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Revenant – Redivivo, il nuovo capolavoro di Iñárritu

Revenant – Redivivo. Ovvero: da Bird a Bear, quando il cinema di Iñárritu è “bestiale”

RevenantAlejandro Gonzales Iñárritu, con il suo meraviglioso Birdman (pluripremiato agli Oscar 2015), ci aveva esaltato per l’originalità del soggetto proposto e per l’irrequietezza ritmica e danzante della macchina da presa. Ora fa nuovamente parlare delle sue prestazioni registiche grazie alla sua ultima opera: Revenant – Redivivo.

Il film, della durata di 156 minuti, prodotto da New Agency Pictures, Anonymous Content, Appian Way, RatPac Entertainment e distribuito dalla 20th Century Fox, è giunto nelle sale italiane il 16 gennaio 2016. Il soggetto scelto dal regista messicano è tratto dall’omonimo romanzo di Michael Punke, edito dall’Einaudi nel 2014.

Del romanzo Iñárritu mantiene le linee guida principali: l’ambientazione (anni ‘20 del XIX secolo), l’odissea che il vero protagonista Hugh Glass vive sulla propria pelle, l’essere traditi e il giurare vendetta. A questi elementi – di per sé molto corposi e di classico stampo americano– l’autore del film va ad aggiungere ulteriori inserti (la moglie di origini indiane, il figlio Hawk interpretato da Forrest Goodluck) che vanno a comporre anche la sfera della vita privata del protagonista, dando allo stesso Glass maggiore spessore e importanza.

Ed è proprio con l’inserimento del figlio Hawk che Iñárritu compie un ampliamento del genere filmico: dal “semplice” drammatico ecco che l’opera inizia a convergere verso l’avventura western, riportando alla luce altre tematiche molto care al cinema hollywoodiano: il rapporto padre-figlio, il fidarsi di chi ha più esperienza, il lottare per ciò che si ha di più caro offrendo addirittura la propria vita se l’intento è nobile e l’idea giusta.

Ma il regista, assieme allo sceneggiatore Mark L. Smith, crea un’altra magia: partorisce un cattivo come John Fitzgerald, interpretato da un Tom Hardy che più cattivo non si può. L’attore è davvero “mostruoso” e bestiale e incarna un personaggio malvagio, interessato solamente a se stesso e assetato di soldi. Un uomo che non ha il ben che minimo scrupolo, disposto a uccidere persino Dio se ciò significasse sopravvivere. A renderlo ancora più inquietante ci pensa l’effetto “mezzo scalpo subito”: forse la crudeltà e la lucida pazzia che lo contraddistinguono potrebbero dipendere da quell’aria di troppo fra i capelli ormai inesistenti e la calotta cranica incisa.

Passando da interpretazione a interpretazione, impossibile non soffermarsi su quella di Leonardo DiCaprio che veste i panni del protagonista Hugh Glass. Il Leonardo internazionale osannato da tutti, ma che dell’Oscar non vede nemmeno l’ombra, negli ultimi anni è diventato un vero e proprio tormentone, quasi al limite dell’ilarità. Nei suoi precedenti film l’attore italiano di quarta generazione ha via via sviluppato una recitazione sempre più complessa, interpretando personaggi dalla psiche a volte contorta, grandiosi, multisfaccettati ed egocentrici (si vedano gli ultimi The Aviator, Shutter Island, Incepsion, Il grande Gatsby, The Wolf of Wall Street), dando prova di essere un attore magistrale. Ma, secondo noi, proprio questo voler dimostrare la sua bravura a tutti i costi è la causa del mancato arrivo dell’omino dorato. Lui esagera, fa troppo, proprio perché sa di essere bravo. E sbaglia! Dovrebbe invece lavorare di sottrazione, fare di meno… il minimo, quasi nulla! Se fossimo noi a doverlo dirigere, gli affideremmo un ruolo al limite tra la paralisi e il mutismo. E non perché siamo sadici e spietati, semmai perché DiCaprio potrebbe essere compiutamente convincente, tanto da fare incetta di statuette, anche “limitandosi” nella recitazione. Infatti, una volta visto Revenant – Redivivo non resta altro da dire: “Ecco! Leo ci è riuscito!”. Il Glass presentato da DiCaprio è scarno in tutto e per questo è perfetto: quasi non si muove, quasi non parla. Eppure la sofferenza, il dolore e la rabbia provati dal protagonista vanno ben oltre la fisicità, arrivano all’animo e lo innalzano. Lo spettatore sprofonda con lui in ogni nuovo baratro e, poco alla volta, il protagonista si fonde con l’ambiente stesso. Nella locandina del film i capelli di DiCaprio finiscono per trasformarsi negli alberi del bosco che attraversa e la stessa grizzly che lo ha ridotto in fin di vita in qualche modo lo salverà. Ecco perché l’ultima pellicola di Iñárritu non è soltanto un film sulla sopravvivenza, ma anche e soprattutto sull’importanza dell’adattamento e sul rispetto dovuto a popoli e natura. Bellissimo, infine, il raccordo di immagini fra il vapore del respiro di Glass che diventa tutt’uno con il vapore che sale dalla terra e si fa nebbia.

Iñárritu, con la precisione chirurgica, lineare e inappuntabile della sua macchina da presa ancora irrequieta e irruenta, sa catturare il pubblico come in un’antica prestidigitazione. Attraverso gli inserti poetici ed eterei di realismo magico sa portarlo altrove, più in alto, con delicatezza, tatto e finanche dolcezza.

Della fotografia e del montaggio, affidati rispettivamente a Emmanuel Lubezki e Stephen Mirrione, neanche a parlarne: sono meravigliosi ed eccellenti.

Pertanto, il prossimo 28 febbraio a Los Angeles, di sicuro Revenant riuscirà a portare a casa molte delle 12 nominations ricevute. Magari, questa volta, a festeggiare sarà anche il bel DiCaprio.

http://www.mymovies.it/film/2015/therevenant/

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