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Lo chiamavano Jeeg Robot: scomposizione e ricomposizione di un eroe “italiano”

Il film di Mainetti, frutto di molteplici ispirazioni, ha fatto incetta di premi ai David di Donatello. Finalmente un prodotto made in Italy singolare e per nulla banale

jeeg robot

Dopo aver fatto incetta di premi ai David di Donatello 2016, Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti dimostra di essere un’opera coraggiosa e capace di unire più stili e di essere il risultato omogeneo di molteplici ispirazioni. Lo spettatore è posto di fronte ad un prodotto con caratteristiche del buon vecchio Quentin Tarantino e di qualche film dei fratelli Coen, ma allo stesso tempo viene anche trasmessa l’anima “manga” che è motore propulsore della storia e del romanzo criminale “romanesco” che ha esaltato il pubblico del piccolo schermo.

Il titolo, poi, sembra rievocare un cult anni ’70Lo chiamavano Trinità, ma per una questione di coerenza cinematografica questa è un’altra vicenda! Alla base del film di Mainetti vi è una Roma livida, tracotante e quasi degradata (Tor Bella Monaca appare più dura di un pugno in faccia) e la criminalità imperversa tra palazzi e quartieri. Un ladro da quattro soldi, Enzo Ceccotti, dopo un inseguimento si trova immerso nel Tevere e viene a contatto con una strana sostanza che lo muterà per sempre: scoprirà, dopo una notte di conati di vomito e febbre alta, di possedere una grande forza, che utilizzerà ben presto per derubare bancomat e furgoni portavalori. Intanto, altri criminali della zona, comandati da un esaltato personaggio detto Lo Zingaro (voglioso di espandere il suo potere e con manie di grandezza), vogliono compiere rapine e atti criminali per accrescere il proprio dominio in una Capitale che nel frattempo deve fare i conti con numerosi attacchi terroristici. La storia di Enzo si intreccia ben presto a quella di Alessia, vicina di casa rimasta orfana sia di madre che di padre. Questa, che deve fare i conti con i forti problemi psichici, nutre una forte passione per Jeeg Robot d’acciaio* e in poco tempo si affezionerà al suo nuovo super eroe Enzo, ribattezzato dalla stessa ragazza Hiroshi Shiba, proprio come il protagonista del celebre cartone animato.

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Scomposizione della storia di un eroe

Protagonista: Enzo Ceccotti (Hiroshi)                                     Antagonista: Lo Zingaro (Fabio Cannizzaro)

Aiutante protagonista: Alessia                                         Aiutanti antogonista: Gang di Tor Bella Monica

Luogo: Roma                                                                                                            Tempo: giorni nostri (forse)

Caratteristiche del protagonista: ladruncolo, amante dello yogurt e del porno, non ride mai.

Caratteristiche dell’antagonista: boss, ama cantare, ha partecipato ad un programma televisivo, ride e si altera spesso.

Strumento: forza sovraumana                                                             Genere storia: fantasy/pulp/manga

* Jeeg robot d’acciaio è un manga giapponese a tematica mecha, pubblicato per la prima volta su una rivista dalla Kōdansha nell’aprile del 1975 (Fonte Wikipedia).

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Ricomposizione di una storia eroica

Enzo è solo un ladro che vive in un vecchio appartamento sporco e costantemente in disordine, tra yogurt e dvd porno. Sembra una vittima della società, con un destino oramai segnato e dove sono solo furti ed espedienti ad interessarlo. D’un tratto la sua vita cambia. I superpoteri lo mutano, rendendolo diverso, più consapevole e in questo caso con una predisposizione precisa: usare le proprie facoltà per fare soldi in modo facile e veloce. Solo attraverso l’incontro con Alessia e dopo aver salvato una piccola vita umana, Enzo comprenderà il senso del proprio potere e diverrà un supereroe metropolitano senza sé e senza ma.

Titolo: Lo chiamavano Jeeg Robot

Regia: Gabriele Mainetti

Cast: Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli

Durata: 118 minuti

Paese: Italia, 2016

Alucini premi: ben 8 David di Donatello (miglior regista, miglior attore protagonista, migliore attrice protagonista, attore e attrice non protagonisti, miglior produttore, montaggio), premio Ettore Scola a Gabriele Mainetti al Bari IFF.

Frase: “Ma te sei ‘n supereroe, mica poi anna’ a rubbà! C’hai ‘n sacco de gente da salva’. E’ pe’ questo che c’hai i poteri.” (Alessia).

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