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L’ex Comac di Soverato cambia pelle e diventa fucina culturale

Una fabbrica abbandonata e tre ragazze piene di idee che decidono di rilanciarla. Succede a Soverato, in Calabria. E solo due parole d’ordine per i prossimi mesi di lavoro: “riqualifica” e “fare rete”

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Federica Caglioti, direttore artistico

C’era una volta la Comac. Anzi c’è sempre stata. Da molti anni non più attiva come fabbrica di materiali edili, vuota e ingombrante – da che io ne abbia ricordo -, è parte integrante della città di Soverato. Oggi finalmente affronta una vera e propria rinascita. Nella terra dove di solito “non si può” (la Calabria) tre giovani ragazze, Federica, Francesca e Debora, appassionate d’arte e di musica elettronica, grazie al sostegno della politica locale, hanno stilato il progetto “ex Comac” e dal primo luglio al primo settembre trasformeranno il vecchio capannone industriale in un laboratorio culturale.

“Riqualifica” e “fare rete” sono le parole d’ordine di questa avventura appena avviata. Così Federica – una delle “tre moschettiere” – mi racconta il fascino subito da Francesca di fronte all’immobile in disuso e di quanto questo, da lì a poco, sarebbe diventato per tutte fonte di ispirazione: “D’altronde Superbo, la nostra associazione – dice – si occupa proprio della riqualifica di edifici abbandonati”. “L’idea iniziale – prosegue – era quella di trovare una location, sempre a Soverato, che ospitasse la prima edizione del “Mare mare festival”, rassegna di musica elettronica. Qualche confidenza con amici e, poi, il consigliere Marco Polimeni, trait d’union con la politica soveratese. Ed è subito rete. Il nostro progetto è stato l’unico a concorrere per il bando sulla riqualifica dell’ex Comac e, quindi, è risultato vincitore. Non c’erano soldi, ma la certezza che quella struttura, tanto decadente quanto affascinante, fosse almeno fruibile gratuitamente*”.

L’investimento di fondi personali e l’aiuto di piccoli sponsor privati hanno incentivato nel concreto la realizzazione di un calendario ricco di eventi eterogenei, volto a portare sulla costa ionica una proposta culturale innovativa e un turismo creativo. Così la Perla dello Jonio non sarà solo meta di buoni ristoranti, lidi che affacciano su un mare cristallino o discoteche all’avanguardia.

E non di sola musica elettronica o dj-set si vivrà, ma anche di arte. All’interno dell’immobile, infatti, si alterneranno numerose installazioni. Fino a due giorni fa, ad esempio, è stata protagonista quella luminosa della coppia di artisti “Quiet ensemble”. Ed ora, invece, Massimo Sirelli è già a lavoro per la realizzazione – grazie al riciclo di cassette nere della frutta – di un mega-robot con occhi e cuore lucenti.

Workshop, poi, si avvicenderanno a manifestazioni sullo street food. Così, nello specifico, alcuni ragazzi di Crotone insegneranno ad appassionati e non ad assemblare la bicicletta dei propri sogni e grazie al greenexpo di “Ecoplanner”, invece, saranno fruibili espositori volti a far conoscere le eccellenze ecosostenibili made in Calabria.

Largo spazio, ancora, a serate in cui protagonista sarà la danza – il tango argentino, ad esempio – unite a degustazioni di vini.

Come sta vivendo la città di Soverato questa nuova iniziativa? La stampa locale e nazionale è sulla stessa lunghezza d’onda: elogia tanto la politica quanto le ragazze di Superbo per il vento di novità culturale che stanno apportando. Non manca, però, qualche critica sull’edificio, che fortunatamente è stata smentita dall’amministrazione comunale. Incuriositi, infatti, abbiamo sentito anche il vicesindaco, Pietro Matacera, che ci tiene a mantenere la linea già tracciata dal sindaco Ernesto Alecci: “Tutto è sotto controllo e nulla è stato lasciato al caso. L’area, che nessun decreto definisce di archeologia industriale, è completamente a norma sia da un punto di vista strutturale che commerciale. Non sono state apportate, a livello edilizio, modifiche alcune all’ex fabbrica se non l’eliminazione a costo zero per l’ente di un pericoloso tetto in legno contenente persino eternit, mentre intense sono state le pulizie dello stabile – gestite in completa autonomia dalle curatrici del progetto – da anni ridotto a mero contenitore di carcasse d’animale e di sporcizia varia”.

Federica, Francesca e Debora, insomma, per due mesi apriranno la strada verso un nuovo modo di fare cultura. Un loro amico, tornato da Berlino, vedendo l’edificio, e quello che di nuovo conteneva, è rimasto così impressionato da pensare di non essere mai andato via dalla capitale tedesca. Soverato come Berlino, quindi? Con in più un mare terso a pochi passi, aggiungerei. La ex Comac ci piace immaginarla proprio così: ancora una fabbrica, in divenire però. Da produttrice di quarzo e materiali edili a fucina culturale.

* l’ex Comac, infatti, è un edificio privato in vendita, ma senza acquirenti. Di recente il comune ne ha ottenuto la concessione gratuita per tre anni, ndr

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Da sx: Debora Gentile, Federica Caglioti, Maria Francesca Sansotta

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