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La neve umile

Illustrazione, in stile leonardesco, di Elisa Moi

Illustrazione, in stile leonardesco, di Elisa Moi

Trovandosi alquanta poca neve appiccata alla sommità d’un sasso, il quale era collocato sopra la strema altezza d’una altissima montagna, e raccolto in sé la maginazione, cominciò con quella a considerare, e infra sé dire: «Or non son io da essere giudicata altera e superba, avere me, piccola drama di neve, posto in sì alto loco, e sopportare che tanta quantità di neve quanto di qui per me essere veduta po’, stia più bassa di me? Certo la mia poca quantità non merita quest’altezza, ché bene posso, per testimonianza della mia piccola figura, conoscere quello che ’l sole fece ieri alle mia compagne, le quali in poche ore dal sole furono disfatte; e questo intervenne per essersi poste più in alto che a loro non si richiedea. Io voglio fuggire l’ira del sole, e abbassarmi, e trovare loco conveniente alla mia parva quantità.» E gittatasi in basso, e cominciata a discendere, rotando dall’alte spiagge su per l’altra neve, quando  loco basso, più crebbe sua quantità, in modo che, terminato il suo corso sopra uno colle, si trovò di non quasi minor grandezza che ’l colle che essa sostenea: e fu l’ultima che in quella state dal sole disfatta fusse. Detta per quelli che s’aumiliano: son esaltati.

                                                                                        La neve umile, Leonardo Da Vinci

Ci sono sere in cui, prima di andare a dormire, ho bisogno di leggere qualcosa, anche solo per un paio di minuti: è una sorta di ninna nanna che mi canto sola, uno scacciapensieri che serve ad allontanare incubi e ad avvicinare bei sogni. Qualche tempo fa ho scelto un piccolo volume verde con gli scritti di Leonardo Da Vinci; sfogliando le pagine mi sono imbattuta nell’istruttiva favoletta riportata sopra, quella della neve  umile. Mi sono addormentata con un sorriso. Al risveglio il mio primo pensiero è stata la neve, la sua umiltà, la sua grandezza. Nell’inconsapevolezza di essere grandi si è grandi in modi straordinari. Parlo di una inconsapevolezza pura, onesta, vera. Un non saper(si) abbastanza, un vedere che racchiude in sé qualche paura. Niente in comune con la (falsa) modestia, che mi è sempre sembrata  una esaltazione che parte da una negazione. Solo, appunto, umiltà: credersi “piccoli”, mai arrivati, predisposti al cambiamento, smaniosi di imparare, col coraggio della curiosità, con il timore dello sbaglio, aperti alle critiche ma mai intrappolati nel giudizio, in continua crescita. L’umiltà è un dono, più dell’intelligenza, più della bontà, più della saggezza. È tutte queste cose insieme, una sintesi che supera e travalica i singoli elementi. Dovremmo essere un po’, e sempre, come la neve di Leonardo, pervasi da interrogativi costanti che ci avvicinano al senso delle cose. Pieni di dubbi, che sono aperture verso il mondo, di buchi che riempiono le proprie mancanze  nella ricerca di un miglioramento. Niente di deleterio, alla fine il sole entra da quelle fessure e non ci lascia più. Regala la luce, bellezza che nasce dalla perseveranza, grandezza custodita e esplosa nel piccolo. Una forza, l’umiltà, che ci salva dal più freddo degli inverni, e ci rende immensi.

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