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Lutto nel mondo dell’editoria, il ricordo di Severino Cesari

Aveva fondato Stile Libero con Paolo Repetti. Una vita dedicata ai libri e all’editoria, da qualche anno ostacolata dal cancro e dalla chemioterapia. Ad un mese dalla sua scomparsa, il ricordo di Francesca Robertiello che lo aveva intervistato nel 2011

Severino

Grazie, Francesca, intesi cosi. A presto. Severino“.  Sabato 10 dicembre 2011, intorno alle 10 del mattino, incontrai Severino Cesari, cofondatore insieme a Paolo Repetti di Stile Libero di Einaudi. Stavo ultimando la tesi sul successo e la trafila editoriale dei libri di Niccolò Ammaniti e quella sarebbe stata la prima intervista della mia vita. L’incontro avvenne in casa editrice e io, che sin da ragazzina avevo scelto i libri come compagni di vita, ero davvero emozionata. Ricordo la preparazione, poi il viaggio in metro fino alla fermata Ottaviano. Il registratore e il timore che non fosse abbastanza carico. Il block notes con penna, perché “scripta manent”.

L’accoglienza, la visita nella casa editrice e poi una lunga chiacchierata di un’ora in cui mi raccontò la storia di Stile Libero, alcuni aneddoti sul progetto editoriale e sul protagonista del mio elaborato. Poi il saluto, la promessa di revisione e almeno cinque libri in regalo. La nostra corrispondenza continuò per qualche mese. Severino mi corresse prontamente ogni punto dell’intervista poco chiaro, lo aggiornai e lo ringraziai sentitamente all’indomani della mia proclamazione con il massimo dei voti. Ma dopo qualche mese la triste notizia della malattia, che per anni ho seguito attraverso i suoi puntuali aggiornamenti su Facebook. Severino ha fatto della sua sofferenza un energico slancio vitale verso sé stesso e verso il prossimo, ma ci ha lasciati oramai un mese fa.

Severino

La lotta quotidiana contro il cancro e l’accettazione della chemioterapia sono narrate nei due anni di diario racchiusi in “Con molta cura” (Rizzoli), da pochi giorni disponibile in tutte le librerie e su tutte le piattaforme on line. C’è già chi, come Giancarlo De Cataldo, lancia l’appello agli editori su Twitter per sospendere quest’anno la gara dello Strega e conferire il premio direttamente alla testimonianza di “Seve”, come lo chiamavano i più intimi.

Anche se l’ho conosciuto poco, ricordo Severino come un uomo ottimista e gioioso. Devoto ai libri come alla vita. In ogni sua testimonianza scritta ho rivisto tutti i sorrisi fiduciosi stampati sul suo volto in quel lontano inverno romano.

“Io sono nient’altro che la cura che faccio. E non sono solo nel farla. La cura presuppone l’esercizio quotidiano dell’amore. Non c’è altra vita che questa, adesso, questa vita meravigliosa che permette altra vita. In una ghirlanda magica, un rimandarsi continuo. Mi travolge un’onda di gratitudine senza fine. Curarsi, praticare con metodo ed efficienza la cura che devi obbligatoriamente fare, vuol dire star bene, in linea di massima. L’esercizio quotidiano dell’amore, questo infine auguro a tutti, a tutte. Non c’è altro, credete. Se non avete sottomano l’opportunità di una cura da fare – scherzo, ma fino a un certo punto! – potete sempre però prendervi cura. Prendervi cura di voi stessi, e di quelli cui volete bene. E magari anche degli altri. Non c’è davvero altro, credete. Questo è davvero importante, penso allora: non è vita minore questa mia, che adesso mi è data, è vita e capacità e voglia di sorridere alla vita”. SC

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