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…nel 2014 quanti sono non senza amici, ma senza amicizia?

f241cd5d-c6bd-4f76-8a02-17fd52ae70aaCari lettori,
oggi vorrei dedicare qualche riga ad un argomento caro agli antichi, ma ormai quasi del tutto assopito nei pensieri di noi moderni: l’amicizia. Nel mondo greco, un pioniere delle riflessioni sul concetto di φιλία fu il celeberrimo filosofo Aristotele, il quale la definì come un sentimento caratterizzato da uno scambio alla pari tra due persone uguali tra loro per intenti e modi di pensare; proprio in virtù di questa definizione, egli distingueva tre tipologie principali di amicizie, una basata sull’utilità, la seconda sul piacere reciproco, l’altra sul bene fine a sé stesso. Le prime due sono certamente rapide e fuggevoli in quanto legate alle circostanze; nel momento in cui termina il rapporto di lavoro o di studio che teneva unite due persone termina immediatamente anche l’amicizia, come se non fosse mai esistita. Nel terzo tipo, invece, rientra l’amicizia generalmente più duratura, quella che mette al centro la persona in quanto tale e che, così com’è, è in grado di affrontare cambiamenti di luoghi, caratteri ed occupazioni mantenendo comunque ben saldi i rapporti.

Dall’analisi di Aristotele emerge certamente la centralità di due elementi: la persona con tutto il suo bagaglio di moralità ed esperienza, e l’uguaglianza tra le persone che diventano amiche, perché l’amicizia potrà esservi «tra naviganti, tra soldati, ma non tra chi comanda e chi obbedisce». Non possiamo menzionare tutti i filosofi e letterati che si occuparono di scomporre ogni accezione di tale termine, tra cui Platone, Epicuro, Cicerone, ma possiamo certamente avere un quadro ancora più esaustivo dalle Lettere a Lucilio di Seneca. Egli infatti ci fornisce un vero e proprio decalogo sull’amicizia tramite queste epistole indirizzate all’amico: nella prima parte formula una serie di consigli, dai quali deduciamo il suo parere esplicito, ovvero che l’amicizia è imprescindibile dalla fiducia: nel momento in cui ci si confida con un amico, bisogna farlo come se si parlasse a sé stessi. Qui troviamo un primo fondamentale collegamento con il pensiero aristotelico: nel rapporto amichevole è fondamentale la persona, ma oltre alla persona va contemplata la fiducia reciproca perché, nel caso in cui venisse messa in discussione da dubbi o giudizi sbagliati, il rapporto potrebbe essere seriamente minato e compromesso.

“Se consideri amico uno e non ti fidi di lui come di te stesso, sbagli di grosso e non conosci abbastanza il valore della vera amicizia”

Oggi è molto frequente chiamare “amico” qualsiasi persona che abbia un nostro numero o un nostro contatto, convinti che lo sia nel vero senso della parola, fino a quando non si termina un rapporto di studio o lavoro e questo scompare senza una spiegazione reale ai nostri occhi. Allora quell’amicizia diventa come ciò che Aristotele ci prospetta, l’amicizia per utilità. Infine Seneca, stoico e purista del sentimento in quanto pathos, delinea l’amicizia come un sentimento estremistico: il vero amico si mette in gioco per vicende che coinvolgono l’altro come se coinvolgessero lui stesso, arrivando persino a sacrificare la propria vita per l’amico.

“Perché, dunque, ti fai un amico? Per avere qualcuno per cui morire, qualcuno da seguire
in esilio, da strappare alla morte anche a prezzo della mia vita.”

DSCN1090_editedQuest’ultimo concetto è davvero troppo esagerato per noi “moderni”: dove lo trovate un amico, anche di vecchia data, disposto a sacrificarsi per voi? È impossibile. Ma allora, accontentiamoci di molto meno…accontentiamoci di avere amici che rimangano al nostro fianco, anche quando le rispettive vite prenderanno strade diverse; amici che si preoccupino, si affannino per noi, come noi stessi facciamo, nonostante il cambiamento di lavoro, università o città… accontentiamoci, magari, di un amico che preferisca condividere con noi un suo successo invece che custodirlo gelosamente senza dirci nulla, come la vittoria di un concorso, di una gara, l’acquisto di un appartamento; infine, accontentiamoci di un amico che trovi il modo di condividere con i propri compagni di vita la sua idea su come crearsi un proprio futuro lavorativo, perché che gusto c’è a possedere qualcosa se non si gioisce di questa con i propri amici? Ai giorni nostri è molto semplice avere amici, ma a quanti è mancata la vera amicizia, che non teme il tempo, l’amore, gli affetti, il denaro e che nonostante tutto permette di guardarsi negli occhi come se nulla fosse cambiato?

“Il filosofo Attalo era solito dire che farsi un amico dà più gioia che averlo, come al pittore
procura più gioia l’atto di dipingere che l’opera finita”

“Potrei menzionarti molti cui non è mancato l’amico, ma la vera amicizia.”

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