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“Nel legno il tuo nome”: il nuovo romanzo di Gianluca Paolisso

«Ma la vera pazzia non esclude una mente sana, splendida talora. È una estraneità totale, al mondo, s’intende. Un buco nella intelligenza, nell’azzurro, dal quale entrano il freddo e la cecità degli spazi stellari.»

Alonso e i visionari, Anna Maria Ortese

10349879_10204259851170767_6184218433911573912_nNon c’è niente di logico nella felicità. Per questo diventiamo pazzi nel rincorrerla. La sua bellezza sta tutta nella sua evanescenza, in quella suprema capacità di frantumarsi nell’incontro con la realtà. Ma, nonostante tutto, niente è più reale della felicità. Anche quando è solo pensata, sognata, immaginata.

Il nuovo romanzo di Gianluca Paolisso (qui l’intervista all’autore e la recensione a Saffo), Nel legno il tuo nome, andrebbe letto partendo proprio da questa premessa, ricordando, pagina dopo pagina, quanto poco valga il tentativo di separare tangibile e intangibile nella convinzione di delegarli a due universi paralleli e inconciliabili. Basti all’uomo, soprattutto al più razionale, sapere che non ci sono confini da tracciare, non serve chiedersi se qualcosa è avvenuta davvero o se è solo partorita dalla nostra mente. L’accadimento è già di per sé evento: uno spettacolo è tale a prescindere dal palcoscenico.

«Paesaggi verdi scorrevano dolcemente in una candida cornice di riflessi. Luci e ombre si alternavano quasi a voler fare un dispetto, sulla chioma di un albero o nella rientranza di una collina.»

Uno sfondo ricco di mistero e magia avvolge una storia che non parla di principesse e cavalieri, ma di un mondo in cui l’incanto viene violato, calpestato, deriso. Un mondo sciupato dall’uomo, dalla sue manie e dall’assurdità delle sue violenze. Solo l’amore riesce a far luce, compensando quei vuoti oscuri in cui si annidano il dolore, la rabbia e la più cieca indifferenza. Un amore, quello tra Sergio e Elizabeth, in grado di dar vita al grigio di esistenze incompiute:

«In fondo ero uno schizzo di carboncino su un foglio ingiallito, e lei ha iniziato a colorarmi…nessuno mi aveva mai colorato.»

Un sentimento che dovrà però scontrarsi con la brutalità della Storia: i tempi e i luoghi ricreati dal nostro autore sono quelli maltratti dal giogo nazista, dall’ingiustizia dei campi di concentramento e dalla spietatezza di un inferno vissuto in terra.

«Questo posto cancella l’essere umano, lo trasforma in concime, in fumo nero. La fine è il momento meno doloroso, perché è l’ultimo. […] Ci abituano talmente al dolore che alla fine non sentiamo più nulla: le percosse, la fame, il freddo, nulla! Il nostro corpo conserva e non risponde, cammina lento verso la morte senza paura. Ci hanno privati persino della paura […].»

Nessuna retorica: a tratti la scrittura smuove qualcosa dentro e il contesto storico non viene mai banalizzato o ridotto a stereotipo. Paolisso, tra le maglie di un romanzo in cui si intrecciano fantasia e realtà, follia e lucidità, amori e rimpianti e verità e segreti, si impegna a preservare l’imprescindibilità della dignità umana, l’inalienabile diritto di esistere:

«Fin quando sapremo pronunciare il nostro nome, anche l’Inferno apparirà una cosa buffa.»

Un nome, quello che tormenterà il protagonista per tutta la vita, che rimarrà per sempre impresso nei racconti che un nonno invecchiato consegnerà alle orecchie vergini di una nipote ansiosa di sapere; un nome che continuerà a vivere nel bosco di un piccolo paese, nel legno immortale dei suoi alberi.

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Illustrazione di Elisa Jane Pedagna

Nel legno il tuo Nome è ordinabile all’indirizzo mail infonellegnoiltuonome@gmail.com

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