Articolo

Ballata di uomini e cani

dedicata a Jack London

di e con Marco Paolini

Mira, Teatro Villa dei Leoni

image12 ottobre 2012. Entriamo a teatro e la sala è già gremita, ma non al punto da non trovare due posti, lì in alto, da dove vedi poco il palco, ma hai la visuale completa e avvolgente del luogo sacro in cui ti trovi.

Marco Paolini ha già iniziato: lo vediamo al centro di una compagnia di musici, tutti e quattro dietro dei bidoni di latta, alle spalle un palco spoglio, una pedana centrale sopraelevata, loro in maglietta nera, un’atmosfera che rievoca scene già viste di barboni per strada che raccontano storie…

Chitarra, clarinetto, fisarmonica, voce: la musica è ritmica, veloce, allegra, Paolini dà voce al Jack London che quasi nessuno conosce, rendendo allo scrittore la giustizia che merita: non uno scrittore per ragazzi, più ricordato per Zanna bianca e Il richiamo della foresta, ma un uomo che racconta gli umili, evoca con concretezza l’immagine dell’uomo in cammino da solo sulla sua strada; aderendo a un socialismo tutto suo, romantico ma vitale, London è uno scrittore che si schiera, che vive i movimenti politici e sociali della sua epoca, e osserva con occhio lucido e profondamente umano il degrado delle classi subalterne e allo stesso tempo la bellezza e l’orrore della vasta gamma dei sentimenti umani… e non umani. Perché una presenza costante, in queste storie di uomini, è un cane. Nella storia diventa protagonista assoluto, sacro: è forse il cane, più che i protagonisti umani, a rappresentare la proiezione di tutto ciò che l’uomo non può o non vuole essere, a incarnare il senso della parola “selvaggio”, cui diamo il valore del saper vivere e agire secondo il proprio istinto e la propria sensibilità, secondo un “sentire” autentico e incondizionato.

Questi cani ti fissano negli occhi, non hanno paura, sanno guardare oltre, nel loro silenzio dicono tutto ciò che c’è da dire. Tornano, affiancano, vanno per la loro strada, combattono con l’uomo, lo amano: nel cane è racchiusa una saggezza e una forza straordinaria.

Adottando lo sguardo di un autore che ha vissuto sulla sua pelle le storie del grande Nord, del freddo e della fatica vagabonda, Paolini racconta pezzi come “Preparare un fuoco”, di un’intensità e vivezza uniche, indossando quasi con naturalezza i panni del “marinaio della neve”. Una storia “ai minimi termini”: nessun nome, c’è un uomo che decide di percorrere 48 km a 50 gradi sotto zero, ad accompagnarlo in questa autentica follia è il suo cane; e c’è l’errore, l’incapacità di accendersi un fuoco salvifico per asciugarsi i piedi bagnati, il tentativo disperato di scaldarsi nelle interiora del cane, uccidendolo. La devozione, la lotta… il freddo.

imageIn questi racconti la drammaticità dei sentimenti e delle situazioni si avverte in forme diverse, più palpabili in questo caso, o più celate dall’ironia e dall’umorismo come nella storia di Macchia: quasi una barzelletta, del cane da tiro (da slitta) che non intende spendere le sue energie per tirare, ma mette in atto tutta la sua astuzia per depredare cibo ovunque si trovi; un cane che viene venduto dai suoi padroni almeno 23 volte e che è sempre ritornato con l’aria beffarda di chi è sicuro di essere a posto con il mondo. Il suo padrone vuole ucciderlo, Macchia rappresenta un costo per l’impresa: “Tu fai come vuoi, ma per me… è omicidio!”, con queste parole Paolini dà voce alla bestia. Scatta irrimediabilmente l’ilarità generale, seguita dalla consapevolezza che solo gli occhi puntati addosso di una creatura innocente e pura possono compiere il miracolo di far riflettere l’uomo sulle sue meschinità.

L’ultimo brano, “Bastardo”, è profondamente inquietante poiché narra la vicenda di una coppia “infernale”, di un uomo tremendo e di un cane selvaggio che si giurano odio eterno, e che tuttavia proseguiranno il loro cammino insieme anche nella morte.

Quest’ultimo pezzo è stato proposto da Paolini a Mira la sera del 10 novembre 2012, mentre in apertura, come ho specificato, mi riferisco allo spettacolo di ottobre. Non lo spettacolo fatto e finito, ma le prove.

Se possibile, vi invito ad approfittare di performance come queste, perché solo nella prova ho potuto percepire tutto il calore, l’intensità, la generosità di un Marco Paolini autentico, “sbracato”, assolutamente in sintonia con il suo pubblico, assolutamente dentro la parola di Jack London.

 

Chitarra e voce: Lorenzo Monguzzi

Clarinetto: Angelo Baselli

Fisarmonica: Gianluca Casadei

Animazione video: Simone Massi

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