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Sorrentino porta il suo Berlusconi nelle sale: non è ‘Loro’ tutto ciò che luccica

Il racconto di una classe politica italiana che, al bene pubblico, ha anteposto una tormentosa e vorticosa ascesa verso il successo, il lusso e la vita facile

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Aveva messo a nudo Giulio Andreotti nella celebre pellicola Il divo (2008), raccontandone la sua storia politica e umana. Oggi al centro del suo ultimo film c’è Silvio Berlusconi, il cui titolo Loro (diviso in due parti) rievoca un mondo in in cui i reali protagonisti sono la mercificazione e fragilità umana, metaforicamente palesati sulla scena nei panni di una pecora, un dromedario e persino un ratto.

 

Sorrentino racconta uno spaccato recentissimo della politica e dell’imprenditoria, fatto a volte di tendenze, rincorse, scelte, stili e illusioni. Berlusconi, interpretato da Tony Servillo, è sorridente, un uomo apparentemente buono, ma nel profondo non ha scrupoli ed è capace di plasmare la realtà a proprio piacimento mentre persone, oggetti e scenari si ritrovano totalmente alla sua mercé. Intorno a lui solo servi, tranne la moglie Veronica, una bravissima Elena Sofia Ricci, che innamorata del proprio consorte prova a salvare il rapporto anche quando tutto sembra perduto.

 

La storia di Berlusconi è emblema della nostra Italia contemporanea: una tormentosa e vorticosa ascesa verso il successo, il lusso e la vita facile. Ognuno vuole puntare in alto e pur di arrivarci si affida ai poteri forti, a individui loschi (si vedano i personaggi interpretati da Riccardo Scamarcio o da Fabrizio Bentivoglio) e scendono volentieri a patti pur di rincorrere il proprio successo.

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Il regista de La grande bellezza ha come sempre un occhio di riguardo verso vicende legate a personaggi che devono sostenere il peso della propria rilevanza e della propria notorietà. Si addentra nelle storie con la sua macchina da presa con estrema lentezza, fornendo al pubblico quei dettagli che hanno reso celebre il suo film da Oscar, senza nascondere qualche riferimento a Paul Thomas Anderson e a quel cinema americano mai banale, che mostra anche il sesso più diretto e la meschinità più squallida.

 

Piacerà o non piacerà, questo è Paolo Sorrentino: un regista capace di sorprendere il suo pubblico non solo per quella vivacità di colori e di volti che si susseguono scena dopo scena, ma anche per le scelte musicali raffinate e per il racconto sottile di storie “sporche” che devono essere percepite, godute e non necessariamente capite.

 

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