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La convergenza artica: Valeria Siclari e le correnti della vita

La convergenza artica, edito da Leonida Edizioni, è il secondo romanzo della scrittrice reggina Valeria Siclari: un cammino interiore tra codici, filologia e rapporti da esplorare

Come può la fine di qualcosa essere così ricca di possibilità?

la convergenza articaUna risposta travestita da domanda, perché nella somma dei giorni si finisce solo per ricominciare, per imparare che non si è imparato mai abbastanza, per lasciarsi dietro germogli di cose ancora da venire da coltivare con cura: si conclude così La convergenza artica di Valeria Siclari, romanzo che si è aggiudicato il Premio Letterario Internazionale «Gaetano Cingari», organizzato dalla Leonida Edizioni, «per l’originalità della trama, il lavoro di ricerca e la padronanza delle tecniche narrative». La giovane e promettente scrittrice – già vincitrice, con Stelle Binarie, del Premio Letterario «Città di Ciampino» e del Premio Rai «La Giara» per la Calabria – torna a far parlare di sé, infatti, con un’opera ricca: di richiami, di rimandi, di consapevolezze che non ce la fanno più a rimanere sopite, ma meritano che venga tolto loro il velo, come le più importanti scoperte.

È una storia preziosa, quella raccontata da Valeria; ci regala un souvenir, un odore che rimane stampato addosso come l’inchiostro sulle pagine, lo stesso che si respira nelle biblioteche: l’essenza magica e senza tempo di fogli a tratti consunti ma sempre in grado di comunicare. L’odore diventa profumo e il profumo un racconto, una nota di colore, il fiore di campo ai lati di una strada sterrata. La convergenza artica è una piccola libreria, solare e accogliente, e gli scaffali sono pieni di poesia e letteratura, di filologia, di ricordi vissuti con persone perse ma immortali, di speranze infrante, di rapporti da ripensare, di altri da dimenticare, di altri ancora tutti da vivere. Infine, in questo mosaico di parole, c’è anche uno sprazzo di mare, luogo di un’imprescindibile confessione dalla quale ripartire senza più paure, perché «allontanarsi dalla realtà e dalle persone che amiamo è profondamente sbagliato e […], a volte, rifugiarsi in quello spazio che ci separa da loro non basta a difenderci». A difenderci, forse, può essere solo il coraggio, la libertà di rischiare e puntare tutto sulla felicità.

Ma Viola, la nostra protagonista, nel vivere la sua vita gioca col suo nome: vìola sé stessa mentre ricerca fuori quello potrebbe trovare dentro. Spende tutte le energie quotidiane per decifrare il codice del mistero, il Voynich, tralasciando di dedicare la stessa attenzione anche alla sua esistenza di donna. Mentre cresce professionalmente, diventando una stimata filologa, perde il contatto con la propria essenza più profonda, sbaglia il punto di vista, distorce la prospettiva, e si perde. Crede ci sia una distanza tra lei e il resto, ma capirà solo alla fine che il resto è la parte residuale di un io che non si conosce.

Una distanza che a pensarci bene è sempre esistita tra me e tutti gli altri. La chiamo la convergenza artica. Come quella che c’è fra il Mare del Nord e il Mar Baltico. Le loro acque, troppo differenti per temperatura e densità, nonostante siano posizionate le une accanto alle altre, non riescono a mischiarsi e non si congiungeranno mai. Sono deviate dai venti in due correnti parallele, divise da una barriera invisibile e insanabile. E così ci sono due mari nel mare,  confinanti e, al tempo stesso, tremendamente distanti.

Viola sboccerà, e renderà giustizia al suo nome maltrattato, quando riuscirà a rendersi conto che tutto ha un senso, nonostante il senso di tutto rimanga a noi precluso. Forse sta tutta qui la bellezza: cedere a questa nostra impotenza, coccolarla, erigerla a lirica d’amore. E, ogni tanto, leggere Wisława Szymborska, la poetessa preferita di Viola e, a dirla tutta, anche la mia.

La convergenza artica, Valeria Siclari, Leonida Edizioni,  pp. 152, € 13,00.

http://www.editrice-leonida.com/Ultime_pubblicazioni/pubblicazioni2015/230-Siclari.htm

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