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Monsieur Lazhar, delicato film sulla graduale e collettiva accettazione della morte

Siamo a Montréal, nella provincia canadese del Québec, e il film si apre nel cortile di una scuola dove i bambini attendono di entrare giocando, ridendo e scherzando come è loro consuetudine. Poi il dramma. Simon, nel mentre sta per entrare in classe per portare il latte, scopre che la sua insegnante di lettere, Martine, si è lì impiccata. Ben presto si diffonde una sofferenza e un malessere generale tra i bambini. La preside della scuola inizia a cercare un sostituto e decide che le lezioni saranno accostate ad incontri con una psicologa. Sarà un insegnante algerino, Bachir Lazhar, a prendere il posto della defunta. Un uomo elegante e fiero, che nasconde un passato triste e criptico e che porta con sé una cultura e delle abitudini molto diverse dal Paese che lo ospita. Da questo momento si susseguono numerose vicende che vedono avanzare, in modo parallelo, l’elaborazione del lutto dei ragazzi, soprattutto dei due rimasti maggiormente scioccati Alice e Simon, e quella di Bachir, che a quanto pare si trova in Canada ad affrontare un asilo politico chiesto in conseguenza alla tragedia capitata al resto della sua famiglia. Film semplice e delicato, estremamente riflessivo e commovente (soprattutto nel finale) è in grado di far riflettere sulla nuova scuola e su alcune problematiche ad essa legate, come l’idea che un insegnante debba soccombere gratuitamente ai giudizi di alunni e genitori senza che possa minimamente avvenire il contrario, o ancora come l’idea che un docente non possa avere alcun tipo di contatto fisico innocente con i suoi allievi come può essere un abbraccio consolatorio oppure uno scappellotto bonario, o, ancora, come un discente debba evitare di parlare agli scolari ogni tanto di argomenti che vadano leggermente al di là della mera cultura, creando imbarazzo e disturbo se osa nominare temi tristi, ma che fanno parte della vita, come la morte. La pellicola abbatte questi tabù e fa capire quanto sia desiderabile una scuola e una classe dove l’insegnante possa leggere passi di un libro di Honoré de Balzac, ma anche spiegare cos’è una crisalide e spronare i suoi alunni ad inventare una favola con essa protagonista. Fa, inoltre, ricordare quanto sia importante il contatto tra insegnanti e alunni, che può essere fare insieme un ballo, abbracciarsi o ricevere una pacca bonaria. La sequenza temporale del film è scandita da un lungo e nevoso inverno, che viene associato al lutto e alla sua lunga elaborazione, fino a giungere, verso le ultime scene, ad una calda e soleggiata primavera, che è l’emblema dell’accettazione della morte e il superamento collettivo della stessa.

Il film, uscito nelle sale nel 2011 e diretto da Philippe Falardeau, ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui una nomination agli Oscar come “miglior film straniero” e due premi al Festival di Locarno.

 

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