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“L’essenziale è invisibile agli occhi”- Il Piccolo Principe

piccoloprincipe[1]Sembra strano, però è vero: anche gli adulti, un tempo, sono stati bambini. E lì, in quell’età che racchiude l’infinito, erano grandi, come solo i piccoli sanno essere. Un momento in cui si è imparato ancora poco dalla vita, ma si ha comunque tutto da insegnare. È questo il senso più profondo de “Il Piccolo Principe”: per conoscere davvero, non si dovrebbe crescer mai. Ce lo racconta Antoine De Saint-Exupéry, nella sua opera più nota – diventata poi uno dei libri più venduti della storia – facendo ricorso alla fantasia, alla magia delle fiabe e alla bellezza pulita delle illustrazioni che animano le pagine. Non un racconto per bambini, o meglio, non solo, semmai un testo di formazione che accompagna nel tempo e che continua ad ispirare, sempre. Una lettura necessaria, imprescindibile.
Un aviatore, in seguito ad un’avaria al motore, precipiterà col suo aeroplano nel deserto, luogo in cui incontrerà il fanciullo dai capelli biondo grano. Il piccolo principe, proveniente dall’asteroide B 612, prima di giungere sulla Terra, dove si imbatterà in due dei più importanti personaggi della storia, la volpe e il serpente, compirà un viaggio lungo tutta la galassia. I sei pianeti visitati sono abitati da figure insolite che lo convinceranno sempre più della stranezza dei grandi.
Con semplicità disarmante, l’autore traspone in forma fantastica alcune vicende biografiche (anche lui pilota, precipiterà nel deserto così come scomparirà nel nulla alla maniera del piccolo principe) ed ecco che allora, quella figurina di età non precisata, col pensiero fisso rivolto alla sua rosa e ai tramonti del suo pianeta, altro non è che l’alter-ego più strutturato e complesso dello scrittore, una parte di sé, la più pura, la più lungimirante, quella che, citando Nico Orengo nella sua prefazione all’opera “[…]ebbe la fortuna di incontrare: dal paese della sua infanzia forse, senza il quale il pilota avrebbe finito per dimenticare come di solito succede ai grandi.” Seguendo questa scia, l’età adulta rappresenta la sintesi di tutti i difetti dell’uomo; vengono dispersi l’entusiasmo, la purezza, l’innocenza e la capacità di stupirsi. Il re senza sudditi che vuole governare per il gusto del potere, il vanitoso che vorrebbe solo essere apprezzato, l’ubriacone che beve per dimenticare la vergogna di bere, l’uomo d’affari con smania di possesso e il geografo ignorante che non si scomoda nello studiare il territorio nonostante manchino gli esploratori, sono vere e proprie allegorie di una condizione fallimentare, quella in cui versano tutti coloro i quali dimenticano che “non si vede bene che col cuore”. Solo il lampionaio suscita ammirazione nel piccolo principe, è l’unico che pensa a tutto fuorché a sé stesso. E quasi tutti i grandi fanno così perché scordano che “l’essenziale è invisibile agli occhi”. In questa affermazione, troviamo il messaggio più possente e profondo di questo ricettario di consigli tradotto in favola universale. Uno dei primi libri con cui confrontarsi, perché educa non solo alla lettura, ma sopra ogni cosa alla vita. Un libro da riprendere spesso in mano in quanto ad ogni età può offrire prospettive differenti ma sempre illuminanti.

Antoine De Saint-Exupéry,  (Le Petit Prince), Bompiani,1949 (2012).

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