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“War horse”, cavallo da… melodramma

Il nuovo film di Spielberg tra guerra e sentimentalismo

Il racconto della prima guerra mondiale visto attraverso le vicende legate a un cavallo da guerra. Questa è l’idea che sta alla base di “War horse”, ultimo film di Spielberg attualmente nelle sale. Un’ idea che potrebbe anche non essere malvagia, ma che è realizzata in un film per molti aspetti deludente. Più che essere un film sull’ atrocità della prima guerra mondiale, infatti, la pellicola ruota soprattutto intorno all’amicizia tra il cavallo Joey e Albert, un ragazzo inglese figlio di umili contadini. Il padre di Albert, per voglia di rivalsa sul suo proprietario terriero, acquista a caro prezzo il cavallo Joey e Albert riesce a domare questo purosangue e a renderlo utile per la fattoria semplicemente parlandogli. Qui sta probabilmente la pecca maggiore del film, l’eccessiva umanizzazione del cavallo, che rende molte cose poco credibili. A Joey manca praticamente solo la parola e ricorda il cavallo di animazione “Spirit”: in fondo la storia stessa sembra più adatta ad un film di animazione per bambini che a un film di guerra vero e proprio.  Ad onor del vero nel film la guerra c’èalcune scene belliche sono interessanti e presentano anche tratti di drammaticità, ma il tutto finisce per fare da sfondo alla “love story” tra Albert e Joey, divisi dallo scoppio del conflitto ma di nuovo uniti, dopo che il cavallo finisce da una parte all’altra della trincea, nello smielato happy ending. Incredibile che un regista come Spielberg abbia potuto girare la diabetica scena finale di “War horse”, già vista e rivista, che vede il ritorno a casa degli eroi nella prateria alla luce del tramonto, in un trionfo melodrammatico di retorica e buoni sentimenti. Va bene il cinema pop, ma qui il regista di “E.T. L’ extraterrestre” sembra aver esagerato. Il film sarà probabilmente amato soprattutto dagli amanti del genere (equino) e da alcuni membri della PETA, ma fondamentalmente si fanno ammirare solo scenografia e costumi.



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