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Non sposate le mie figlie

Non sposate le mie figlie: la commedia multiculturale di Philippe de Chauveron che prova a scardinare con un riso i pregiudizi sociali

L’ironia razziale passa dalla Francia. La stessa Francia culla di un multiculturalismo che apparentemente sembra convincere ma nel profondo ancora non del tutto.

Claude e Marie hanno quattro figlie, di cui tre sposate rispettivamente con un musulmano, un ebreo e un cinese. La quarta è ancora single ma presto troverà l’amore: un attore di origine africana che di certo non entusiasmerà i suoi cari visto che hanno dovuto accettare le unioni delle prime tre. Un colpo al cuore che metterà alla prova i due anziani e “aperti” genitori francesi, gaullista convinto lui e depressa e demotivata lei.

Non sposate le mie figlie

Nel film di Philippe de Chauveron si cerca di ridere e anche di riflettere in merito all’accettazione delle altre culture del mondo. Non è sempre facile e si punta a fare dell’ironia, a mostrare persino con scorrettezza un mondo che non si smuove dalle considerazioni, dai giudizi, dai pregiudizi e dalle  posizioni. È la realtà dell’inaccettabile, del vedere il prossimo come un oggetto non identificato o solo “diverso” e, quindi, da evitare.

Saranno comunque i buoni propositi a rendere Non sposate le mie figlie un film appetibile al pubblico, anche se sembra non raccontare nulla di nuovo. Affrontare temi di carattere sociale è sempre una sfida e c’è da misurarsi con un mondo che alle volte si apre al moderno e subito dopo si chiude per poi riaprirsi e richiudersi quasi fino all’infinito. Dovranno trionfare i valori e i sentimenti, per creare un finale degno della fatidica frase: “E vissero per sempre felici e contenti”.

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