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A labbra nude. Lo sguardo sincero degli scrittori sull’America Latina

Le strade cubane percorse da passi lenti, piedi scalzi, gonne che svolazzano nella notte. L’odore dell’America Latina. I profumi nascosti, selvatici, segreti. Il sapore di storie che nessuno ha mai avuto voglia di raccontare, perché tristi, nostalgiche, interrotte da un groppo in gola. La raccolta A labbra nude. Racconti dall’ultima Cuba abbraccia diversi scrittori che offrono uno sguardo sincero della loro Terra

“Il suo conto è già stato pagato. Le mandano questo”,

e mi consegnò un foglio di carta piegato.

Aprii il biglietto, ma, per quanto mi sforzassi,

non riuscivo a leggere per mancanza di luce.

Il cameriere accese la sua pila e diresse il fascio di luce sul foglio:

“La vita non è così. Buona fortuna”.

 

A labbra nudeCi sono due brani musicali da tenere in sottofondo, o nelle cuffiette, se si è in treno, mentre si legge A labbra nude. Racconti dall’ultima Cuba, l’antologia curata da Danilo Manera. Il primo è La cumbia de la negrita, il secondo è Mi negrita. Due must per gli amanti dei mariachi o semplicemente dell’America Latina. A questi si può aggiungere Malaguena salerosa, rigorosamente cantata da Fabio Mora in un acustico dei Rio del 2007 e, se vogliamo strafare, un album qualsiasi dei Manà (magari uno dei primi).

 

Una volta ricreata l’ambientazione perfetta, la lettura può avere inizio. Tanto per cominciare, non diciamo fesserie. Questo non è un libro da cui non ci si riesce a staccare. Possiamo interromperci ogni qualvolta ne abbiamo voglia o necessità. Perché è uno di quei libri che vanno letti con tutto il tempo del mondo a disposizione. Tra pensieri e riflessioni. Visioni e suggestioni. Il consiglio è quello di assaporare una storia per volta. Gustarne il sapore come si fa con i cibi che ci piacciono, come ad uno di quei pranzi interminabili a cui si arriva affamati e ci si trova davanti a ogni ben di dio.

 

Lasciate che i racconti vi penetrino nella pelle. Come aghi. Spilli che non fanno male. Senza fuoriuscita di sangue. Un’endovena di piacere. Una sensazione di soddisfazione fisica. Quella che pochi libri sono in grado di procurare. Chiudendo gli occhi lo potete sentire tutto quel godimento. È quello dei pomeriggi di calura estrema. Il ronzio del ventilatore che gira. Un rumore che non disturba. L’unico che potete tollerare. La veranda che gronda calore. L’amaca appesa che dondola. Destra, sinistra, no stop. Le zanzare. Girano. I grilli. Il loro cri cri. E il sudore. Il sudore incontrollabile che scorre lungo il corpo come se fosse acqua sotto la doccia. I capelli appiccicati sulla fronte. Il vestito è quello più leggero che siete riusciti a ripescare nel vostro armadio. Con le bretelle e lo scollo vertiginoso verso l’insenatura dei seni. Corto, troppo corto per sedersi. O la camicia bianca di lino che la vostra lei vi ruba sempre, indossandola come se fosse un caftano.

 

Ma c’è quel sudore inarrestabile che si impadronisce di tutto. Unisce i corpi. Non lascia scivolare le lenzuola. Ha il sapore dell’oceano. È salato come niente al mondo. È salato sulle labbra nude. Sulle lingue che si cercano. Sui corpi delle donne cubane protagoniste della raccolta che state leggendo. Sono belle. Molto belle. Dalle forme sinuose. Appaiono come strumenti musicali. Desiderabili. Passionali. Ma sofferenti. Malinconiche. Nostalgiche. Fortemente segnate dal destino che la vita ha loro riservato. Non si lasciano più ingannare dalle belle parole, dalle promesse, dalle passioni amorose, dai sogni infranti troppe volte, dalle paure condivise, dal domani. Dagli uomini.

 

Gli uomini, anche loro sfiancati dalle temperature esagerate. Sedotti, abbandonati, innamorati, speranzosi, pervasi dalle illusioni, fradici di convinzioni. Uomini e donne, che si trovano. Direbbe Pinketts, perché “i simili non si cercano, i simili si trovano”. Si ritrovano, direi, alla maniera del Simposio di Platone. Si riconoscono. Si fanno propri. Si danno l’uno all’altra perché l’amore è darsi, non prendere. E poi si perdono di nuovo. Perché la vita fa tanti giri diceva Transito ne La casa degli spiriti. Poi aprite di colpo gli occhi. La musica è finita. Cuba è lontana. Siete in treno, la prossima è la vostra. Siete a letto, lei/lui già dorme. Al parco, l’ombra ha raggiunto la vostra panchina, meglio andare via. Siete sul divano di casa. Accanto a voi A labbra nude. Racconti dall’ultima Cuba. Anche le ultime pagine sono state divorate dalla vostra avidità di lettore. La lingua percorre le labbra. Uno strano sapore in gola. Sembra quello del sale.

 

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