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“Io e te” di Bernardo Bertolucci

Lorenzo è un quattordicenne solitario. È nel pieno dell’adolescenza ed oltre all’età critica vive da sempre una condizione familiare un po’ particolare. Il padre, infatti, prima di stare con sua madre aveva avuto una figlia con una donna siciliana. Il ragazzo trascorre le sue giornate andando a scuola, litigando con la madre, chiedendo di un padre quasi inesistente, raccontando storie alla nonna moribonda, ascoltando musica, leggendo libri di narrativa o di animali e recandosi presso uno psicologo che cerca di tenere a bada “le scene da pazzo” che a volte prendono il sopravvento.

Il film si apre con il triste e monosillabico colloquio di Lorenzo, protagonista della vicenda, con lo psicologo (o psichiatra). Terminato l’appuntamento indossa le cuffie e il mondo gli appare nuovamente bello, o quasi. Così “Sing for absolution” ed altre splendide canzoni accompagnano inquadrature suggestive. La sua scuola ha organizzato una gita in montagna e, con molto stupore da parte della madre e, a detta della stessa, anche del padre, Lorenzo decide di parteciparvi. In realtà l’ultimo giorno utile per la consegna dei soldi il ragazzo terrà per sé la busta piena di pecunia con l’idea di investirla in altro. Il programma è che la sua settimana bianca l’avrebbe trascorsa nella sua cantina. Lui, solo, con un formicaio, comprato per l’occasione presso un negozio di animali, con le provviste alimentari (sette di ogni prodotto acquistato), con dei libri, col il computer e con il lettore mp3. Nonostante la madre voglia accompagnarlo fino all’autobus per assicurarsi della sua partenza, Lorenzo riesce a raggirarla dicendo che sarebbe stato umiliante essere l’unico tra i compagni ad essere scortato da un genitore. Riuscito nel suo intento, giunge finalmente nella cantina di casa. Polverosa e sudicia, ma per la prima volta si sente felice. Immediatamente sistema quello che sarà per i prossimi giorni il suo letto, pulisce alla buona il lurido bagno e sistema, in un vecchio mobile bar, le bibite e le merendine. Tra musica, sandwich a base di tonno e maionese, chiamate mentitrici alla madre, lettura di libri e osservazione – con tanto di lente d’ingrandimento – del formicaio giunge la notte. L’arrivo improvviso della sorellastra Olivia, tossica da tempo, sconvolge, dapprima negativamente e poi positivamente, la sua furtiva permanenza. Il resto del film è tutto da scoprire.

La pellicola è tratta dall’omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti (Einaudi Stile Libero Big, 2010). Il film si attiene molto alla breve opera narrativa, anche perché lo stesso scrittore ha dato il suo contributo per la stesura della sceneggiatura. Dal punto di vista tecnico, sono numerosi i primi ed i primissimi piani che, accostati a lunghi silenzi, donano profondità e inducono lo spettatore alla riflessione. La prevalenza del buio o dei colori scuri sta ad indicare il complesso carattere dei personaggi e l’oscurità della vicenda narrata. Eccezionali gli attori. Lorenzo, interpretato da un bravissimo Jacopo Olmo Antinori, risulta molto fedele al soggetto del film. Solitario, cupo, tenebroso, adolescente incompreso, ragazzo intelligente e dal cuore grande. In lui si condensano molte caratteristiche di Ammaniti: la passione per i fumetti, per la narrativa e per la biologia (studiava Scienze Biologiche). Miglior personaggio: Olivia (Tea Falco, attrice brillante). Sorellastra di Lorenzo, catanese e giunta a Roma per cercare di cambiare la sua vita da tossica andando a vivere in Maremma (Ammaniti attualmente vive nella campagna maremmana). Giunge in cantina perché lì deve recuperare lo scatolone con i suoi effetti. In quel frangente scopre che Lorenzo, nettamente cresciuto, si nasconde proprio lì dentro. Tossica in preda alla rota, causata dall’astinenza da quell’eroina che per tanto tempo ha colmato il vuoto lasciato da un padre inesistente, chiede ospitalità al fratellastro finché non verrà a prenderla un amico che l’aiuterà a cambiare vita. La cantina finisce per diventare l’emblema del tentativo, solo mediante il calore ed il sentimento umano, di affrontare le paure ed i dolori della vita fino a giungere, forse, al superamento o semplicemente all’accettazione degli stessi. Lo struggente abbraccio tra i due è il fulcro della pellicola. Io e te è un film complesso e delicato. Tragico e tenero. A discapito di alcuni giudizi critici, io credo che Bernardo Bertolucci in qualità di regista anche in questo caso abbia dimostrato la sua grande maestria.

Io e te (2012), 97′. Prodotto da Medusa e in sala, in Italia, dal 25 ottobre. Regia di Bernardo Bertolucci. Cast: Jacopo Olmo Antinori, Tea Falco, Sonia Bergamasco, Veronica Lazar, Tommaso Ragno, Pippo Delbono.

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