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Una ragazzina cambierà il mondo

In un mondo dove l’illogico è logico, dove l’anormale è normale e dove l’uomo è il padrone indiscusso di tutto ciò che lo circonda, una bambina, una ragazza, una donna non sono altro che il contorno di una società che non sembra voler maturare

In un contesto mediorientale si consumano storie che il cinema ha con delicatezza affrontato, accentuando i toni sugli squilibri sociali che esistono in alcune zone del pianeta e disegnano uno scenario alquanto tetro e desolante intorno alla figura della donna sempre più succube di tradizioni e di culture poco progressiste.

La sposa bambina. Il film di Khadija Al Salami mette in scena la storia di una bambina di 10 anni intrappolata in un matrimonio con un uomo molto più grande. Un dramma che si consuma in Yemen e che ci mostra il disagio e la condizione di una donna costretta a subire e a vivere un’unione non voluta, dove l’uomo dimostra autorità e durezza, dimenticando i principi morali su cui si basa la convivenza e distruggendo l’innocenza con usi e costumi ancora purtroppo fortemente radicati. Una vicenda autobiografica che merita di essere vista e apprezzata per la veridicità che riesce a mettere in luce.

La bicicletta verde. Datato 2012, il film di Haifaa Al-Mansour racconta la vicenda di una bambina che vive in Arabia Saudita e che vorrebbe acquistare una bicicletta. I costumi e le tradizioni del luogo, però, non permettono che una ragazzina possa andare in bici o fare ciò che in altri luoghi del mondo sarebbe naturale realizzare. Wadjda, questo il nome della protagonista, frequenta una scuola con delle regole flessibili e spesso si scontra con una mentalità molto chiusa e devota alle leggi religiose. Nel frattempo i genitori sono destinati a separarsi e a dar conforto e forza alla piccola ci pensa un ragazzino, vicino di casa, che comprende le necessità della sua tenace amica. Un film che parla di ostinazione, conquista e oppressione laddove è difficile poter esprimere e far maturare la propria personalità femminile e giovanile.

Malala.  Un documentario su Malala, giovane pakistana vittima dei talebani e premio Nobel per la Pace, era necessario in quanto si vuole rendere giustizia ad una figura diventata simbolo nel mondo e personaggio essenziale per la diffusione di un messaggio positivo volto a dare coraggio alle giovani generazioni. Rimasta gravemente ferita in un attentato organizzato dai talebani, Malala è sopravvissuta ed è sfuggita da quella rabbia e da quella violenza diffusasi nella sua terra, Swat in Pakistan. 
All’interno del documentario di Davis Guggenheim, si mostra una Malala forte, decisa ed eroica, volta a dare vigore alla sua battaglia e portavoce nel mondo di un messaggio di solidarietà e di cambiamento, soprattutto verso un luogo che vive nella violenza, nell’arretratezza e nella paura. Un film che merita un’accurata visione per cogliere spunti utili per un’ importante quanto necessaria riflessione.

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