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Trumbo – L’ultima parola

Vivere in una fredda Hollywood scissa fra il nero delle liste e il dorato dei suoi premi. Trumbo – L’ultima parola: un film sulla libertà che tutti dovrebbero vedere per diventare un po’ più liberi

trumbo - l'ultima parolaLa prima domanda che viene da porsi dopo la visione di Trumbo – L’ultima parola, film distribuito dalla Eagle Pictures e che giungerà nelle sale italiane il prossimo 11 febbraio 2016, è: perché accanirsi tanto contro un autore cinematografico? Occorre procedere con ordine, facendo non soltanto una distinzione – a grandi linee – fra l’industria cinematografica italiana e americana, ma, necessariamente, anche collocando storicamente gli eventi narrati.

In Italia, la cinematografia è di chiaro stampo “registacentrico”, ossia: tutto ruota attorno alla figura del regista, è lui che si espone, che ci mette la faccia, che ricevere elogi e che viene osannato; ma, allo stesso tempo, se il progetto dovesse risultare un flop, sarà sempre lui il capro espiatorio di tutto, la vittima sacrificale. In Italia possono essere sostituiti anche all’ultimo minuto attori e collaboratori tecnici, ma guai a toccare il regista!

Nell’industria cinematografica americana, invece, le cose sono ben diverse rispetto al Bel Paese, soprattutto se si fa riferimento alla cosiddetta Hollywood classica: in quel periodo, autori, scrittori e sceneggiatori collaboravano tra loro, non solo pianificando e prevedendo ogni passaggio e/o ogni tipo d’intoppo che si sarebbe potuto presentare in fase di lavorazione, ma coinvolgendo produttori e attori, che spesso investivano anche economicamente sul film da realizzare. Di rado in questa Hollywood delle cinque potenti major (Warner Bros, Metro-Goldwyn-Mayer, Paramount Pictures, 20th Century Fox, RKO Pictures) e delle tre principali minors (United Artists, Universal Studios, Columbia Pictures) avremmo assistito alla sostituzione degli sceneggiatori, salvo in casi eclatanti. Certamente aveva ragione Federico Fellini quando affermava che «fare il Regista è un modo come un altro per fare concorrenza al Padreterno», ma se non si ha qualcuno alle spalle che scrive la storia, permettendo al regista di cimentarsi nell’accostamento divino, dubito che ciò possa accadere!

Diversa è la situazione oggi: le figure del regista e quelle dello sceneggiatore spesso coincidono; o la prima, quanto meno, collabora alla stesura del soggetto. Insomma, è lo sceneggiatore che, mettendo su carta alcune cose e realizzando determinate battute per i personaggi, divulga idee, lancia messaggi e analizza la storia e il tempo in cui vive.

Chiariti questi due punti assolutamente necessari, possiamo ora concentrarsi sul film. Realizzata da Jay Roach e basata sul romanzo Dalton Trumbo di Bruce Cook, la pellicola (della durata di dalla durata di 124 minuti) narra la vera storia dello sceneggiatore Dalton Trumbo, qui interpretato da Brian Cranston, candidato agli Oscar 2016 per la categoria Miglior Attore Protagonista.

Ci troviamo storicamente dopo la Seconda Guerra Mondiale, in pieno clima da Guerra Fredda e le contrapposizioni politiche, ideologiche e militari fra Occidente (USA, NATO e Paesi amici) e Oriente (Unione Sovietica) sono al massimo della loro espressione. A causa del maccartismo imperante, furono redatte delle liste nere dove vennero raccolti i nomi di chi anche solo si sospettasse essere influenzato dal pensiero comunista. Le prove erano fittizie, per lo più inesistenti, ma, nonostante ciò, si diede vita ad una vera e propria caccia alle streghe. Qualunque fosse il ruolo ricoperto all’interno dell’industria cinematografica americana, tutti gli artisti hollywoodiani ritenuti dei sovversivi vennero convocati a testimoniare innanzi al Comitato per le Attività Antiamericane; come si vede nel film, venivano proposte domande alle quali si poteva rispondere con un sì o con un no, oppure si chiedeva all’imputato di pronunciare direttamente i nomi dei presunti colpevoli per vedere cadere le proprie accuse.

Trumbo, che da sempre lottò per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori, rispose in maniera schietta e pronta: «Gli unici che rispondono con un sì o un no sono gli stupidi, o gli schiavi.»

Oltre a far conoscere un personaggio importantissimo come Dalton Trumbo – vincitore tra l’altro di due Oscar (per Vacanze Romane e La più grande corrida) che non poté ritirare perché le sceneggiature furono redatte sotto vari pseudonimi –, l’importanza di questo film sta tutta nel riuscire ad affrontare magistralmente un capitolo davvero oscuro della storia contemporanea, alternando attimi di leggerezza e dolcezza nello spiegare cosa stava realmente accadendo, attraverso dialoghi gestiti talvolta in punta di fioretto, alla rappresentazione drammatica di un momento in cui vari professionisti d’ogni settore videro terra bruciata tutta intorno a loro.

Davvero molto tenero il dialogo tra lo sceneggiatore e la sua primogenita Nikola (interpretata da Elle Fanning) poco più che bambina, ma desiderosa di comprendere:

– Papà… sei un comunista?
– Sì.
– È contro la legge?
– No, non lo è.
– Quella signora con il cappello grande ha detto che sei un “radicale pericoloso”.
– È così? Radicale? Forse. Ma pericoloso, solo per quelli che lanciano la coca-cola. Amo il nostro paese, e abbiamo un buon governo. Ma… le cose buone si   possono sempre migliorare, non credi?
– La mamma è una comunista?
– No.
– E io lo sono?
– Beh, perché non proviamo il test ufficiale? La mamma fa il tuo cibo preferito…
– Prosciutto e formaggio!
– Prosciutto e formaggio. E a scuola vedi qualcuno che non ha nulla da mangiare. Che cosa fai?
– Lo condivido.
– Condividerlo? Aspetta, non gli dici di trovarsi un lavoro?
– No.
– Gli offri un prestito al 6%? Molto astuta.
– Papà.
– Allora lo ignori e basta.
– No.
– Bene, bene. Piccola bolscevica.

È una realizzazione, questa, che merita di essere vista e gustata dall’inizio alla fine, una pellicola che offre delle interpretazioni genuine e vere, degli spunti di riflessione intensi e imprescindibili che ricordano come non si debba mai temere ciò che gli altri possano dire su di noi, perché, citando una battuta del film L’attimo fuggente con Robin Williams,

«Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo.»

Dopotutto, come si legge nel trailer di Trumbo:

«Nessuno ha il diritto di dirti come scrivere, agire, pregare, parlare, votare, protestare, amare, lavorare, creare, vivere, dire, oppure pensare.»

http://www.mymovies.it/film/2015/trumbo/trailer/

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