoveCinque omaggia Catania, le donne e il Sud

«L’universo è femmina. La Sicilia è femmina.

Sono fiera della mia esperienza perché nasce

dall’aver voluto continuare la mia vita in quel salotto

di bellezza che è Catania. Lo ripeterò all’infinito:

chi impara a camminare qui, può correre nel resto del mondo».

 (Marella Ferrera, #ZeroNoveCinque, p.21).

Conoscere Catania attraverso diciassette storie virtuose. Immergersi nel profondo Sud dell’Italia per mezzo di testimonianze tutte al femminile

Si tinge di rosa, infatti, l’opera prima di Domenico Marcella, talentuoso giornalista calabrese, da sempre appassionato di Sicilia. Il titolo, #ZeroNoveCinque. Signore catanesi rispondono, al passo coi tempi, è composto dall’unione di un cancelletto “#” (emblema dell’hashtag di twitter) e di ZeroNoveCinque (095), prefisso telefonico di Catania. Il libro, così, è per il lettore metafora di una lunga chiacchierata con interlocutrici sconosciute, con le quali, inevitabilmente, si crea idealmente una  forte connessione e sinergia. Dal racconto della rivisitazione delle ricette catanesi in chiave vegana di Paola Maugeri si passa al canto in vernacolo di Rita Botto. Dalla musealizzazione della moda di Marella Ferrera si giunge all’arte di Alice Valenti fortemente influenzata da simboli (come il carretto) della terra sicula. Queste e altre narrazioni si alternano fino al resoconto della storia di colei che negli ultimi vent’anni è emblema della potenza femminile siciliana: la Cantantessa, Carmen Consoli, che chiude il cerchio di “#ZeroNoveCinque”. Catania, con i suoi vicoli, la festa e la devozione nei confronti di Sant’Agata, l’Etna, il mare, il profumo delle zagare e quello delle melanzane fritte, è musa ispiratrice, patria, grembo materno per ciascuna protagonista. Una testimonianza forte di donne che, in un mondo che le vorrebbe lontane dalla loro terra natia per il successo personale, sono riuscite ad andare controcorrente e, anche se partite, sono lì tornate, vincitrici, realizzate. Le storie narrate vi inietteranno una buona dose di ottimismo, spiraglio di luce in tempo di crisi (specialmente a Sud). Libro consigliatissimo.

Domenico Marcella, #ZeroNoveCinque. Signore catanesi rispondono, Catania, Carthago edizioni, 2015, 15 euro.

#zeronovecinque

Ciao Domenico, da giornalista a scrittore. In quale veste ti trovi più a tuo agio?

«Ciao Francesca! Senza dubbio, in quella di giornalista. Ho voluto dare a #ZeroNoveCinque la forma comoda e la sostanza ricca di un quaderno pieno di appunti. Ogni storia, in tutta la sua essenza intima, è un articolo di facile consumo. Ho scelto di raccontare esperienze di vita che potessero graffiare l’anima del lettore in maniera istantanea e con la più assoluta semplicità».

Come nasce la tua passione per la Sicilia e per Catania, in particolare?

«Catania ha bussato per la prima volta nella mia vita quando avevo 12 anni. Erano i gloriosi anni Novanta, e la città etnea stava vivendo un fervido momento culturale. Ho assorbito parte di quell’energia positiva, facendone tesoro e appassionandomi sempre di più a ogni produzione musicale di origine catanese».

Raccontaci la genesi e lo sviluppo di #ZeroNoveCinque

«È iniziato tutto dopo l’incontro con la stilista Marella Ferrera. Andando nel suo meraviglioso atelier catanese a realizzare un’intervista per il magazine Donneuropa, ho capito che Catania era una galassia affollata da creature interessanti. Con #ZeroNoveCinque, però, ho voluto rendere soprattutto omaggio al sud italiano e a una delle sue più splendenti Capitali. L’ho fatto attraverso la potenza narrativa di queste eroine. Prima di iniziare a scrivere ho frequentato a lungo Catania, studiandone la storia e le tradizioni. Ho pescato a piene mani del cuore profondo della catanesità, nel suo sacro e nel suo profano, fremendo per poterlo raccontare. Volevo condividere e trasmettere a ogni singolo lettore tutte le emozioni che hanno piacevolmente inebriato il mio spirito. Spero di esserci riuscito».

Ci narri qualche aneddoto degno di nota relativo alla scrittura o al rapporto con qualche protagonista dell’opera?

«Le porto quasi tutte nel cuore perché hanno contribuito a realizzare un mio sogno. Con molte di loro ho intrapreso un’amicizia fondata sul reciproco rispetto. Voglio citare fra tutte, Catena Fiorello che ingioiella preziosamente #ZeroNoveCinque con una superba prefazione. La sua generosità è patrimonio di poche anime».

E Carmen Consoli?

«Ha accolto con grande entusiasmo la mia proposta. Così, nel bel mezzo del mini tour intrapreso all’indomani dell’uscita del suo ultimo album, ha aperto una parentesi a me riservata. Si è raccontata con amichevole e garbata disponibilità. Avevo tanta paura di avvicinarla, lo confesso. La stimavo da troppi anni, ma temevo l’ustione da contatto ravvicinato. Così non è stato, mi sono trovato davanti a una persona semplice, colta, intelligente, ironica ed elegante. Da ragazzino sognavo di frequentare i backstage dei suoi concerti. Ho realizzato quel sogno. Carmen ha davvero un grande cuore». 

Scriverai un giorno anche un’opera con protagonista la tua Calabria o qualcosa di affine?

«Spero di essere investito da una frastornante ispirazione, simile a quella che mi ha generato la stesura di #ZeroNoveCinque. Mi piace mettermi costantemente in gioco. La scrittura è prima di tutto sete di conoscenza. Ho un’idea che mi frulla in testa da qualche settimana, un po’ più complessa rispetto a #ZeroNoveCinque. Un giorno forse la realizzerò, ma giusto per lasciare ai posteri, oltre all’ardua sentenza, almeno un paio di opere».

Che rapporto hai con la scrittura?

«Ottimo. È il mio mezzo di espressione preferito, insieme alla pittura che negli ultimi anni ho trascurato un po’ per squisita pigrizia. Ho iniziato a tenere in mano penne e matite già dai primi mesi di vita. Ricordo che una mia prozia, recentemente scomparsa, mi regalava quaderni e vecchie agende da riempire di scarabocchi e parole improvvisate».

È difficile essere uno scrittore oggi? Se sì, perché?

«Viviamo in un’era il cui basta poco ad avere la patente da scrittore. In libreria si trovano delle boiate clamorose scritte, per esempio, da personaggi del piccolo schermo o da avanzi di reality show».

Domanda d’obbligo, che rivolgo ai miei intervistati preferiti: come ti immagini tra dieci anni?

«Esattamente uguale a oggi, ma meno incosciente e più responsabile (lo spero)».

 

#zeronovecinqueBIO:

Domenico Marcella, nato d’estate in Calabria nell’ultimo anno dei Settanta, ha collaborato per il magazine Donneuropa. Ora scrive per Il Giornale e Il Giornale Off.

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