Articolo

“The Wolf of Wall Street”: Per la dignità del Lupo

wolfL’ultimo film di Martin Scorsese, The Wolf of Wall Street, ha certamente generato opinioni ben diverse tra loro.
Su una cosa, credo, siamo tutti d’accordo: 120 minuti dovevano essere più che sufficienti per raccontare la vita di Jordan Belfort.
Invece a Scorsese stavolta piace soffermarsi su quella che io definirei la continuità dilatata del vuoto; una successione di eventi, fatti, scelte che vuole riempire lo schermo e l’immaginario degli spettatori, ma che di fatto non offre altro che un senso di… vuoto, appunto.

Parliamo di contenuti, perché stilisticamente c’è poco da dire. Quando Scorsese vuole trasmettere un determinato concetto, sa farlo bene. Non saprei dire se fosse proprio questo senso di vuoto di cui parlo che intendesse comunicare; se è così, penso abbia centrato perfettamente l’obiettivo.
Il denaro, il potere, il sesso, la droga, la noia. Questo è il paesaggio degli anni Ottanta. Ma sappiamo fin troppo bene che se all’epoca era così negli Stati Uniti, adesso questa è routine nel mondo occidentalizzato. A certi livelli, s’intende.
Ho sentito persone, putroppo soprattutto uomini, osannare la figura di Belfort come “l’uomo che aveva capito tutto della vita”, un idolo, un mito. Va bene, sarà. Senza dubbio si deve riconoscere la sua capacità innata di vendere, generare bisogni e attirare il pubblico con il suo carisma e la sua assoluta determinazione. Ma, sinceramente al mondo c’è bisogno di questo tipo di uomini? Al mondo, tuttavia, esistono uomini che aspirano proprio a quel modello, al Lupo. Senza sapere che il Lupo simboleggia invece il branco, l’attesa, la lealtà, lo studio.
In antiche culture “il simbolo del lupo rappresenta la capacità di saper discernere il pericolo, di operare per il bene della comunità di appartenenza e della tribù, l’abilità di trovare la strada giusta nella vita”. Farei quindi attenzione a certe associazioni.

blog comments powered by Disqus