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Una forte passione letteraria: Niccolò Ammaniti

Dopo aver dedicato una tesi intera alla trafila e al successo editoriale dei romanzi di Niccolò Ammaniti in questo articolo voglio mettere in evidenza alcune caratteristiche a livello letterario-contenutistico di ciascun libro e il mio personale gradimento. Non procederò in ordine di pubblicazione, ma in ordine di lettura.

Il mio approccio con la scrittura ammanitiana avvenne cinque anni fa (nel 2007 circa), in netto ritardo rispetto all’esordio letterario dello scrittore, che ebbe luogo nel 1994 con la pubblicazione di Branchie da parte di una piccola casa editrice romana: Ediesse.

Il primo romanzo che ho letto fu Ti prendo e ti porto via (Mondadori, 1999), il quale ad oggi risulta ancora essere l’opera che in assoluto preferisco. Essa narra le storie concatenate di due protagonisti: Pietro Moroni e Graziano Biglia. A queste vicende portanti se ne incrociano numerose altre, che rendono l’intreccio particolarmente complesso. L’amore, erotico, sensuale, platonico e ingenuo, è l’elemento predominante. Il mondo degli adolescenti e il dettaglio “splatter” e “pulp”, molto in voga in quegli anni dove “Pulp Fiction” di Tarantino era una pellicola di riferimento per molti scrittori italiani, saranno elementi che ricorreranno spesso nella narrativa ammanitiana.

Il secondo libro letto, Fango, mi lasciò una sensazione di felicità e tristezza al contempo. Occorre sottolineare che si tratta di una raccolta di racconti, il primo dei quali potrebbe rappresentare, per la sua lunghezza, un romanzo a sé stante, mentre gli altri sono decisamente più brevi. Il perché provassi gioia e tristezza insieme fu determinato dalla reazione che ebbi nei confronti di ciascuna storia, alcune delle quali molto appassionanti, come L’ultimo capodanno dell’umanità, mentre altre, come Rispetto,  le trovai eccessivamente crude ed esplicite. Lo stesso scrittore in una e-mail, poi riportata nella quarta di copertina della prima edizione di Fango (Mondadori, 1996), aveva chiaramente fatto notare all’editore che il lettore con questi racconti sarebbe stato posto di fronte ad un’opera di resistenza notevole, quasi come se ogni storia rappresentasse un climax ascendente per la nausea dei fruitori: solo i più tenaci quindi sarebbero arrivati a leggerlo fino alla fine.

Io non ho paura (Einaudi, 2001) fu il terzo romanzo di Ammaniti che lessi. Una gran bella storia ambientata negli Anni di Piombo italiani, caratterizzati da attentati e rapimenti, raccontati attraverso il punto di vista di un bambino: Michele Amitrano. Ancora una volta lo scrittore predilige gli adolescenti, ma rispetto a Ti prendo e ti porto via la scrittura di quest’opera è decisamente più matura. Forti e costanti, in questo libro come in altri, i riferimenti a Stephen King, scrittore molto stimato da Niccolò Ammaniti stesso.

Branchie (Einaudi, 1997) fu il quarto libro che lessi e complessivamente il mio giudizio è positivo, nonostante abbia rilevato una forte acerbità della scrittura e una poca forza complessiva dell’intreccio. Esso narra la storia di un malato terminale di cancro che anziché tentare di curarsi decide di andare incontro al suo amaro destino: la morte, ma diverse peripezie stravolgono i programmi e la fine stessa.

Quinto libro letto, Come dio comanda (Mondadori, 2006), vincitore del Premio Strega 2007, mette in evidenza ancora una volta il mondo degli adolescenti e il rapporto tra padre e figlio, già riscontrato in Ti prendo e ti porto via e in Io non ho paura. Viene narrata una realtà dura ricamata su scene davvero esplicite e forti, ma in generale si tratta di un romanzo degno di nota.

Appena uscito, nel 2009, lessi Che la festa cominci, opera che a mio parere ingloba la maggior parte delle caratteristiche dei precedenti romanzi di Ammaniti. Per tale motivo la storia dello scrittore Fabrizio Ciba e le avventure svolte all’interno di Villa Ada mi hanno dato l’impressione di un qualcosa che avevo già abbondantemente assaporato e che quindi non ho molto gradito.

Infine ho letto Io e te (Einaudi 2010), che sembra più che altro un racconto breve nonostante sia caratterizzato da una struttura contenutistica di base molto interessante, la quale però è così poco elaborata che ne è scaturito da parte mia un giudizio non totalmente positivo. Esso narra la storia di un ragazzino che anziché andare in gita si rinchiude in una cantina, dove nascono infine numerosi colpi di scena. Si ritorna ancora una volta al mondo adolescenziale.

Ciò che contraddistingue, a mio parere, maggiormente la scrittura di Niccolò Ammaniti è la fluidità e la capacità attrattiva di ogni storia, caratteristiche che fuse insieme rendono ciascun romanzo un momento estremamente piacevole per il lettore. Ritengo che sia uno degli scrittori italiani contemporanei più validi e il successo di vendite di libri, di film realizzati dalle sue opere e di premi vinti mi danno assolutamente ragione.