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I DOLORI DEL GIOVANE KURT

 Cobain4“Ricordiamo Kurt per quel che era: attento, generoso e dolce. La sua musica rimarrà con noi. L’avremo per sempre. Kurt aveva un’etica rispetto ai fan radicata nella mentalità punk: nessun gruppo è speciale, nessun musicista è un re. Se hai una chitarra e tanta anima allora dacci dentro e fallo sul serio, sei tu la superstar… Era a questo livello che Kurt ci parlava, nel nostro cuore. E sarà qui che resterà la sua musica, per sempre.” (Krist Novoselic)

 “Uso frammenti del carattere degli altri per costruire il mio.”  (Kurdt Cobain)

“Probabilmente non ho mai conosciuto nessuno che secondo me fosse compatibile con la mia volontà intellettuale, spirituale e umoristica.” (Kurdt Cobain)

Cobain KurtIl rock è morto nell’aprile 1994 a Seattle? Poco probabile, semmai si sarà arenato su una stella, l’ennesima  che con un gesto estremo, il suicidio, mise a tacere il mondo intero e quella opinione pubblica che si era divisa in perbenisti, pronti a puntare il dito, e fans sensibili, sbigottiti e tristi per la perdita di un caro amico.

Non sarà mai facile capire cosa si celasse dietro quegli occhi azzurri e quei capelli biondi. Dietro quel mondo che molti ammiravano e che pochi capivano. Kurt Cobain era tutto per tanti e poco per molti e il suo successo nato e finito con i Nirvana, non era riuscito a smorzare quel malessere che portava dentro. Proprio come avveniva per il Werther di Goethe, il leader della rock band di Seattle decise di farla finita con un colpo da arma da fuoco il 5 aprile 1994, lasciando il mondo a bocca aperta.

Già qualche tempo prima, proprio a Roma, fu ritrovato dalla compagna Courtney Love in una camera da albergo privo di sensi e dopo un celere ricovero si capì che aveva ingerito un mix di farmaci e alcol. Un’avvisaglia? Probabile. Così come il suo rifiuto di essere una rock star amata da milioni di giovani.

Courtney Love and Kurt Cobain - Image by © Dora Handel/CORBIS OUTLINE

Courtney Love and Kurt Cobain – Image by © Dora Handel/CORBIS OUTLINE

Agli inizi degli anni ’90 tirava aria di rivoluzione musicale consolidatasi per mezzo dell’esplosione dei Nirvana e del loro “grunge”, movimento rock formatosi a Seattle, che siglavano un successo smisurato nelle varie hit mondiali. Nevermind (1991) dei Nirvana aveva venduto milioni di copie e su Mtv il video di Smells like teen spirit, loro cavallo di battaglia, era tra i clip più trasmessi dalla nota emittente musicale. Un successo planetario poi affermatosi nel 1993 con In Utero (si veda http://pauranka.it/cultura/musica/20-anni-di-nirvanismi-con-in-utero/) e nel 1994 con Mtv Unplugged in New York, lavoro uscito postumo alla morte di Cobain e che ripercorre il memorabile acustico registrato negli studi della Grande Mela.

In Italia molti ricorderanno anche il concerto tenutosi presso il Palaghiaccio di Marino vicino Roma, dove la band statunitense nel loro ultimo tour tenne una performance non certo fantastica ma che vedeva la presenza di migliaia di fans. Rimane tra l’altro leggendaria la presenza del trio formato oltre che da Cobain, anche da Krist Novaselic e Dave Grohl (con il neo chitarrista Pat Smear), all’interno del programma di Serena Dandini e Corrado Guzzanti, “Tunnel”, in cui eseguirono due splendidi brani: Serve the servents e Dumb.

Cos’è rimasto da allora? Certamente un’eredità pesante e un cumulo di brani che vecchie e nuove generazioni si sono trasmesse, ricordando un giovane che aveva vissuto il successo in maniera estremamente drammatica, incapace di dare un senso a tutto quello star system (forse vero e proprio complice di una scomparsa prematura e inconcepibile!?).

KCAlcune importanti testimonianze da parte di chi ha ascoltato la musica di Cobain e la sua band:

Secondo me Cobain è stata l’ultima rockstar ma, al contempo, è stato anche l’ultimo anti-divo. Da una parte è paragonabile a Freddy Mercury o Elvis, dall’altra a personaggi deceduti come Ian Curtis, Stiv Bator o Jeffrey Lee Pierce. Cobain era un ragazzo semplice ma sensibile, un ragazzo che trovò nel punk rock una valvola di sfogo, quasi una via di fuga dai pensieri e dai malanni che lo tormentavano quotidianamente. Purtroppo, alla sana passione per la musica subentrò quella per l’eroina. Dipingere un suo ritratto è difficile. Difficile perché pieno di contraddizioni. Cobain era l’uomo che vendeva milioni di copie e finiva su Mtv. Ma Cobain era anche il punk che amava la scena underground e, in un certo senso, la rimpiangeva. La sua depressione è stata accentuata dalla vita di coppia con una donna senza scrupoli e da un successo giunto inaspettatamente. Un successo che solo in parte lo gratificò. Poi la sua morte. Quel tragico cinque aprile del 1994. Ci sono molte teorie sul suo decesso. C’è chi parla di omicidio (commissionato dalla moglie) e chi , invece, crede alla versione ufficiale dei fatti. Non so cosa scrivere a riguardo perché le tesi che in un primo momento possono apparire come “complottiste” hanno in realtà molte punti a loro supporto. In ogni caso la sua sofferenza è stata quella di un’intera generazione. Una generazione orfana delle utopie, dei miti e degli idoli. Una generazione precaria a livello esistenziale. Come scritto in apertura: l’ultima rockstar e l’ultimo anti-divo della storia del rock.

Davide

Io i Nirvana li ho conosciuti dopo la morte di Cobain… ero troppo piccola quando lui ha deciso di lasciarci. Che dire? I suoi testi, la sua musica dura e ruvida, hanno fatto da colonna sonora alla mia adolescenza. Il suo disagio è diventato sfogo del mio disagio. Lo si sentiva in ogni nota, in ogni urlo, la chitarra maltrattata, il suono a volte sporco e pesante, un genio che non riusciva ad adattarsi a quello che era il suo successo. Aveva bisogno della musica per essere sé stesso, era felice del successo e ne era distrutto allo stesso tempo. La rockstar ha ucciso il rocker. Ho appena letto uno speciale su Rolling Stone, un’intervista a Grohl, Novoselic e al produttore di In Utero. Raccontano il processo di creazione dell’ultimo album dei Nirvana, ma io direi di Cobain, tutto in presa diretta, tutto veloce, tutto espresso con malessere: Cobain ne era contento e sopraffatto, lo diceva che non avrebbe creato niente di meglio. Ho sempre pensato che la teoria del complotto servisse per creare “Il Mito”; Cobain era un disadattato e come tale ha fatto la sua scelta: lasciarci una scheggia nel cuore… la morte come libertà, assurdo vero? Forse però per lui era l’unica possibilità.

Vera

Cobain e il cinema

filmLast days di Gus Van Sant

A/R Andata + Ritorno di Marco Ponti

Venuto al mondo di Sergio Castellitto

about a sonKurt Cobain: About a son di AJ Schnack

 

Si sta ideando un film sul leader dei Nirvana che potrebbe uscire prossimamente. Un progetto che ha le medesime caratteristiche di The Wall del 1982.

Curiosità

Tempo fa uscì questo cartoon https://www.youtube.com/watch?v=C1Z2BkZaOQc che riprende un’intervista di Cobain rilasciata a John Savage nel 1993.

singolo NirvanaLe copie stampate in vinile nero a 45 rpm di Love Buzz, primo singolo dei Nirvana, furono 1.000 con copertina numerata a mano mentre 100/200 copie vennero ripartite con cover non numerata.

 

Il nome “Kurdt”, al posto di Kurt, viene utilizzato in testi o pensieri composti dal frontman dei Nirvana.

 

figlia Kurt

Oramai cresciuta, ecco ora Frances Bean figlia di Kurt.

 

 

 

 

 

Cobain a Roma1989, prima volta di Cobain a Roma con i Nirvana.

 

 

 

 

denotaKurt Cobain nell’opera di Frank Denota (foto di Achille Salerno).

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