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Youth, la singolare bellezza di Sorrentino

Youth: un’acuta analisi sulla vita e sull’individuo che affronta il proprio destino, studia la propria natura per mezzo di un’indagine intima e si confronta con i propri simili giungendo spesso a superare quegli ostacoli che si è costruito nel corso degli anni

«il film si intitola Giovinezza perché è il futuro che mi interessa, il futuro come uno spazio di libertà, una condizione dell’esistenza che non ha che fare con l’età anagrafica»

(Paolo Sorrentino)

youthIl nuovo film di Sorrentino, Youth – La giovinezza, si impone per la sua singolare “bellezza”, per l’immagine ricercata, le musiche deliziose e le intense storie umane. Il regista napoletano non ci consegna una comune pellicola intessuta di vicende banali, ma la sua arte scatena nello spettatore profonde riflessioni su un mondo in cui dominano le apparenze.

Il cineasta Sorrentino sembra contenere in sé un po’ di Kubrick in stile italiano, Paul Thomas Anderson versione 2.0 e un Fellini cinicamente moderno. Ispirato e sognatore, l’autore de L’amico ritrovato e Le conseguenze dell’amore aggiunge all’innata eleganza interpretativa di mostri sacri quali Micheal Caine e Harvey Keitel un’intensità e uno spessore senza eguali, caratteristiche che si colgono scena dopo scena. I personaggi da loro interpretati, infatti, prendono vita tra le mura di un lussuoso hotel svizzero e su di uno sfondo armonioso e quasi surreale, luogo mistico in cui suoni, scenari e individui emergono come parte di un totalità più vasta.

La storia si abbellisce di altri protagonisti: Fred, compositore di orchestra corteggiato dalla Corona Inglese, e Mick, attore non più giovane che vuole realizzare un notevole film. Accanto ruotano figure come la figlia di Fred, Lena (Rachel Weisz), fresca di abbandono coniugale, e il giovane attore hollywoodiano Jimmy Tree (Paul Dano), alla ricerca di ispirazione per il suo nuovo personaggio.

Youth –  La giovinezza, così come il precedente capolavoro di Paolo Sorrentino, La grande bellezza, nasce da un’acuta analisi sulla vita e sull’individuo che affronta il proprio destino, studia la propria natura per mezzo di un’indagine intima e si confronta con i propri simili giungendo spesso a superare quegli ostacoli che si è costruito nel corso degli anni.

La senilità funge nel film da strumento utile per concepire l’esistenza in tutta la sua essenza: si mostra verosimilmente e al contempo si nasconde, e sembra plasmarsi con la giovinezza, che pare spesso fuggire. Come spiega Mick in una scena del film, bisognerebbe guardare alla vita come fosse un cannocchiale, il quale mostra le cose molto vicine (la gioventù) ma anche quelle lontane (la vecchiaia). Il film di Sorrentino, che si vivifica ulteriormente attraverso l’esperienza di un campione di calcio ormai in pensione (riferimento al grande Maradona) e a quella di una giovane ragazza che si concede agli anziani ospiti dell’hotel, grazie a queste metafore assume una straordinaria potenza, estetica e comunicativa.

Dedicato a un grande interprete del nostro cinema, l’immenso Francesco Rosi, Youth è un film forte, visivamente perfetto e che vanta, peraltro, un cast eccezionale: Micheal Caine, Harvey Keitel, Rachel Weisz, Paul Dano e Jane Fonda.

«Per me l’età è una questione di atteggiamento, se hai passione e vitalità nello spirito puoi rimanere giovane per tutta la vita»

(Jane Fonda)

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