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Ricordando Caligari e il suo “Amore Tossico”

Addio a Claudio Caligari: padre di Amore Tossico e outsider del cinema italiano, con il suo sguardo critico ha saputo svelarci, senza filtri, una realtà diversa

Diventa difficile separare il nome di Claudio Caligari dal titolo del suo capolavoro, quell’Amore tossico che conquistò, a Venezia, il premio speciale De Sica. Caligari, che si è spento il 26 maggio a 67 anni, con questo lungometraggio cercò di rappresentare in maniera lucida e diretta un controverso spaccato della Capitale, un affresco sociale abitato da sbandati protagonisti: i giovani romani tormentati dal rapporto con le droghe. Ad interpretare il film furono veri e propri tossici: ciò lo rese un documento importante, capace di aprire la strada a tutte quelle sperimentazioni filmiche che intendevano parlare alla popolazione dell’epoca utilizzando un registro stilistico improntato all’oggettività. Un film, Amore tossico, che prendendo spunto dall’Accattone pasoliniano segnò indelebilmente l’immaginario collettivo, confrontandosi con una realtà che in quegli anni non era sempre facile da documentare. Un neorealismo tardivo, targato 1983, che non poteva passare inosservato e che ha così fatto la storia recente del nostro cinema.

Amore tossico

Caligari è stato poi autore anche di altri film come L’odore della notte (1998), con Valerio Mastandrea, e Non essere cattivo, pellicola prodotta e interpretata ancora da Mastandrea, da poco ultimata al montaggio. In precedenza aveva realizzato documentari interessanti: Droga che fare (1976, in collaborazione con Andrea Segre), Lotte nel Belice (1977), La parte bassa (1978).

Ci lascia un outsider che ha saputo con poco raccontare molto, percependo gli stati di una società che muta, le pene giovanili di un mondo e la sua involuzione. Un occhio attento e preciso che ci ha donato il senso di una realtà diversa e il dovere di guardare gli individui senza filtri per poterli davvero conoscere, senza finzioni.

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