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L’eliminazione delle amenità

Non molto tempo fa, durante una puntata del programma televisivo di Raitre “Ballarò”, è stata ospite il Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini e durante uno dei suoi (in)felici interventi ha dichiarato: «Piuttosto di tanti corsi inutili in Scienze delle Comunicazioni o in altre amenità servono profili tecnici competenti che incontrino l’interesse del mercato del lavoro» suscitando un certo malumore tra i laureati e i laureandi in Scienze della Comunicazione, e non comunicazioni come affermato dal ministro.

A questo punto, bisogna capire quali siano queste altre amenità. Presto detto: l’agenzia che valuta gli atenei e che decide sugli stanziamenti alla ricerca ha incluso solo scienziati e università settentrionali nei criteri di valutazione, provocando le proteste accese di umanisti e docenti del Mezzogiorno.

Non sono mancati commenti fuori luogo da persone non proprio vicine al governo: uno su tutti, Piergiorgio Odifreddi, che, con la sua spocchia tipicamente scientista, non ha perso l’occasione di riproporre, in versione virtuale sul suo blog, la solita e noiosa disputa tra umanisti, che ritengono le scienze esatte troppo “manualistiche” e scienziati, che definiscono le materie umanistiche, appunto, sciocchezze e amenità.

È quantomeno ridicolo parlare di lobby umanista, quando proprio le materie scientifiche, dati alla mano, sono quelle ritenute più blasonate e il poveretto che si iscrive a lettere o a scienze storiche è visto come un perdigiorno che non ha voglia di studiare. Un consiglio al signor Odifreddi: non si avventuri in discorsi del genere quando lo “sfaticato” di turno starà preparando una sciocchezza d’esame come “Storia medievale”, potrebbe diventare violento.

Il matematico originario di Cuneo non è nuovo alle spiacevoli uscite: non tantissimo tempo fa aveva stroncato “La montagna incantata” di Thomas Mann , definendo il celebre scrittore tedesco “logorroico”.

Snobbando la letteratura, l’arte e la storia, si sta confermando, in maniera sempre più decisiva, un processo di involuzione culturale. Conseguenza più che sensata nell'(ex)Belpaese, ora terra di  postriboli (quelli veri) tristemente giustificati da una grandissima parte di abitanti lobotomizzati.

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