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Pasolini si legge ad alta voce

La Macchinazione, il nuovo film di David Grieco, mostra gli ultimi mesi di vita di Pier Paolo Pasolini fra la realizzazione di “Salò o le 120 giornate di Sodoma” e la stesura di “Petrolio”.

Pier Paolo Pasolini non l’ho conosciuto. Non me ne hanno dato modo e tempo, essendo nata solo a marzo 1988. Eppure, una «felice serie di fortunati eventi» che qui evito di elencare in dettaglio, mi hanno sempre spinta a fare ricerche, a chiedermi il perché, a conoscerlo in qualche modo, a provare per Lui un affetto sincero e profondo.

Ho visto buona parte dei suoi film; ho letto e ascoltato -grazie a dei video che si trovano in rete- le sue poesie, anche dalla sua voce; ho ascoltato le interviste; sto leggendo i suoi libri. Non dimenticherò mai il volto spiazzato e preso alla sprovvista del libraio al quale chiesi Empirismo Eretico: proprio non si aspettava una richiesta del genere! È questo per me un libro prezioso: ho appreso più cose su questa nostra bistrattata lingua italiana leggendo di mia spontanea iniziativa Empirismo Eretico, che non frequentando il corso di filologia romanza per un intero semestre universitario.

maMi sono chiesta più volte che tipo fosse Pier Paolo Pasolini ed ogni volta, chissà perché, gli attribuisco delle caratteristiche appartenenti al docente che fu il mio relatore per la tesi triennale in “Letteratura e Cinema”, forse per via di quella timidezza smisurata del professore, da risultare totalmente disarmante. Pertanto, Pasolini lo immagino come un uomo avvolto da un’aura magica particolare, uno di quegli uomini dal passo pacato e svelto che sembrano quasi non toccare terra; le mani in tasca e dal sorriso buono; curioso, sempre disponibile all’ascolto, estremamente timido, gentile e libero… di una libertà così contagiosa da lasciarti libero di sbagliare, in totale autonomia, perché ognuno ha il diritto di sbagliare per conto proprio per poter crescere e migliorare.

Oltre al cinema e alla letteratura amo alla follia il teatro e la musica. Nonostante la mia età, impazzisco letteralmente per le macchiette di Nino Taranto, così inizio a fare delle ricerche in rete digitando anche il nome di Massimo Ranieri. Lui per me è un vero mito, un artista completo in ogni campo, preciso, elegante, affascinante e che riesce a sorprendere sempre. Un vero incanto per occhi e orecchie, nonché eccellente interprete proprio dei pezzi di Taranto. Facendo queste ricerche però, mi soffermo su di una foto che credo sia l’immagine tratta da un film. Ho i brividi. In questa foto c’è sì Massimo Ranieri, ma è in tutto e per tutto identico a Pier Paolo Pasolini.

Approfondisco e così facendo finisco sulla pagina facebook ufficiale del film La Macchinazione di David Grieco. Apro una chat: chiedo notizie ulteriori perché vorrei recensire, parlare del film. Non so con chi ho “parlato”, ma chiunque c’era dall’altra parte dello schermo, è stato molto gentile e disponibile. Ricevo a casa il libro La Macchinazione. Pasolini, la verità sulla sua morte dello stesso Grieco, edito da Rizzoli.

È un volume di 239 pagine molto dense eppure scorrevolissime. Un libro che si legge e si fa leggere d’un sol fiato. Alcuni capitoli contengono ricordi di viaggi e discorsi realmente vissuti ed avvenuti, scappa anche un sorriso e mi accorgo che il Paolo conosciuto da David Grieco, Ninetto D’Avoli, Sergio Citti e tanti altri, non è poi così distante dal Pasolini che ho immaginato io. Emerge molto bene un’altra cosa da questo lavoro cartaceo dell’autore romano: su qualsiasi cosa lavorasse Pasolini (dal cinema, alla letteratura, alle poesie, alle inchieste, ecc ecc), state pur certi che ogni singolo lavoro veniva svolto con totale e sincero amore, un amore così puro da apparire provocatoriamente contraddittorio e quasi “spietato”, eppure

Sembro provare odio,

e invece

scrivo dei versi pieni

di puntuale amore1

Scorrendo le pagine de La Macchinazione, i sentimenti sono davvero cangianti ed in continuo tumulto. Dalla leggerezza di alcuni frammenti, si passa a capitoli che commuovono sino alle lacrime, ad altri -come ad esempio tutto il resoconto delle “non indagini” svolte e i vari processi conclusi sempre con un nulla di fatto- che arrivano dritti come dei pugni in pieno stomaco e la rabbia sale talmente forte da pervadere tutto, cosicché il lettore non può sentirsi in altro modo se non furente ed incazzato.

I perché durante la lettura si susseguono veloci ed incalzanti, eppure a 40 anni dal delitto Pasolini, sono tutti qui senza alcun tipo di risposta esauriente e certa. Ciò che alla fine rimane è la consapevolezza che questo nostro “Bel Paese” è un luogo assai complicato da descrivere. Semmai vi fosse qualche dubbio, ecco che emerge un’Italia bicefala: la prima -quella più in superficie e quotidiana- si arrangia come può, facendo del proprio meglio; la seconda invece, è un’Italia che «naviga sottovento», in penombra, un’Italia così ramificata che a scoprirne per intero tutti i collegamenti, andrebbe riscritta integralmente tutta la nostra storia socio-politica dalla Guerra Fredda ad oggi.

A Paolini spesso e volentieri vengono attribuite arti divinatorie. Non è un indovino, non è neppure un mago. Certo è tante cose: poeta, intellettuale, cineasta… io lo considero un “maestro jedi”: osserva la realtà, ne trae considerazioni, moniti, come scritto poco sopra lascia la libertà di scegliere “la forza” da seguire, cerca di indicare la strada. E in questo medioevo tecnologico dove i nuovi barbari sono proprio coloro che hanno più possibilità per ampliare i propri orizzonti culturali studiando, viaggiando e confrontandosi con altre persone, ecco che di un maestro jedi come Pasolini se ne sente forte la mancanza e se ne avverte l’assoluto bisogno. Tutti abbiamo bisogno di una guida, lui lo era, lo è. Bisognerebbe prendere consapevolezza di noi stessi e di ciò che ci accade e rielaborare e fare nostri i suoi pensieri, le sue verità, perché sono pensieri e verità che riguardano e si rivolgono a tutti noi anche ora, in questo momento; non sono parole antiche o passate, dirette a singole unità pensanti quelle che ci lascia, bensì sono un’eredità preziosa che deve essere tramandata.

Mi è stato chiesto: «ma come fai a leggere Pier Paolo Pasolini? È difficile!», la mia risposta è stata «non è complicato se lo leggi ad alta voce. Pasolini va sì letto, ma soprattutto ascoltato perché ci sta parlando».

Il libro di Grieco è una sorta di puzzle: mette assieme i pezzi e prova a dare voce a quelle verità per troppi decenni taciute o solo vagamente intuite e mai confermate. Tutta questa vicenda -che si protrae ormai da 40 anni- fatta di sparizioni (d’oggetti e di persone), di versioni contraddittorie di confessioni rilasciate spontaneamente e non, di particolari chiaramente non plausibili, sembra soltanto l’ingarbugliato e confusionario tentativo di creare da un lato il delitto perfetto (Pino Pelosi è solo una delle pedine di questo orribile puzzle, è evidente) e dall’altro il macabro esperimento nel voler cancellare dalla faccia della terra non solo un uomo, ma anche la sua anima, le sue idee, le sue opere, il suo stesso amore, proprio verso quelle genti e quel Paese che non sono mai stati in grado di capirlo sino in fondo -o non volevano comprenderlo- perché, quando ami fortemente qualcuno devi fargli notare cos’è che non va. Come accade a quei figli troppo premurosi che “bacchettano” un po’ i genitori, per il loro bene, ma i genitori non li ascoltano e fanno finta di nulla, ignorandoli e divenendo finanche cattivi nei confronti della propria prole. Ma questi sordidi tentativi sono stati vani, perché non hanno cancellato, non hanno eliminato, bensì hanno conferito -sebbene con inaudita efferatezza- Immortalità sia all’uomo che all’artista.

maqLo scorso 1° marzo 2016 è stata consegnata una lettera -nonché una petizione firmata da oltre 11.000 persone- al Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, affinché possa istituirsi una Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul caso Pasolini, sperando si possa finalmente chiarire cosa sia accaduto realmente quel 2 novembre 1975.

Il film di David Grieco, prodotto da Propaganda Italia in associazione con MOUTFLOUR FILMS, MIBAC in coproduzione con To Be Continued Productions, distribuito da MICROCINEMA è un thriller biografico della durata di 100minuti che giungerà nelle sale cinematografiche il prossimo 24 marzo 2016.

Il cast è formato da Massimo Ranieri, Libero De Rienzo, Matteo Taranto, François Xavier Demaison, Milena Vukotic, Roberto Citran, Tony Laudadio, Alessandro Sardelli, Paolo Bonacelli e Catrinel Marlon.

La ricostruzione di quegli ultimi mesi del ’75 è fedelissima e minuziosa, come del resto è impeccabile la fotografia di Fabio Zamarion (già direttore della fotografia per Crialese, Tornatore, Ozpetek, Archibugi). Per gli appassionati del genere rock: le musiche sono dei Pink Floyd, precisamente tratte dal loro quinto album Atom Heart Mother.

Piccola annotazione per chi è desideroso di ascoltare ancora una volta la voce sottile, graffiante ed inconfondibile di Pier Paolo Pasolini: Ranieri utilizzerà la sua voce. Non è questo un film dove occorrono imitazioni o escamotage per far rivivere un personaggio. Ranieri è Pasolini: è riuscito a coglierne la postura, l’intensità, l’anima, nella maniera più profonda, vera, sofferta e naturale. E quando un’interpretazione, un film, trasudano anima, sono certamente dei lavori che andranno lontano e parleranno a molti, perché è questo un film fatto da persone che a Pasolini hanno voluto e gli vogliono bene, un film che merita di essere visto -per capire, per capirci- perché questo è un film necessario.

Trailer: http://www.comingsoon.it/film/la-macchinazione/53111/video/?vid=23041

1   Versi di Pier Paolo Pasolini tratti da Poesia in forma di rosa – 1964

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