Articolo

Vincenzo da Crosia: l’unico peccato è la mancanza di amore

Vincenzo da Crosia, seconda opera del regista Fabio Mollo, racconta l’incredibile vita di Vincenzo Fullone: dalle visioni della Madonna, al rivivere la passione di Cristo sul proprio corpo, al farsi uomo fra quegli uomini che dubitavano di Lui

Nel 2003 il rapper italiano Caparezza pubblica per la EMI il suo secondo album in studio: Verità supposte; all’interno della raccolta, un verso di un brano recita così: «Il secondo album è sempre più difficile nella carriera di un artista».

Se per un attimo estrapolassimo la frase dal suo contesto e l’applicassimo a tutti quegli artisti che hanno da poco realizzato le loro opere seconde, uno su tutti il regista e sceneggiatore Fabio Mollo, ci renderemmo conto di come l’artista calabrese abbia non solo realizzato un’opera difficile, ma anche molto, molto forte.

Vincenzo da CrosiaAvevamo lasciato Mollo alle prese con l’opera prima Il Sud è Niente  che ha fatto incetta di premi in tutto il mondo – e ora tornerà nei cinema con il docu-film Vincenzo da Crosia, presentato in concorso al 33° edizione del Torino Film Festival nella sezione TFFDOC/ITALIANA.DOC. Il film si è aggiudicato la Menzione speciale del premio AVANTI, con la seguente motivazione:

«Per aver portato alla luce una storia accantonata del nostro passato recente, dagli inattesi risvolti umani, politici e poetici. Trattando con delicatezza un’imponente mole di materiale di repertorio, il film trascina lo spettatore in uno stato di sospensione, a suo modo magica, circa la veridicità dei fatti testimoniati».

Ma chi è Vincenzo?

Vincenzo Fullone, ora quarantatreenne, dagli anni che vanno dal 1987 al 1992, fu testimone delle apparizioni della Madonna avvenute a Crosia, comune nella provincia di Cosenza. Con il passare degli anni le apparizioni divennero sempre più frequenti e Vincenzo, oltre a cadere in estasi, si ritrovò a vivere sul proprio corpo le varie fasi della passione di Cristo. La sua storia giunse addirittura in Vaticano, finché non si decise di accantonare il tutto.

Al di là dell’esorbitante materiale di repertorio – all’incirca 500 ore visionate per un totale di 9 mesi di montaggio! – molto forte e scioccante è ciò che a poco a poco emerge e quasi va a sovrastare la figura del Vincenzo veggente/mistico: la figura del Vincenzo uomo, con dei retroscena nella sua storia più intima e personale che raggelano lo spettatore.

Nasce spontanea, quindi, un’analisi sul Sud e, in particolare, sull’essere calabreseIl calabrese è esattamente come la terra in cui abita: aspro ed intenso. Il ritratto sociale è quello di un calabrese totalmente incapace di esprimere i propri sentimenti perché li dà per scontati, come se non ci fosse bisogno di esprimerli; un calabrese per cui «va tutto bene» e «niente, non c’è niente». Un calabrese ancora incompreso, perché incompiuto come le innumerevoli costruzioni del non-finito che compaiono ovunque. I calabresi sono binari paralleli che l’orgoglio, la testardaggine e la “vergogna” non fanno incontrare. Il calabrese è tutto terra e fatica e quando non reagisce per un qualcosa che dovrebbe essere un suo diritto – come la Vita – non gli restano che due cose: la Fede ed il Mare, «e così, sembra che se guardo alla fine del mare, posso vedere il mio futuro. È l’unico posto dove puoi guardare lontano»*.

Il documentario è stato realizzato in maniera classica: intervista faccia a faccia alternata alle immagini di repertorio alle volte proposte in maniera non cronologica, ma che vanno ad evocare ciò che è stato il percorso del protagonista. Il racconto realizzato dallo stesso Vincenzo è così forte, semplice ed emozionante che applicarvi una struttura narrativa per rendere più moderno il lavoro sarebbe stato un “peccato”.

Oltre alla narrazione stessa e alle immagini che riempiono lo schermo – sconvolgendo lo spettatore – le musiche affidate a Rhò, Nils Frahm, Giorgio Giampà, Berlinist e Big Charlie, avvolgono il tutto senza appesantire il lavoro. Il documentario, prodotto dalla Wildside in collaborazione con BOATS – Based On A True Story, viene inoltre arricchito da quella particolare “sospensione” che il regista Fabio Mollo e il montatore Filippo Montemurro (già montatore per Il Sud è Niente) riescono a creare: un mix di leggerezza, tatto e profondo rispetto e verso la storia e verso il protagonista.

In questo docufilm non si prendono parti, ma si mostra soltanto, portando la storia sullo schermo. Non si trovano risposte, ma tante domande. Pertanto, in attesa che il film giunga nelle sale, vi rimandiamo alla pagina ufficiale del regista http://www.fabiomollo.com/ dove è possibile trovare maggiori informazioni riguardo ai suoi lavori e concludiamo con le dichiarazioni ufficiali che lo stesso Fabio Mollo rilascia su Vincenzo da Crosia, dichiarazioni che rendono al meglio qualsiasi concetto da noi esprimibile:

«Quella di Vincenzo non è solo la storia di un veggente, delle sue estasi e dei suoi miracoli. È soprattutto la storia di un uomo a cui da bambino è stata tolta la possibilità di sognare e che, crescendo, ha lottato con tutto se stesso, attraverso il possibile e l’impossibile, per riconquistarla. Perché “l’unico vero peccato è l’assenza di amore”. E quell’amore è l’unico miracolo in cui credere»

*Frase pronunciata dal protagonista del cortometraggio Giganti (2007), dello stesso regista Fabio Mollo.

 

blog comments powered by Disqus