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Harvey Milk School: una scuola per persone LGBT

Esiste a New York la Harvey Milk High School, una scuola speciale che recupera studenti emarginati principalmente per via del loro orientamento sessuale, spesso vittime di odio, violenza o abusi. Per questo è dedicata a Milk, primo politico gay dichiarato e famoso militante di San Francisco, ucciso nel 1978.

La Harvey Milk School nasce nel 1985 come progetto sperimentale dell’Hetrick Martin Institute, un’organizzazione LGBT che propose, con il Dipartimento per l’Educazione della città di New York, di aprire un piccolo centro che garantisse una continuità nell’istruzione di tutti quei ragazzi con difficoltà legate alla sfera sessuale. Nel 2002, grazie a un finanziamento di più di tre milioni di dollari, la scuola è diventata una struttura pubblica.

Non ci s’iscrive direttamente alla Harvey Milk. La scuola è aperta ai ragazzi tra i 15 e i 18 anni che abbiano già frequentato almeno un altro istituto e riscontrato in precedenza una oggettiva difficoltà a terminare il percorso di istruzione: a causa del bullismo, di un ambiante familiare ostile e delle problematiche legate alla comprensione e all’accettazione della propria identità sessuale. Per questo, la mission della scuola è di creare un ambiente sano, seguito, privo di pregiudizi, che dia ai ragazzi la possibilità di stabilire con l’aiuto di psicologi ed educatori la propria individualità, aiutandoli nel raggiungimento del diploma e conferendo loro la giusta consapevolezza, utile ad affrontare il mondo del lavoro, l’università, ma soprattutto la vita e gli ostacoli che pone davanti. Le materie insegnate sono inglese, matematica, arti e alcune più professionalizzanti come, ad esempio, l’informatica o la cucina.

Non sono mancate le controversie. Mike Long, del Partito Conservatore di New York, ha giudicato il progetto come tentativo di mera “ingegneria sociale” e sperpero di denaro pubblico (ricordiamo che il progetto è stato fortemente appoggiato dall’allora sindaco Bloomberg, in quel momento repubblicano ma molto aperto in materia di diritti civili). L’attacco di Long fornisce un punto di vista interessante: esiste forse un modo diverso per insegnare agli omosessuali? C’è forse una matematica gay? Ovviamente no, ma ci sono degli aspetti sociali di cui non si può non tenere conto.

Il solo Stato di New York conta quasi 20 milioni di abitanti e poco meno della metà risiedono nella City. L’odio e la violenza per motivi di razza, religione e orientamento sessuale sono fenomeni ancora molto diffusi e difficili da controllare in un tessuto urbano tanto ampio e variegato. Quello del bullismo è un fenomeno poco visibile, ma che spesso induce a una condizione di segregazione sociale pericolosa per lo sviluppo della persona, specie in un’età tanto delicata quanto l’adolescenza. Non sono sufficienti le politiche di sostegno e sensibilizzazione e così la Harvey Milk School trova la sua ragione di esistere: essa opera nel difficile contesto dell’emarginazione, con una politica di recupero e di re-inclusione sociale. È ovvio che in Italia un esperimento del genere non potrebbe trovare luogo, ma questo ci deve far riflettere sulla necessità di rafforzare nel nostro sistema formativo la cultura della diversità, appoggiando incondizionatamente ogni programma di sensibilizzazione e di educazione al rispetto e alla tolleranza.

 

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