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“Anna”, il grande ritorno di Niccolò Ammaniti

Lasciarsi, dopo essersi tanto amati, è struggente, ma ritrovarsi è confortante. Cinque lunghi anni hanno diviso Niccolò Ammaniti dai suoi lettori. Ma ora lo scrittore è tornato per riconquistarli con Anna, una storia curiosa e commovente

«Anna dovette spiegare al fratello cos’era la morte. Erano circondati da cadaveri, eppure non sapeva come fare (p.54)».

Niccolò AmmanitiCi aveva lasciati con Io e te nel 2010*, da qualche mese è tornato con Anna. Parliamo di Niccolò Ammaniti, uno degli scrittori italiani contemporanei più talentuosi che, dopo aver conseguito un mirabile successo nel Bel Paese e all’estero, si è – giustamente – concesso cinque anni di “pausa” dai tempi incalzanti dell’editoria di consumo. Dopo le 100 pagine poco convincenti dell’ultimo romanzo, lo scrittore propone ora al pubblico di lettori 270 facciate curiose e commoventi.

Un morbo letale, che colpisce solo gli adulti, si è diffuso dal nord dell’Europa nel resto del continente. In tempi relativamente brevi, i bambini, immuni fino alla pubertà, sono gli unici a sopravvivere. Il resto è nulla e devastazione. Una Sicilia vuota e silenziosa, infatti, è lo scenario della vicenda di Anna e Astor, due fratelli scampati alla “Rossa” e che, forti del loro legame, all’indomani della morte della madre (ultimo rappresentante adulto della famiglia) trascorrono i loro giorni cercando di dare risposte a domande urlate dalle proprie solitudini. Un libro però, meticolosamente stilato dalla loro madre nei mesi precedenti al decesso, diventa la loro guida: l’istinto, l’attaccamento alla vita e il buon senso fanno il resto. Anna (nome ostentato in copertina a caratteri cubitali), sorella maggiore, è protagonista assoluta di questo romanzo, la cui storia intricata è ricca di macabre avventure incorniciate da scenari apocalittici.

«Appena un po’ di luce si insinuava attraverso le tende si sedeva alla scrivania e riempiva risme di carta con una vecchia macchina da scrivere Olivetti. Era entusiasta: – Questo è un capolavoro -. Si avvicinava al bambino e gli accarezzava la testa. – È la cronaca nuda e cruda dell’Apocalisse. Non ho censurato niente.

Ma Pietro non sapeva cosa fosse l’Apocalisse.

– È quando muoiono tutti perché Dio ha detto stop. Vi ho dato un pianeta bellissimo e voi l’avete ridotto una merda.

L’epidemia, secondo Patrizio, era la cosa più straordinaria che potesse accadere all’umanità. Girava nella stanzetta come un orango e parlava, parlava, si faceva domande e si dava risposte fino a quando, sbronzo, crollava su una sediolina a gambe divaricate. (p. 238)».

A livello descrittivo l’impronta stephenkinghiana e quella splatter – arcinote agli appassionati di narrativa ammanitiana – sono riproposte impeccabilmente nelle descrizioni in cui anche le cadute più banali sono propinate al lettore attraverso dettagli raccapriccianti. La scrittura, che privilegia la paratassi, è colma di un lessico semplice e quotidiano, incentivato dai continui rimandi alle marche specifiche di qualsiasi prodotto di consumo citato. Il tempo della narrazione è sovente interrotto da flashback che contribuiscono ad arricchire, di volta in volta, la storia di particolari avvincenti.

Dal procacciamento del “pane quotidiano” al rapimento di Astor, Anna, “adulta” improvvisata della famiglia, si trova costantemente di fronte a scelte difficili. La vicinanza di Pietro e la sua determinazione la indurranno a risolvere ogni peripezia e a rendere concreto l’abbandono della Sicilia per la Calabria felix, che diventa emblema di un cammino intricato caratterizzato da incontri, sforzi, perdite, speranze, ma soprattutto da lotta alla sopravvivenza. Homo homini lupus, infatti, quando si fatica a trovare qualcosa di commestibile da ingerire o quando si affrontano canaglie senza scrupoli. Così il lettore sarà ansioso spettatore, ma allo stesso tempo paziente compagno virtuale di disgustose pappe ammuffite, di dolori fisici, di ansie legate alla difficoltà di prendere decisioni in un mondo in cui reale e irreale si mescolano continuamente.

Niccolò Ammaniti

Numerosi romanzi di Niccolò Ammaniti hanno goduto di trasposizioni cinematografiche (alcune davvero notevoli se si pensa a Io non ho paura [Salvatores, 2003] o a Come Dio Comanda [Salvatores, 2008]) e anche quest’opera sembra una sceneggiatura in potenza. Quale regista italiano o straniero se ne interesserà? Nell’attesa, leggetene tutti!

«Negli ultimi quattro anni di vita Anna aveva sofferto e superato dolori immensi, folgoranti come l’esplosione di un deposito di metano e che le stagnavano ancora nel cuore. Dopo la morte dei suoi genitori era precipitata in una solitudine così sconfinata e ottusa da lasciarla idiota per mesi, ma nemmeno una volta, nemmeno per un secondo l’idea di farla finita l’aveva sfiorata, perché avvertiva che la vita è più forte di tutto. La vita non ci appartiene, ci attraversa (p.141)».

*Non consideriamo Il momento è delicato del 2012 (raccolta di racconti, peraltro non tutti inediti).

Clicca qui per leggere un approfondimento sulle opere di Niccolò Ammaniti.

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