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Marco Risi e quel Cha Cha Cha dai passi torbidi

Che cosa ci induce a scegliere un film piuttosto che un altro? E su quali basi lo scegliamo? Certo le risposte sono molteplici e disparate: a guidarci può essere la noia e allora ci accontentiamo svogliatamente di vedere il primo film che ci capita sottomano; oppure a convincerci sono il trailer e le locandine; magari una particolare tecnica che l’autore ha già utilizzato e che ci ha convinti in lavorazioni precedenti; o molto più semplicemente, c’è un attore che ci piace e ci buttiamo a capofitto nella fruizione del lavoro, senza porci tante domande.

Ecco, quest’ultimo esempio è il nostro incidente scatenante, senza il quale non avremmo forse scelto questo film o forse lo avremmo selezionato ugualmente, ma prendendoci più tempo, rimandando la visione a data da destinarsi.

Per farla breve: trascorrere 90 minuti godendo della visione di Luca Argentero non è che faccia poi così tanto ribrezzo, no?

chaIl film al quale stiamo facendo riferimento è Cha Cha Cha di Marco Risi, giunto nelle sale italiane il 20 giugno 2013, prodotto da Bibi Film, Babe Films e Rai Cinema e distribuito dalla 01 Distribution. Fra gli altri interpreti troviamo anche Eva Herzigová e Claudio Amendola, rispettivamente nei ruoli di Michelle e Torre.

Il protagonista interpretato dall’Argentero è Corso (il nome scelto per questo ruolo è un omaggio all’attore Corso Salani, scomparso prematuramente nel 2010 e che con Risi aveva già lavorato ne Il muro di gomma e Nel continente nero), ex poliziotto ed ora investigatore privato.

Sin da subito il lavoro di Risi si mostra per quello che è – nonostante, ahimé, la prevedibilità degli eventi – : un thriller dai toni noir; basti pensare alle atmosfere buie, al marito brutale, alla presenza di assassini assetati di conquista. In più, un alone di male trionfante è presente anche in quei personaggi che dovrebbero rientrare tra le fila dei cosiddetti buoni, quasi a voler sottolineare che in ognuno di noi vi è del torbido, che vi sono dei segreti scomodi che devono poter restare sottaciuti, celati, ben nascosti il più a lungo possibile.

Ogni nuovo tassello che si aggiunge va inevitabilmente ad illuminare la vicenda, ma al contempo complica ancor di più la risoluzione del mistero perché la luce chiarificatrice a tratti offusca, ha un retrogusto di squallido e beffardo che inneggia allo scandalo, tema all’ordine del giorno che si somma ad una buona dose di intercettazioni, ormai abusate in ogni campo d’indagine (e non solo).

In questo contesto non è nemmeno poi così folle o stonata la scelta del titolo: Cha Cha Cha, danza latino-americana dalla forte carica onomatopeica che prende il suo ritmo dal contare i passi in «due-tre-cha cha cha». Una danza apparentemente semplice da apprendere (così com’è semplice la trama del film), ma caratterizzata da forti e veloci inversioni; una volta eseguiti i passi base, infatti, tutto ricomincia invertendo però il ruolo tra ballerina e ballerino (una meccanica che anche nel film si riproduce tramite mutazione dei ruoli: le vittime diventeranno carnefici e i carnefici in qualche modo vittime).

Curiosa e forse un po’ singolare (ma in effetti nemmeno poi così tanto) è la costruzione del protagonista Corso: più che un investigatore dall’oscuro passato, fa venire in mente quegli eroi tormentati – che così tanto sanno di umano e così poco di eroe – usciti da una strip fumettistica, non necessariamente curati nell’aspetto, ma con la pasta da gran teneroni (nel film Argentero ha pure un carlino a tre zampe, al quale è affezionatissimo, che ama rincorrere una scarpa da donna… una pallina come tutti i cagnolini, no eh?).

Per non parlare dei vezzi leggermente bislacchi del protagonista: fa sicuramente un certo effetto vedere accendere in continuazione dei cerini da un personaggio appartenente al nostro presente storico (chi usa ancora i cerini nel 2014? Di certo sono in pochissimi, se non del tutto in via di estinzione)!  Un’abitudine –  e si sa, tutte le abitudini sono dure a morire, anche per un investigatore con la pellaccia dura –  che ricrea una perfetta atmosfera noir da «uomo nell’ombra che aspetta sotto una pioggia battente, con tanto di cappello a coprirgli il volto che, nell’attesa non si sa di cosa o di chi, si accende una sigaretta».

Nel complesso, però, non è poi così malaccio questo Cha Cha Cha di Marco Risi…ma basterà la visione di un Luca Argentero sotto la doccia per restare incollati allo schermo?!

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