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Winesburg, Ohio: la Spoon River dei vivi

Un’antologia imperdibile che non consiglia al liceo la prof di greco troppo vecchio stampo. Un capolavoro da scovare sugli scaffali delle librerie, forse anche in doppia fila

“Poi si addormentò, e in tutta Winesburg 

fu l’ultima anima a prendere sonno 

in quella notte d’inverno”.

di Valentina De Luca

Quanta gente popola le pagine di Winesburg, Ohio di Sherwood Anderson. Un’Antologia di Spoon River fuori dai canoni letterari tradizionali. Una di quelle che non ti consigliano di leggere a scuola, che la professoressa di greco, rigorosamente vecchio stampo, neppure sa che sia mai stata scritta. Un’antologia di quelle che devi andare a scovare sugli scaffali delle librerie, forse anche in doppia fila. O che ti vengono consigliate in una conversazione a caso, da una persona conosciuta per caso, e che leggerai per seguire il caso. O forse solo perché ti fidi di lei.

Una di quelle, insomma, che ti troverai anche tu, sempre per caso, a consigliare a tua volta. Vuoi perché in qualche modo ti ha segnato. Perché era giusta al momento giusto. O semplicemente perché farlo fa sentire più fighi. Un po’ come quando, alla classica domanda “che libro mi consiglia di leggere, prof?” la butti lì, perché su due piedi non hai mai le risposte pronte, e rimandi sempre, ma proprio sempre, a On the road, che quando stavi tu al liceo era un must da cui non si scampava mai.

Ma tornando a Winesburg, Ohio, c’è molto da dire. Eppure è uno di quei libri di cui è meglio dire poco, per non rovinare tutto. Immaginate di trovarvi su di un’altura, un colle, uno di quelli con la punta tonda che fanno tanto simpatia. Immaginate di sedervi lassù e di osservare sotto di voi. Ai piedi della collina sorge un paese. Io lo immagino come quello del film The dressmaker-Il diavolo è tornato, avete presente? Se non lo avete ancora visto, vale la pena davvero.

Ebbene, in questo paese avete la possibilità di incontrare quei tipici personaggi celebrati da De Andrè. Non in poesia, ma in prosa stavolta. Attraverso anzi una prosa che sembra quasi un diario collettivo a cui prendono parte un po’ tutti, scrivendo ciascuno una riga o semplicemente lasciando che per pochi minuti il proprio sguardo ci racconti. Ci racconti quello che vede, certo, ma soprattutto quello che sente vivendo a Winesburg.

Al paragone con Spoon River non si scappa, tra l’altro la loro pubblicazione è cronologicamente quasi contemporanea. Ma tra le due non vale la pena escluderne nessuna. Perché entrambe le antologie sono in grado di solcare lo spirito del lettore in una maniera tale da scheggiare i pensieri che nascono sempre dopo una lettura. In quanti di questi personaggi ci si riconosce? Quante le emozioni che si possono condividere? Tante, troppe. Perché nonostante gli anni siano passati (guarda caso la prima edizione di Winesburg, Ohio risale ad un secolo fa), quella solitudine che galleggia nell’atmosfera di Winesburg è la stessa, proprio quella che oggi possiamo riconoscere nelle nostre vite.

E non si parla delle condizioni di un singolo individuo, ma di quelle notti che si trascorrono con gli occhi sbarrati cercando di scacciare via la malinconia. Quella malinconia che caratterizza il genere umano e da cui, no, mi dispiace, ma non si scappa.

 

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